NON UNA DI MENO – Rete Antiviolenza Massa e Associazione Sabine di Montignoso (Massa Carrara)

Pubblicato 21/11/2016 da paroladistrega

15094884_1209458715786648_3898694173339135619_n

NON UNA DI MENO, 26 novembre 2016, evento nazionale contro la violenza di genere. Lo sappiamo, riguarda in primis la manifestazione a Roma. Ma precisiamo che all’evento nazionale sono collegati  eventi locali (moltissimi) autorizzati dal Comitato centrale (sottolineo “autorizzati”) e contenuti in un Portfolio-Mappa nazionale. Sarebbe meglio quindi  evitare sterili e inutili contestazioni sugli eventi locali, anche perché ci sono tante donne che non possono andare a Roma e vogliono comunque aderire all’Evento nazionale, portando il loro contributo  e anche la loro testimonianza. Non sono figlie di un dio minore.

A Massa (MS) la R.A.M. Rete Antiviolenza Massa (referenti la sottoscritta blogger Barbara Giorgi e la giornalista Angela Maria Fruzzetti) ha organizzato un evento locale in collaborazione con il centro antiviolenza Associazione Sabine di Montignoso (responsabile Giovanna Del Freo). L’ Evento R.A.M. e Associazione Sabine – NON UNA DI MENO Montignoso si terrà il 26 novembre, dalle ore 17.30, a Villa Schiff, Montignoso (Massa Carrara). Si tratta di un EVENTO informativo e artistico-culturale sul tema della LOTTA ALLA VIOLENZA DI GENERE, a sostegno della Manifestazione nazionale. Interverranno le Assessore P.O. di Montignoso e di Massa, referenti dei centri antiviolenza di Montignoso, Carrara e Sarzana e artiste locali.
L’invito è rivolto a tutte e tutti.

Questo nostro specifico evento R.A.M. e Ass. Sabine è ispirato a un approccio non separatista. Il separatismo donna-uomo può essere uno strumento, ma non un fine, come specificato nel  Comunicato SAREMO MAREA di NON UNA DI MENO nazionale

Estratto dal Comunicato NON UNA DI MENO Roma: “Per noi il separatismo è una pratica ed uno strumento necessario  per riconoscere e combattere la nostra oppressione, ma non lo assumiamo come fine della nostra lotta. Il nostro punto di arrivo è la libertà collettiva e individuale – mentale, fisica e di possibilità – da ciò che questa società patriarcale e neoliberista ci impone, contro la nostra volontà.

È per questo che la manifestazione sarà aperta dalle donne con i loro corpi liberi, la loro creatività e intelligenza. Seguirà il movimento transfemministaqueer e tutt* coloro che individuano nella fine della violenza maschile sulle donne e del patriarcato una priorità nel processo di trasformazione radicale dell’esistente. 

Il corteo sarà espressione di ciò che portiamo avanti ogni giorno con determinazione. Le condizioni perché tutte possano esprimersi e sentirsi a proprio agio le costruiamo insieme; nessuno spezzone di maschi e machisti in fondo, nessuno sbandieramento di identità partitiche e sindacali. Una vera e propria marea capace di invadere le strade di Roma e di imporre un nuovo ordine del discorso.”

Io personalmente, come femminista attivista e come una delle Referenti-Promotrici della nostra Rete locale R.A.M. credo che il SEPARATISMO non porti da nessuna parte nello specifico ambito della LOTTA ALLA VIOLENZA DI GENERE. Noi donne reclamiamo quotidianamente la presenza e l’impegno degli uomini in questo contrasto al cancro socio-culturale della violenza. Quindi ora, pretendere che gli uomini si facciano i “fatti loro”, mi pare alquanto INCOERENTE. Molto incoerente.

Il SEPARATISMO non porta da nessuna parte. Il femminismo deve camminare con i tempi. Fatevene e facciamocene una ragione. La lotta alla violenza di genere è un problema culturale: non appartiene solo all’impegno delle donne. Non deve essere esclusivamente un NOSTRO ONERE cambiare una società maschilista e misogina. Il 26 novembre non è “solo” una manifestazione femminista: è un evento enorme, grandioso contro la VIOLENZA DI GENERE.

E riguarda TUTTE E TUTTI. 

________________________________________________________________

VIEWS   132.000

_______________________________________________________________

Mi trovate anche qui, su Facebook:

https://www.facebook.com/barbara.giorgi.16

_______________________________________________________

IL MIO ULTIMO LIBRO, SU TEMI DI GENERE: 

“IL QUADERNO DI JO”

il-quaderno-di-jo-copertina-foto-copia-copia

 

Hillary Clinton non è femminista

Pubblicato 10/11/2016 da paroladistrega

hillary-clinton_3

Certo, non abbiamo esultato del risultato sfornato dall’Election Day 2016. Precisiamo:  io non ho esultato, non so voi. Il mondo si ritrova ora con un “signore” misogino, razzista e alquanto miliardario a capo della prima potenza mondiale (il primato economico oggi è della Cina, ma gli USA… beh, sappiamo bene che sono l’ago della bilancia della politica internazionale).

L’alternativa a Donald Trump (partito repubblicano) era, lo sappiamo bene, Hillary Clinton (partito democratico).

Il day after però mi ha lasciata perplessa, non solo per i risultati delle elezioni, ma anche per i commenti social di varie amiche femministe: secondo loro, con Hillary Clinton alla Presidenza USA noi donne avremmo sfondato il c.d. “soffitto di cristallo”. Cioè: noi donne avremmo avuto un cammino più… come dire… femminista. Nella politica, in società. Hillary come una di noi, insomma.

State scherzando?  Ma stiamo parlando della stessa donna? 

No, perché se sento dire il suo nome, a me vengono in mente cose ben precise, che nulla hanno a che vedere con il FEMMINISMO (almeno quello che intendo io). Per dire:

  1. la signora fa politica da anni con il cognome del MARITO: certo, fare così è prassi made in U.S.A. Ma se una donna è una vera femminista deve rompere gli schemi e farsi strada con il proprio nome, le proprie forze, la propria faccia, senza essere perennemente “la moglie di…”
  2. La signora si è rivestita con l’abito bon ton da brava mogliettina durante e dopo lo “scandalo Lewinsky“. Si racconta che nella coppia ci furono  litigi (mi pare il minimo sindacale), ma in pubblico Hillary si mangiò la dignità in nome del Potere. Una femminista si sarebbe comportata così? Per noi femministe contano l’autodeterminazione, l’io sono mia. Prima di ogni altra cosa.
  3. La signora ha agito usando i medesimi strumenti di Potere che fanno parte del modus operandi della politica al maschile: con segreti più o meno celati, scoperti e ricoperti, ammessi e negati.

Una femminista vive così la politica?  No. Essere femminista significa percorrere strade difficili e ben lontane dal modo di agire della politica al maschile, significa uscire dagli schemi imposti. Noi femministe non siamo cloni del maschio.

Delle amiche mi hanno chiesto: “tu cosa avresti votato?” Odio l’astensionismo. Ma credo che non avrei votato il “meno peggio”. Per il bene del Pianeta, forse non vanno bene né il miliardario sessista, misogino e razzista, né la signora assetata di Potere e grande sostenitrice della guerra in Medio Oriente (già quando era Segretario di Stato, durante la presidenza di Obama). Non ce l’avrei fatta a votare il “meno peggio”. Sorry.

Ora c’è Trump. E certo non mi piace. Ma almeno non vedo Hillary Clinton come il simbolo della liberazione delle donne. 

Non basta essere donna per essere degna di rappresentare il femminismo. E Hillary Clinton rappresenta solo se stessa. 

Care amiche, il “soffitto di cristallo” va sfondato con una vera femminista. Sennò ci facciamo pure un gran male…

_________________________________________________________________

VIEWS   131.652

_______________________________________________________________

Mi trovate anche qui, su Facebook:

https://www.facebook.com/barbara.giorgi.16

_______________________________________________________

IL MIO ULTIMO LIBRO, SU TEMI DI GENERE:

EVA E ALTRI SILENZI” (2014): racconti e monologhi di donne su temi impegnati (violenza di genere, molestia sessuale, anoressia, pedofilia…). Il libro è dedicato alla grande e compianta Franca Rame, su autorizzazione della Compagnia teatrale Fo Rame.

Cartaceo:

http://www.mondadoristore.it/Eva-e-altri-silenzi-Barbara-Giorgi/eai978889114200/

Ebook:

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/cataloghi-arte/eva-e-altri-silenzi-ebook.html

Riflessione sul femminicidio

Pubblicato 23/10/2016 da paroladistrega

viol

Prima di sottoporvi questa mia personalissima riflessione sul femminicidio, vorrei dirvi che mi occupo da anni del tema della VIOLENZA DI GENERE, come femminista attivista, sempre pronta ad ascoltare le donne vittime di violenza, a confrontarmi con operatrici e professioniste del settore, a creare sinergia con centri antiviolenza (ho anche frequentato un corso per operatrici antiviolenza).

A giugno 2016, con l’amica giornalista e scrittrice Angela Maria Fruzzetti, ho creato nella mia città (Massa, Toscana), la Rete Antiviolenza Massa (R.A.M.): un gruppo costituito da persone e associazioni della città di Massa (e zone limitrofe) impegnate nella LOTTA CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE E IL FEMMINICIDIO e contro qualsiasi forma di violenza.

Oggi, come accade ed è accaduto purtroppo tante altre volte, leggo di un’altra donna morta ammazzata per mano dell’uomo con cui ha avuto una relazione affettiva.  In provincia di Pisa, Comune di Pomarance: un altro femminicidio, un’altra donna uccisa perché in fase di separazione dal marito. Troppo spesso si ripete questo tragico, terribile copione: uomini che non elaborano la separazione dalla donna. “O mia o morta“.

Ma vengo al punto, esponendo questa mia personalissima e breve riflessione sul femminicidio.

Finora ho pensato, come tante altre femministe che si occupano di questa mattanza di donne, che il meccanismo di fondo fosse ricollegabile in senso stretto alla cultura dell’OGGETTIVAZIONE DELLA DONNA. Ora, sto iniziando a pensare che sia “riduttivo” pensare esclusivamente alla rappresentazione collettiva, allo stereotipo socio-culturale della “donna oggetto”. Certo, questo è uno degli elementi e dei fattori che influenzano  la “definizione” e “ri-definizione” della donna nella società, nel contesto familiare, nel rapporto a due. Ma credo che il meccanismo e l’azione del femminicidio siano da ricollegare anche e soprattutto a qualcosa di più “profondo”, atavico, riconducibile comunque a una cultura patriarcale e maschilista, fatta di status e ruoli sociali imposti.

Non sono una psicologa: ho studiato certo i miei bei tomi di psicologia all’università e mi sono – come ho precisato sopra- più volte rapportata con vittime di violenza di genere. Quindi questa mia riflessione non ha certo l’ambizione o la pretesa di essere un mini trattato di psicologia. E’ solo una mia idea, come femminista attenta alle dinamiche relazionali donna-uomo e ai meccanismi distorti che ne possono, spesso, far parte integrante.

Dopo attenta osservazione dei fatti di cronaca relativi al femminicidio e tenendo ben presente che l’uccisione della donna in tale ambito è l’azione finale di una escalation di violenza, sono giunta a pensare che il gesto finale del femminicida sia riconducibile al fatto di concepire la “vittima” come una parte indissolubile da sé: la donna non è “solo” un oggetto, ma una sorta di prolungamento del proprio essere. Un uomo-drago che divora, ingloba, fagocita.

E ho ricollegato tale immagine (non fantasiosa-fantastica, ma REALE) a un modello della psicologia: la c.d.  “mamma drago” di Marisa Dillon Weston. La studiosa, nella sua osservazione sui disturbi dell’alimentazione (e nello specifico dell’anoressia) scrive:  “la Madre Drago è ai miei occhi il simbolo della madre infinitamente bisognosa che non può permettere ai figli di andarsene, perché ha bisogno di loro per la sua stessa sopravvivenza psichica. La Madre Drago come l’immagine della Madre Terribile è anche un simbolo dell’inconscio attraverso il quale lei divora i figli impedendogli di acquisire consapevolezza e di reclamare una vita separata tutta loro.”

Come mai ho pensato a questo parallelo con la  “mamma drago”?

Perché:

  • nel caso della “mamma-drago” si ha una madre che crea una nuova vita per se stessa, per assorbire linfa vitale, per avere un prolungamento di sé e quindi non permette ai figli di andarsene;
  • nel caso del  violento e femminicida, vedo un uomo che unisce la sua vita a quella di una donna: sempre per assorbirne linfa vitale, per avere un prolungamento di sé e sempre senza “concedere” la libertà.

Due figure che divorano vita altrui:

  • la madre della figlia anoressica non compie violenza fisica, ma induce inconsciamente alla de-nutrizione e lenta morte del corpo della figlia;
  • l’uomo violento compie violenza fisica-psicologica in modo continuato, in una escalation fino alla morte della donna.

In entrambi i casi, vedo una figura di “vittima” molto simile (figlia anoressica e donna vittima di violenza): sono donne indotte e costrette a svuotarsi della loro energia vitale.

Quindi, focalizzando sul femminicidio: quando la donna si ribella all’uomo violento, questo uccide perché vede mancare il suo “nutrimento”, il suo succhiare vita, il suo sfruttare, il suo fagocitare un corpo altrui. Un corpo di donna che non è oggetto, ma vita da cui attingere per sé, per colmare un vuoto, una voragine interiore di insicurezze, instabilità, mancanze.

Non credo che si tratti di una “patologia” e non voglio certo trovare giustificazioni all’uomo violento (anzi): intendo dire che la sua violenza, a mio avviso, deriva da mancanza di completezza interiore, di appagamento e riconoscimento sociale. La donna gli serve come definizione di sé, del suo status, del suo battesimo socio-culturale di “maschio”. Lui esiste non come persona, ma come ruolo sociale. Se questo ruolo-potere gli viene tolto… è la fine.

Non so se questa mia personalissima riflessione può aiutare o se è errata. E’ solo una riflessione. Ma mi auguro che la legga qualche uomo.

_________________________________________________________________

VIEWS   131.000

_______________________________________________________________

Mi trovate anche qui, su Facebook:

https://www.facebook.com/barbara.giorgi.16

_______________________________________________________

IL MIO ULTIMO LIBRO, SU TEMI DI GENERE:

EVA E ALTRI SILENZI” (2014): racconti e monologhi di donne su temi impegnati (violenza di genere, molestia sessuale, anoressia, pedofilia…). Il libro è dedicato alla grande e compianta Franca Rame, su autorizzazione della Compagnia teatrale Fo Rame.

Cartaceo:

http://www.mondadoristore.it/Eva-e-altri-silenzi-Barbara-Giorgi/eai978889114200/

Ebook:

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/cataloghi-arte/eva-e-altri-silenzi-ebook.html

#OrangeRevolution

Pubblicato 11/10/2016 da paroladistrega

paroladistrega-wordpress-com

Oggi, 11 ottobre, è la GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE BAMBINE E DELLE RAGAZZE, per ricordare i 70 MILIONI di bambine e ragazze che subiscono violenze e soprusi di vario tipo: dagli abusi fisici e sessuali (da sottolineare la tragica realtà delle “spose-bambine”) a quelli di tipo psicologico-emotivo (riconducibili anche a stereotipi e chiusure familiari-sociali), dalla mancanza di possibilità di istruzione-crescita culturale alla costrizione al lavoro (fenomeno che accomuna bambine e bambini in varie parti del mondo).

Però, l’area oscura che – personalmente – mi fa più orrore è quella riconducibile alla pedofilia, trasversale ad ogni cultura e che colpisce purtroppo anche i bambini.

Terre des hommes lancia la RIVOLUZIONE ARANCIONE: ALZA LA VOCE PER I DIRITTI DELLE BAMBINE. Sai qual è la seconda causa di mortalità al mondo per le bambine e le ragazze tra i 10 e i 18 anni? La violenza! Dì il tuo NO alla violenza sulle bambine! È iniziata la #orangerevolution e tu puoi farne parte, perché insieme possiamo cambiare il mondo iniziando da un colore: chi lo ha detto che essere “femmina” significhi usare il rosa? Da oggi la rivoluzione è arancione! “

Oggi, per aderire all’iniziativa di Terre des hommes, basta postare sul proprio profilo Facebook, Twitter o Instagram una foto con qualcosa di colore arancione (oggetto, vestito o altro) usando l’hashtag  #OrangeRevolution

Buona rivoluzione a tutt*.

_________________________________________________________________

VIEWS   130.574

_______________________________________________________________

Mi trovate anche qui, su Facebook:

https://www.facebook.com/barbara.giorgi.16

_______________________________________________________

IL MIO ULTIMO LIBRO, SU TEMI DI GENERE:

EVA E ALTRI SILENZI” (2014): racconti e monologhi di donne su temi impegnati (violenza di genere, molestia sessuale, anoressia, pedofilia…). Il libro è dedicato alla grande e compianta Franca Rame, su autorizzazione della Compagnia teatrale Fo Rame.

Cartaceo:

http://www.mondadoristore.it/Eva-e-altri-silenzi-Barbara-Giorgi/eai978889114200/

Ebook:

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/cataloghi-arte/eva-e-altri-silenzi-ebook.html

Assemblea NON UNA DI MENO. Roma

Pubblicato 08/10/2016 da paroladistrega

“Sabato 8 ottobre dalle 10.30 alle 17.00 alla Facoltà di Piscologia della Sapienza di Roma (via dei Marsi 78) l’assemblea verso il corteo contro la violenza sulle donne del 26 novembre. Segui la diretta streaming su communianet.org”

 http://www.communianet.org/gender/assemblea-non-una-di-meno-segui-la-diretta-streaming

https://embed.bambuser.com/channel/degender

In diretta streaming da Roma, La Sapienza, manifestazione NON UNA DI MENO.

Tra le frasi più incisive, riporto queste parole della femminista  Luciana Bova del Collettiva AutonoMIA Reggio Calabria: “Non vogliamo più donne al potere, ma vogliamo più femministe al potere”

_________________________________________________________________

 

Cara sindaca, la penso

Pubblicato 30/09/2016 da paroladistrega
urbanpost.it

urbanpost.it

PREMESSA.

Non ho mai scritto “premesse” a un mio pezzo. Ma visto che ci sono persone (due) che non l’hanno capito, dichiaro pubblicamente che, pur non essendo grillina, queste parole sono un’ironia contro gli attacchi alla sindaca Raggi. Tradotto ulteriormente: questo pezzo sostiene Virginia Raggi, da donna a donna. Ora è più chiaro? Magari la prossima volta metto degli emoticons con cuoricini e bacini per rendere evidente il mio sostegno a una donna (no, perché mi viene scritto che io non sostengo le donne… io… mah).

_____________________________

Cara sindaca, la penso. La penso davvero e – proprio – non la invidio. Con tutto il rispetto. No, non voto M5S, non sono “grillina”, ma la penso e non la invidio.  Perché ora lei si trova lì,  a fare la prima sindaca  della storia di Roma-città-capitale… e scusi se glielo dico: sono cavoli amari. Ma lo sono stati fin dal primo momento.

Appena eletta, il suo ex marito le ha scritto una letterina da “latte alle ginocchia” che, secondo molte mie amiche femministe, sapeva di messaggio patriarcal-maschilista. E quindi chissà che cosa c’è dietro, chissà perché, chissà percome. Un ex che ribadisce il suo potere: delimita e sottolinea il “territorio di possesso”. Io non l’avevo vista così, la letterina tremenda: ma io sono una femminista ingenua e, a volte, pure romantica.

Poi.

Lei fa entrare suo figlio in luoghi istituzionali per farlo divertire. Ma signora mia non va bene! Perché solo John Kennedy poteva farlo e lui era uno che ha fatto la storia americana, non una sindaca di una città qualunque, leggasi Roma. Ed era uomo: per dire. Quindi, cara sindaca, la prossima volta non porti il bambino in quel luogo santo incontaminato perché i bambini contaminano, si sa (minimo, gli lavi le mani prima di fargli toccare la poltrona sindachesca: non sia mai che abbia mangiato il gelato).

Poi.

Lei – dice la Mussolini – non ha neppure delle belle orecchie: questa cosa di una sindaca senza #orecchieperfette,  misurate secondo i calcoli di Lombroso, proprio non va bene (ora voglio misurare le mie, nel caso decidessi di fare la sindaca, ma non andrei bene comunque perché mi sono fatta fare dei fori per orecchini in #ognidove dal lobo in su, quindi non so se la Mussolini mi autorizzerebbe).

Poi.

Tutto quel casino di nomine di innominabili che, diciamolo, a Roma non si è mai visto. Ma proprio mai. E pure questa cosa che l’assessore al bilancio forse lo farà il Fantasma Formaggino perché tutti se la danno a gambe levate. Signora sindaca, proprio non va perché una volta c’era la fila a chiedere di fare l’assessore e prendevano pure il numero come in farmacia, stando un passo indietro per la privacy che sennò si ascolta tutto quello che dice quello davanti (che tanto uno ascolta lo stesso, ma l’importante è guardare il soffitto e far finta di nulla).

Poi.

Le Olimpiadi, ma non ne parliamo perché tra un po’ viene giù pure Zeus arrabbiato nero e la costringe a usare tutto quel cemento lì (che tanto ce n’è, perché il cemento va bene su tutto, come il nero di sera e il parmigiano sugli spaghetti al ragù). E poi va a finire che Zeus le chiede di costruire un bel ponte di collegamento Piazza Navona-Tempio di Zeus Olimpo ad Atene. Perché agli dei, i ponti di collegamento piacciono tanto.

Poi.

Cara sindaca, ballare no davvero. A Palermo lei che arriva ballando… e non si fa. Lei non può muoversi o anche minimamente ondeggiare. L’ha fatto Michelle Obama, ma Michelle è un’altra storia: Michelle sa pure a memoria le canzoni di Beyoncé, balla il funky. Lei sindaca, mi scusi, ma si vede che non fa neppure zumba. O una fa le cose perbene o niente. Al limite, la prossima volta, provi con la canzone #andiamoacomandare che almeno è alternativa.

Ora, sicuramente mi sfugge qualcosa, ma le ho voluto ricordare solo pochi momenti meravigliosi. A questo punto, mi sorge una domanda marzulliana, così mi do pure la risposta: ma se io fossi al suo posto, cara sindaca, adesso non mi mangerei le mani, i piedi e il tallone d’Achille per aver accettato di fare la #capraespiatoria, ritrovandomi in mezzo a piddì arrabbiati, grillini che mi guardano storto un giorno sì e uno sì,  Zeus che mi lancia anatemi, romani che contano i sacchi della monnezza in attesa del “cambiamento” … and so on?

Sì, mi mangerei pure il tallone d’Achille. Perché cara sindaca qualsiasi cosa lei faccia, mi creda, sarà vista come frutto di inesperienza, imperfezione, vattelapesca qualcosa.

Come se ci fosse un libro magico per fare la sindaca perfetta. Beh. Cara sindaca, io le auguro di poterlo scrivere, un giorno, quel libro. Magari dedicandolo a suo figlio che mangia il gelato, seduto sulla sua poltrona di sindaca, in Campidoglio.

________________________________________________________________

VIEWS   130.321

_______________________________________________________________

Mi trovate anche qui, su Facebook:

https://www.facebook.com/barbara.giorgi.16

_______________________________________________________

IL MIO ULTIMO LIBRO, SU TEMI DI GENERE:

EVA E ALTRI SILENZI” (2014): racconti e monologhi di donne su temi impegnati (violenza di genere, molestia sessuale, anoressia, pedofilia…). Il libro è dedicato alla grande e compianta Franca Rame, su autorizzazione della Compagnia teatrale Fo Rame.

Cartaceo:

http://www.mondadoristore.it/Eva-e-altri-silenzi-Barbara-Giorgi/eai978889114200/

Ebook:

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/cataloghi-arte/eva-e-altri-silenzi-ebook.html

 

Siamo Eva, sempre e comunque

Pubblicato 24/09/2016 da paroladistrega

 

ilsole24ore.com

ilsole24ore.com

 

Un’amica avvocata mi scrive “Barbara, leggi questa.” E io leggo “La decisione della giudice: 30 libri sull’identità femminile per risarcire la 15enne dei Parioli”  (sentenza per uno degli imputati, un “cliente”).

Non c’è che dire: sentenza originale. Bisogna vedere però se è originale in senso positivo o negativo. Per me, lo dico subito, è originale in senso negativo, perché la sentenza stabilisce “come risarcimento morale, alla 15enne romana finita in un giro di prostituzione ai Parioli, non 20.000 euro ma le poesie di Emily Dickinson o i romanzi di Virginia Woolf. I soldi no, i volumi di Sibilla Aleramo e Oriana Fallaci sì. La monetizzazione dei danni morali no, il dvd del film «Suffragette» o un’infarinatura di «La costruzione sociale del genere: sessualità tra natura e cultura», questi sì, per comprendere che il vero danno subìto, vendendo il proprio corpo a 15 anni, è la svalutazione della propria identità di adolescente.”

Tutto molto bello, in apparenza. Ma c’è da considerare alcuni punti fondamentali:

  1. in ambito penale, l’imputato è stato condannato a due anni (2 anni per aver usato, da cliente, una minorenne… lascio a voi i commenti);
  2. in ambito civile, l’imputato non deve risarcire la ragazzina con 20.000 euro per danni morali (come richiesto dalla curatrice speciale della minore, tramite l’avvocato), ma – appunto – deve fornirle libri e dvd.

Ora, per carità, trattasi di libri e film dvd indiscutibilmente di alto valore educativo, su un piano culturale e personale. Esempio: poesie di Emily Dickinson, romanzi di Virginia Woolf, volumi di Sibilla Aleramo, libri di Oriana Fallaci. Alzi la mano chi non apprezza questi scritti di donne impegnate, colte: geni della parola. Donne che danno un significato profondo all’essere donna.

Ma questo poteva essere un bel regalo del tribunale alla ragazzina. O della giudice. O della sua curatrice speciale. Non un’imposizione dettata da sentenza. Perché, scusate tanto, ma io lo sentenza  – in questo modo –  la vedo ribaltata contro di lei, contro questa ragazzina peccatrice che con la sua condotta immorale ha indotto sulla strada della perdizione l’uomo. E’ lei, quindi, che dovrebbe essere RIEDUCATA, non lui.

Certo, a lei serviranno anni di ri-costruzione di sé, con probabile aiuto e supporto di psicologhe, educatrici, della stessa curatrice. Ma l’educazione non si impone con sentenza. Le sentenze devono ricadere sui veri colpevoli.

Leggete tra le righe: lui assume il ruolo di chi fornisce materiale educativo, quindi di chi dovrebbe educare, quindi di chi dovrebbe ricondurre sulla giusta strada dell’etica sociale.

A me questa sentenza fa venire i brividi: vedo un pedofilo (condannato come tale) che compra libri assumendo il ruolo di RIEDUCATORE di una ragazzina cattiva, della lolita dei Parioli. 

Da questa sentenza, ecco una volta di più la gogna pubblica per lei: la donna. Minorenne o adulta non conta. Abbiamo il PECCATO dentro. Dobbiamo essere rieducate e salvate dall’uomo.

Donne.  Siamo Eva, sempre e comunque.

________________________________________________________________

VIEWS   129.721

_______________________________________________________________

Mi trovate anche qui, su Facebook:

https://www.facebook.com/barbara.giorgi.16

_______________________________________________________

IL MIO ULTIMO LIBRO, SU TEMI DI GENERE:

EVA E ALTRI SILENZI” (2014): racconti e monologhi di donne su temi impegnati (violenza di genere, molestia sessuale, anoressia, pedofilia…). Il libro è dedicato alla grande e compianta Franca Rame, su autorizzazione della Compagnia teatrale Fo Rame.

Cartaceo:

http://www.mondadoristore.it/Eva-e-altri-silenzi-Barbara-Giorgi/eai978889114200/

Ebook:

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/cataloghi-arte/eva-e-altri-silenzi-ebook.html

 

 

 

laboratorio donnae

laboratorio di ricerca sul pensiero e sulla rappresentazione che le donne si danno in politica

Parti di lui

Sono un Dugongo spiaggiato.

PALESTINE FROM MY EYES

A fighter for freedom and justice from Palestine, Gaza.

paroladistrega

BARBARA GIORGI

BARBARA GIORGI

BARBARA GIORGI

Posto Occupato

È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza.

Se Non Ora Quando FACTORY

Laboratorio di libero pensiero e azione politica

il ricciocorno schiattoso

ci sono creature fantastiche, ma è difficile trovarle

seiofossifoco

This WordPress.com site is the cat’s pajamas

IllustrAutrice

BARBARA GIORGI