Sportello antiviolenza devastato

Pubblicato 21/10/2017 da paroladistrega

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L’associazione FRIDA KAHLO di Marano di Napoli denuncia la devastazione dello sportello antiviolenza:

“Stamane ci siamo recate in sede , per prendere una parte di libri e donarli alla Biblioteca popolare della casa del popolo, di cui facciamo parte.
Lo scenario che ci siamo trovate davanti è stato devastante, agghiacciante.
Ci hanno davvero distrutto tutto, addirittura la porta di ferro dove stava la nostra biblioteca popolare .
Abbiamo trovato ancora una volta escrementi, ma questa volta ci hanno lasciato UN GATTO MORTO.
Siamo dovute scappare fuori, perché il cattivo odore non riusciva a farci respirare. Siamo scoppiate in lacrime.”

Queste donne hanno bisogno della RETE DI SOLIDARIETA’ reale e virtuale di tutte le attiviste antiviolenza.

Ho scritto a Non una di meno, segnalando il fatto.

Forza! Chiediamo tutte insieme l’intervento delle parlamentari, di tutte le donne della politica, della rete dei cav e delle attiviste femministe.

La sorellanza è un’utopia? Sì, per quelle che adesso se ne lavano le mani.

Intanto io ho scritto qui e…  in ogni dove. Anche voi, scrivete, parlate. Urlate.

E’ PREVISTO UN FLASH MOB    GIOVEDI 26 OTTOBRE ORE 17 sotto i portici del Comune di MArano.

Questo ignobile gesto compiuto contro lo sportello Frida  è VIOLENZA SULLE DONNE. Ricordiamoci che la VIOLENZA SULLE DONNE ha mille modalità di espressione.

E questa… è davvero terribile.

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L’origine della campagna #metoo

Pubblicato 21/10/2017 da paroladistrega

Rebloggo, perché mi sembra un post molto interessante, che va a chiarire l’origine della campagna #MeToo. Come è scritto nel post: “Me Too in realtà è iniziato 10 anni fa dall’idea dell’attivista Tarana Burke e non da un hashtag.”

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Vi chiedo un favore, cerchiamo di fare una corretta attribuzione dell’origine del movimento  #metoo che non è stato inventato da Alyssa Milano ma da Tarana Burke, attivista nera femminista, e non è partita per Weinstein ma ben 10 anni fa. Alyssa Milano ha ripreso il nome come hashtag rendendolo famoso ma non lo ha inventato lei: si è associata a un fenomeno che esisteva da tempo. Il che da un significato diverso alla campagna internazionale nel cui contesto si colloca anche la reazione all’affaire Weinstein. Ecco, facciamo in modo che tutto questo non sia letto solo attraverso il filtro dello star system. Non è una questione di giusto o ingiusto ma si tratta proprio del significato politico di quello che sta succedendo e della continuità di una battaglia che non va ridotta alle esigenze mediatiche del momento. 

Me Too in realtà è iniziato 10 anni fa dall’idea dell’attivista Tarana Burke

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#MeToo

Pubblicato 17/10/2017 da paroladistrega

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Quella volta che da ragazzina passeggiavo con mia madre in centro città e passò un “uomo” dicendo a voce alta: “signora non sa cosa farei a sua figlia”.
Quella volta che un muratore mi toccò il seno, con la scusa di aver bisogno di aiuto nel riparare una stufa in casa.
Quelle innumerevoli volte che mi hanno toccato il sedere in discoteca.
Quella volta che stavo camminando in centro, passò un uomo e mi baciò sulla bocca (lo so, non ci credete, non ci credevo neppure io).
Quella volta che il mio “capo” mi umiliò davanti a delle persone dicendo che solo delle “poco di buono” indossano la mini (e allora io iniziai ad indossarla ogni giorno).
Quella volta che un concittadino mi definì “suffragetta da quattro soldi”.
Quella volta che fermarono mio marito per strada dicendo di darmi una bella regolata perché sono troppo femminista.
Quella volta, quelle volte che…
La violenza è nei pensieri, nelle parole, nelle azioni.
E io vi ho sempre mandato affanculo.
Orgogliosa di chi sono, di come sono.
Libera, sempre.

#MeToo

Aderisco all’iniziativa lanciata dall’attrice Alyssa Milano

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Rai e utero in affitto. Lettera aperta a Monica Maggioni

Pubblicato 12/10/2017 da paroladistrega

Nell’elenco aggiornato delle FIRME, risulta anche la mia.

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CONTRO GLI SPOT RAI ALL’UTERO IN AFFITTO. CASO #CHAKRA– MURGIA, LETTERA APERTA ALLA PRESIDENTE MONICA MAGGIONI

Gentilissima presidente Monica Maggioni,
la trasmissione Chakra andata in onda su Rai3 sabato 7 ottobre alle ore 18,00 ha affrontato il tema della maternità surrogata sposando in toto le tesi di chi vuole rendere la pratica legale in Italia.
Da un servizio pubblico ci saremmo aspettate un’informazione imparziale e ad ampio spettro.
Invece Michela Murgia ha voluto presentare solo un lato della medaglia, di fatto mandando in onda uno spot pro-Gestazione per altri.
La conduttrice non ha mai chiesto a Nichi Vendola, il quale si è spinto addirittura a parlare di “produzione di vita”, quanto abbia pagato per l’acquisto degli ovociti e per la surrogacy negli Stati Uniti (il prezzo è circa 130mila euro), né ha dato conto delle numerose testimonianze di madri surrogate pentite che sono finite in tribunale per avere…

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LO STUPRO E IL POLITICALLY CORRECT

Pubblicato 28/08/2017 da paroladistrega

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Leggiamo e ascoltiamo spesso (troppo spesso) notizie su fatti di VIOLENZA DI GENERE. Alcune amiche femministe preferiscono la definizione di VIOLENZA SULLE DONNE: più specifica, diretta, incisiva. E probabilmente hanno ragione, visto che si tratta di atti di violenza compiuti da individui di genere maschile contro il genere femminile.

Quando queste azioni di violenza sono compiute non dal singolo, ma da più maschi, siamo di fronte al fenomeno del BRANCO.

Scrissi tempo fa il post  “Il branco” per parlare di questo “costume” tutto maschile di assemblare singoli individui in un unico Leviatano che distrugge: “Aggiungere il termine UOMINI al termine BRANCO, mi sembra alquanto superfluo. Esistono  BRANCHI DI DONNE che massacrano uomini? Forse nella mitologia, ma questo non accade certo nella realtà del nostro quotidiano. E il problema è che il fenomeno del BRANCO è trasversale ad ogni cultura.”

Nella notte di venerdì 25 agosto, ormai lo sappiamo tutt*, a Rimini (in spiaggia) è accaduto un fatto orrendo: un branco di uomini ha aggredito una coppia, picchiato lui e stuprato lei (a turno, più volte, mentre lui era costretto ad assistere alla scena). Poi il medesimo branco ha  stuprato una donna trans. Terribile, tutto terribile. Un fatto da far rabbrividire ogni donna, ogni uomo, ogni essere civile. Un fatto che dovrebbe far gridare a gran voce centri antiviolenza, gruppi femministi, donne attiviste nell’antiviolenza, reti social e ogni persona sensata. Praticamente dovrebbe accadere ciò che è accaduto altre mille volte: una reazione a catena.

Invece, da brava e attenta frequentatrice di social,  in questi giorni ho rilevato una misera presenza di voci: nella misera presenza ci sono anch’io, insieme a qualche amica femminista. Siamo delle bastian contrarie e non siamo molto attente al fascino del POLITICALLY  CORRECT.

Ma perché si ha questa “misera presenza”? Semplice. Il branco è costituito da maschi nordafricani e  le vittime di stupro sono una ragazza polacca e una trans peruviana. E quindi, vista l’appartenenza etnica del branco, entriamo in un mondo di paradigmi simil-filosofici sul razzismo.

Non vorrai mica specificare la “razza”, così poi fai un favore alla destra? Ma taci!

Non vorrai mica usare il termine “branco” parlando di nordafricani, così  poi ci andiamo a impantanare in discorsi fascisti? Ma taci!

Non vorrai mica scendere nei particolari e dire che erano drogati e ubriachi, così poi scateni odio razziale? Ma taci!

Dunque. Secondo il Treccani, l’espressione angloamericana “politically correct designa un orientamento ideologico e culturale di estremo rispetto verso tutti, nel quale cioè si evita ogni potenziale offesa verso determinate categorie di persone.”

Però nell’ambito della VIOLENZA SULLE DONNE, questo “estremo rispetto verso tutti” si dimentica spesso e volentieri delle vittime. Delle donne.

Io ho sempre parlato ed agito (molto) contro la VIOLENZA SULLE DONNE, mettendoci la faccia,  la pancia, il cuore. Pertanto, non me la sento proprio di dovermi fare degli scrupoli sulla nazionalità, la cultura, l’etnia, la religione, il dna,  il gruppo sanguigno o quant’altro sia riferibile a uno stupratore. Se sono nordafricani, lo dico. Se sono inglesi, lo dico. Se sono italiani, lo dico.

A che serve specificare la nazionalità, la “razza””?

Serve.

Serve alle vittime di violenza, serve a mettere sulla gogna chi compie violenza, serve ad analizzare ogni aspetto, capello, goccia di sangue degli stupratori.

Quando una donna è stuprata, la società patriarcale fa scattare l’esame millimetrico della vittima di violenza. C’è da verificare il colore delle mutande, perché se era rosso provocava. C’è da verificare la lunghezza della gonna, perché se era mini se l’è cercata… E poi c’è da considerare se era ubriaca, se ha urlato “no” facendosi sentire bene con 200 decibel di potenza, se ha provato a serrare le gambe, se ha provato a scalciare, se ha reagito come Wonder Woman…

Del maschio-maschi stupratori invece possiamo parlarne solo se italiani. Il politically correct lo concede. Se stranieri forse. Se immigrati no. Per niente. Anzi, quasi quasi le vittime di violenza potrebbero pure tacere il fatto di essere state stuprate da individui di nazionalità non italiana. Così, tanto per non creare problemi, per non alimentare il razzismo, per non fare un favore alla destra.

Dovrebbero tacere. Zitte. Tutte zitte.

E anche noi attiviste nell’antiviolenza, zitte. Tutte zitte.

Perché il politically correct è più importante di uno stupro.

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I MASCHI SANGUISUGA

Pubblicato 26/05/2017 da paroladistrega

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Violenza di genere, notizie degli ultimi giorni.  A Vercelli, lui tenta di ucciderla a coltellate, usando una lama da 30 cm  e ferendola all’addome (ma lei  riesce a chiedere aiuto). A Segrate, lui le spara alla testa per strada e poi tenta il suicidio (lei è in condizioni disperate, lui è grave). E ancora: a Pesaro lui la prende a pugni e le rompe il setto nasale.

In tutti questi casi, la donna voleva separarsi dal marito.

Vorrei fare una riflessione.

Abbiamo capito da tempo che il femminicidio si verifica soprattutto quando una donna decide di chiudere una relazione con marito-compagno-fidanzato e lui non “accetta” tale decisione. Per riuscire a dare una spiegazione del terribile fenomeno del femminicidio, ci siamo post* mille domande, giungendo spesso alla conclusione della MATRICE PATRIARCALE, del “senso di possesso” dell’uomo sulla donna vista come un oggetto.

Io vorrei aggiungere qualcosa, perché ho una strana sensazione, un senso di disagio profondo quando penso a questi individui. Vedo dei maschi INCAPACI. Delle mezze persone. No, tranquille: non parlo di “malati mentali” o di “problemi psichici”. Piuttosto: nell’era globale della perfezione, della completezza, dell’affermazione sociale… io vedo maschi imperfetti che recitano la parte dell’uomo perfetto.

In pratica, credo che esistano maschi incapaci di vedersi con completezza, incapaci di autodefinirsi, incapaci di pensare a se stessi come persone, incapaci di affrontare la vita, incapaci di bastarsi, incapaci di essere uomini.

INCAPACI, INCOMPETENTI. MANCANTI DI UN “ME STESSO”.

Incapaci, sì. Perché è più facile succhiare energia, forza, vitalità. Da chi? Da una preda, da una vittima designata, da un essere da sfruttare. Da una donna.

Questi maschi succhiano sangue per sopravvivere. E quando la preda si sottrae al supplizio, non rimane che applicare la regola: “o mia o morta”.

Sono i MASCHI SANGUISUGA.

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#PrayForManchester

Pubblicato 23/05/2017 da paroladistrega

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Sappiamo ormai tutt* cosa è successo ieri sera, a Manchester, dopo il concerto della cantante Ariana Grande, pop star americana: 22 vittime, la più piccola di soli 8 anni. Un attentato rivendicato dall’Isis.

Vorrei dire qualcosa a proposito di jihadismo autoctono. E, per evitare commenti stupidi, inizio specificando che sono laureata in Scienze della Formazione, indirizzo interculturale, a Firenze; sono certificata dalla Regione Toscana come formatrice e ho lavorato come formatrice interculturale. Ho amiche-amici musulmani e amo l’intercultura. Arrivo al dunque: la Politica organizza le MARCE, parla tanto di intercultura, twitta frasi politically correct… poi sul piano pratico c’è il NULLA. Io non ho partecipato alla marcia a Milano, perché la trovo inutile: per me è stata una presa in giro ed è servita solo ad alcuni per spadellare il messaggio “volemose bene”. Ma la realtà delle cose è diversa, il quotidiano è fatto di altro. Non abbiamo bisogno di teatrini, di musica e danze per le strade come se l’interculturalità si risolvesse in una sorta di sagra della cozza. C’è bisogno di POLITICHE INTERCULTURALI SERIE. C’è bisogno di intercultura nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei contesti sociali-di gruppo. L’ultima volta che ho presentato un progetto interculturale in una scuola superiore con presenza straniera, mi sono sentita rispondere che “non serve”. NON SERVE? L’intercultura non serve? Serve eccome. Solo di fronte a uno scambio interculturale reciproco, vero, costruttivo, privo di odio e risentimento, fatto di arricchimento reciproco… solo di fronte al CAMBIAMENTO, noi potremo affrontare l’odio del terrorismo. E il terrorismo non si combatte Occidente contro Oriente: va combattuto tra persone civili di qualsiasi etnia-religione contro l’odio, la strage, il terrore. Ora spetta alla Politica agire. Ora più che mai: evitate le marce e provvedete a fare leggi serie, se ne siete capaci. Sennò, se non ne avete la capacità e la competenza, chiedete a chi sa più di voi. Non parlo di me: la sociologia delle migrazioni, la politica interculturale hanno esponenti di pregio, studiosi di pregio. Io ho studiato sui libri di queste persone, ho imparato da Docenti universitari di alto livello. O agite ORA, subito…. oppure abbiate l’umiltà di dire che non siete in grado. L’Italia non sarà per sempre immune da ciò che sta capitando in altri Paesi.

Detto ciò, in questo momento il mio pensiero va alle VITTIME giovanissime e alle loro famiglie.

Inoltre.

Pubblico l’immagine che molti giovanissimi stanno diffondendo sui social: il simbolo del nastro a lutto, con le “orecchie” usate spesso da Ariana Grande. Per ricordare a tutti i FANATICI del mondo che  i giovani guardano avanti e che la musica è vita.

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Parti di lui

Sono un Dugongo spiaggiato.

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Generating a fearless and humanising narrative on Palestine!

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BARBARA GIORGI

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Posto Occupato

È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza.

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Laboratorio di libero pensiero e azione politica

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ci sono creature fantastiche, ma è difficile trovarle

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IllustrAutrice

BARBARA GIORGI