#RAM – IL NOSTRO 25 NOVEMBRE

Pubblicato 27/11/2017 da paroladistrega

 

gruppo di lavoro -

La RAM Rete Antiviolenza Massa (Massa Carrara) si è costituita a giugno 2016, dopo l’ennesimo femminicidio (Sara Di Pietrantonio, 22 anni, Roma).

La RAM è nata perché due donne hanno deciso di dire NO alla violenza sulle donne, creando una RETE DI CITTADINE E CITTADINI per vivere la lotta antiviolenza in modo costruttivo, visibile, condiviso. Io sono una delle due donne. L’altra è la giornalista, scrittrice e poetessa Angela Maria Fruzzetti.

Abbiamo creato una “rete” sia virtuale  che reale, formata da cittadine e cittadini, associazioni artistico-culturali, istituzioni (l’assessora Pari Opportunità del Comune di Massa, Elena Mosti,  partecipa sempre agli eventi della RAM). La nostra Rete comprende un vasto territorio: attualmente, Massa, Carrara e Montignoso.

Il nostro scopo è quello di porre in essere eventi e azioni di sensibilizzazione collettiva nei confronti della LOTTA ALLA VIOLENZA SULLE DONNE, tramite diverse forme d’arte e cultura. Con noi collaborano importanti e valide Associazioni del territorio, come il Caffè artistico letterario apuano e l’Associazione Artemisia.

L’evento del 25 novembre di quest’anno si è svolto presso il Mondadori Bookstore Massa, Piazza Bertagnini, Massa.

All’evento, denominato #quellavoltache (hashtag utilizzato nei social come forma di outing  di molestie subite a livello personale) hanno partecipato Referenti di Istituzioni e di alcuni Cav del territorio e artiste-i che hanno contribuito con l’esposizione di loro dipinti e con la lettura di loro poesie sul tema della violenza di genere.

La RAM ringrazia quindi della loro presenza e partecipazione costruttiva all’evento #quellavoltache:
– le assessore P.O. Elena Mosti del Comune di Massa e Giorgia Podestà del Comune di Montignoso;
– Vanna del Freo presidente Associazione Sabine di Montignoso;
– Francesca Menconi presidente Cif Carrara e Simona Raimondi operatrice del centro;
– le artiste e gli artisti che hanno partecipato con loro dipinti e sculture e con le loro poesie (ma anche e soprattutto con i loro #quellavoltache). Nello specifico: Ass. Artemisia, Caffè artistico letterario apuano, Mafalda Pegollo e Maria Giulia Cherubini
– l’amica Laura Zaccagna per la lettura della poesia di Angela Maria Fruzzetti, “Uccisa” vincitrice del secondo premio Michelangelo Buonarroti, sezione poesie, edizione 2017;
– Alessandra Berti;
– il Maestro Massimo Montaldi (e i suoi bravissimi allievi);
– tutto il folto pubblico presente.
Infine, si ringrazia tutto lo Staff del Mondadori Bookstore Massa per l’ospitalità e la collaborazione.

Siamo molto soddisfatte di questo meraviglioso cammino della RAM.

La  RAM siamo tutte e tutti noi.

Alla prossima! 

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“IL QUADERNO DI JO”, Giovane Holden Edizioni, 2016

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SOLIDARIETA’ ALLA CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE DI ROMA

Pubblicato 09/11/2017 da paroladistrega

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Non abbiamo una Ministra Pari Opportunità. Non abbiamo una legge seria per il contrasto alla violenza di genere e al femminicidio. Non abbiamo misure attuative della Convenzione di Istanbul. Non abbiamo sostegno sociale quando i centri antiviolenza devono chiudere oppure sono presi di mira da minacce e azioni intimidatorie e violente. Non siamo tutelate in modo adeguato dalla società e dal contesto. Siamo spesso prese in giro dai benpensanti quando denunciamo molestie e violenze (ci contano pure il tempo di “scadenza” della denuncia e ci paragonano alla gallina della famosa pubblicità con Banderas).

E ora… dovremmo pure assistere alla chiusura della CASA DELLE DONNE di Roma?

Perché c’è la possibilità  che questo accada. Infatti online, su diversi siti, si legge che la Casa delle Donne di Roma è a rischio sfratto per un pagamento in sospeso di circa 800 mila euro, da saldare in 30 giorni.

Il fatto è che durante la giunta Marino si era parlato di un iter per sanare la situazione e permettere la continuazione dell’attività della Casa, che offre gratuitamente molti servizi di sostegno alle donne. E’ pur vero che l’attuale assessora al Patrimonio e alle Politiche abitative di Roma Capitale, Rosalba Castiglione, dichiara che non c’è alcuno sfratto in corso. Ma noi povere attiviste sappiamo bene che i luoghi delle donne sono mantenuti in vita soprattutto con le nostre forze e il nostro impegno: non siamo businesswomen.

Personalmente, mi sono subito attivata: stamani ho telefonato alla Casa delle Donne di Roma, chiedendo conferma dei loro indirizzi mail dove poter inoltrare MESSAGGI DI SOLIDARIETA’ (io l’ho inviato come referente del gruppo FB #WomenForFeminism e come co-promotrice (con la giornalista Angela Maria Fruzzetti) del gruppo locale R.A.M. Rete Antiviolenza Massa (Massa Carrara, Toscana).

Chi vuole esprimere sostegno alla Casa delle Donne (come singola donna o come gruppo di attiviste), può inviare una mail di SOLIDARIETA’ a:

segreteria@casainternazionaledelledonne.org

presidente@casainternazionaledelledonne.org

La Casa delle Donne potrà poi valutare se e quando far valere le nostre mail davanti alle istituzioni.

E’ in atto anche una PETIZIONE online lanciata da Laura Onofri (io ho firmato, ovviamente).

Insomma,  LA CASA DELLE DONNE DI ROMA NON SI TOCCA.

LA CASA DELLE DONNE DI ROMA E’ PARTE INTEGRANTE DEL FEMMINISMO E DELL’ATTIVISMO SOCIO-CULTURALE DELLE DONNE.

LA CASA DELLE DONNE DI ROMA E’ PARTE INTEGRANTE DELLA NOSTRA STORIA E DELLA NOSTRA REALTA’ DI DONNE.

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Sportello antiviolenza devastato

Pubblicato 21/10/2017 da paroladistrega

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L’associazione FRIDA KAHLO di Marano di Napoli denuncia la devastazione dello sportello antiviolenza:

“Stamane ci siamo recate in sede , per prendere una parte di libri e donarli alla Biblioteca popolare della casa del popolo, di cui facciamo parte.
Lo scenario che ci siamo trovate davanti è stato devastante, agghiacciante.
Ci hanno davvero distrutto tutto, addirittura la porta di ferro dove stava la nostra biblioteca popolare .
Abbiamo trovato ancora una volta escrementi, ma questa volta ci hanno lasciato UN GATTO MORTO.
Siamo dovute scappare fuori, perché il cattivo odore non riusciva a farci respirare. Siamo scoppiate in lacrime.”

Queste donne hanno bisogno della RETE DI SOLIDARIETA’ reale e virtuale di tutte le attiviste antiviolenza.

Ho scritto a Non una di meno, segnalando il fatto.

Forza! Chiediamo tutte insieme l’intervento delle parlamentari, di tutte le donne della politica, della rete dei cav e delle attiviste femministe.

La sorellanza è un’utopia? Sì, per quelle che adesso se ne lavano le mani.

Intanto io ho scritto qui e…  in ogni dove. Anche voi, scrivete, parlate. Urlate.

E’ PREVISTO UN FLASH MOB    GIOVEDI 26 OTTOBRE ORE 17 sotto i portici del Comune di MArano.

Questo ignobile gesto compiuto contro lo sportello Frida  è VIOLENZA SULLE DONNE. Ricordiamoci che la VIOLENZA SULLE DONNE ha mille modalità di espressione.

E questa… è davvero terribile.

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L’origine della campagna #metoo

Pubblicato 21/10/2017 da paroladistrega

Rebloggo, perché mi sembra un post molto interessante, che va a chiarire l’origine della campagna #MeToo. Come è scritto nel post: “Me Too in realtà è iniziato 10 anni fa dall’idea dell’attivista Tarana Burke e non da un hashtag.”

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Vi chiedo un favore, cerchiamo di fare una corretta attribuzione dell’origine del movimento  #metoo che non è stato inventato da Alyssa Milano ma da Tarana Burke, attivista nera femminista, e non è partita per Weinstein ma ben 10 anni fa. Alyssa Milano ha ripreso il nome come hashtag rendendolo famoso ma non lo ha inventato lei: si è associata a un fenomeno che esisteva da tempo. Il che da un significato diverso alla campagna internazionale nel cui contesto si colloca anche la reazione all’affaire Weinstein. Ecco, facciamo in modo che tutto questo non sia letto solo attraverso il filtro dello star system. Non è una questione di giusto o ingiusto ma si tratta proprio del significato politico di quello che sta succedendo e della continuità di una battaglia che non va ridotta alle esigenze mediatiche del momento. 

Me Too in realtà è iniziato 10 anni fa dall’idea dell’attivista Tarana Burke

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#MeToo

Pubblicato 17/10/2017 da paroladistrega

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Quella volta che da ragazzina passeggiavo con mia madre in centro città e passò un “uomo” dicendo a voce alta: “signora non sa cosa farei a sua figlia”.
Quella volta che un muratore mi toccò il seno, con la scusa di aver bisogno di aiuto nel riparare una stufa in casa.
Quelle innumerevoli volte che mi hanno toccato il sedere in discoteca.
Quella volta che stavo camminando in centro, passò un uomo e mi baciò sulla bocca (lo so, non ci credete, non ci credevo neppure io).
Quella volta che il mio “capo” mi umiliò davanti a delle persone dicendo che solo delle “poco di buono” indossano la mini (e allora io iniziai ad indossarla ogni giorno).
Quella volta che un concittadino mi definì “suffragetta da quattro soldi”.
Quella volta che fermarono mio marito per strada dicendo di darmi una bella regolata perché sono troppo femminista.
Quella volta, quelle volte che…
La violenza è nei pensieri, nelle parole, nelle azioni.
E io vi ho sempre mandato affanculo.
Orgogliosa di chi sono, di come sono.
Libera, sempre.

#MeToo

Aderisco all’iniziativa lanciata dall’attrice Alyssa Milano

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Rai e utero in affitto. Lettera aperta a Monica Maggioni

Pubblicato 12/10/2017 da paroladistrega

Nell’elenco aggiornato delle FIRME, risulta anche la mia.

laboratorio donnae

CONTRO GLI SPOT RAI ALL’UTERO IN AFFITTO. CASO #CHAKRA– MURGIA, LETTERA APERTA ALLA PRESIDENTE MONICA MAGGIONI

Gentilissima presidente Monica Maggioni,
la trasmissione Chakra andata in onda su Rai3 sabato 7 ottobre alle ore 18,00 ha affrontato il tema della maternità surrogata sposando in toto le tesi di chi vuole rendere la pratica legale in Italia.
Da un servizio pubblico ci saremmo aspettate un’informazione imparziale e ad ampio spettro.
Invece Michela Murgia ha voluto presentare solo un lato della medaglia, di fatto mandando in onda uno spot pro-Gestazione per altri.
La conduttrice non ha mai chiesto a Nichi Vendola, il quale si è spinto addirittura a parlare di “produzione di vita”, quanto abbia pagato per l’acquisto degli ovociti e per la surrogacy negli Stati Uniti (il prezzo è circa 130mila euro), né ha dato conto delle numerose testimonianze di madri surrogate pentite che sono finite in tribunale per avere…

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LO STUPRO E IL POLITICALLY CORRECT

Pubblicato 28/08/2017 da paroladistrega

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Leggiamo e ascoltiamo spesso (troppo spesso) notizie su fatti di VIOLENZA DI GENERE. Alcune amiche femministe preferiscono la definizione di VIOLENZA SULLE DONNE: più specifica, diretta, incisiva. E probabilmente hanno ragione, visto che si tratta di atti di violenza compiuti da individui di genere maschile contro il genere femminile.

Quando queste azioni di violenza sono compiute non dal singolo, ma da più maschi, siamo di fronte al fenomeno del BRANCO.

Scrissi tempo fa il post  “Il branco” per parlare di questo “costume” tutto maschile di assemblare singoli individui in un unico Leviatano che distrugge: “Aggiungere il termine UOMINI al termine BRANCO, mi sembra alquanto superfluo. Esistono  BRANCHI DI DONNE che massacrano uomini? Forse nella mitologia, ma questo non accade certo nella realtà del nostro quotidiano. E il problema è che il fenomeno del BRANCO è trasversale ad ogni cultura.”

Nella notte di venerdì 25 agosto, ormai lo sappiamo tutt*, a Rimini (in spiaggia) è accaduto un fatto orrendo: un branco di uomini ha aggredito una coppia, picchiato lui e stuprato lei (a turno, più volte, mentre lui era costretto ad assistere alla scena). Poi il medesimo branco ha  stuprato una donna trans. Terribile, tutto terribile. Un fatto da far rabbrividire ogni donna, ogni uomo, ogni essere civile. Un fatto che dovrebbe far gridare a gran voce centri antiviolenza, gruppi femministi, donne attiviste nell’antiviolenza, reti social e ogni persona sensata. Praticamente dovrebbe accadere ciò che è accaduto altre mille volte: una reazione a catena.

Invece, da brava e attenta frequentatrice di social,  in questi giorni ho rilevato una misera presenza di voci: nella misera presenza ci sono anch’io, insieme a qualche amica femminista. Siamo delle bastian contrarie e non siamo molto attente al fascino del POLITICALLY  CORRECT.

Ma perché si ha questa “misera presenza”? Semplice. Il branco è costituito da maschi nordafricani e  le vittime di stupro sono una ragazza polacca e una trans peruviana. E quindi, vista l’appartenenza etnica del branco, entriamo in un mondo di paradigmi simil-filosofici sul razzismo.

Non vorrai mica specificare la “razza”, così poi fai un favore alla destra? Ma taci!

Non vorrai mica usare il termine “branco” parlando di nordafricani, così  poi ci andiamo a impantanare in discorsi fascisti? Ma taci!

Non vorrai mica scendere nei particolari e dire che erano drogati e ubriachi, così poi scateni odio razziale? Ma taci!

Dunque. Secondo il Treccani, l’espressione angloamericana “politically correct designa un orientamento ideologico e culturale di estremo rispetto verso tutti, nel quale cioè si evita ogni potenziale offesa verso determinate categorie di persone.”

Però nell’ambito della VIOLENZA SULLE DONNE, questo “estremo rispetto verso tutti” si dimentica spesso e volentieri delle vittime. Delle donne.

Io ho sempre parlato ed agito (molto) contro la VIOLENZA SULLE DONNE, mettendoci la faccia,  la pancia, il cuore. Pertanto, non me la sento proprio di dovermi fare degli scrupoli sulla nazionalità, la cultura, l’etnia, la religione, il dna,  il gruppo sanguigno o quant’altro sia riferibile a uno stupratore. Se sono nordafricani, lo dico. Se sono inglesi, lo dico. Se sono italiani, lo dico.

A che serve specificare la nazionalità, la “razza””?

Serve.

Serve alle vittime di violenza, serve a mettere sulla gogna chi compie violenza, serve ad analizzare ogni aspetto, capello, goccia di sangue degli stupratori.

Quando una donna è stuprata, la società patriarcale fa scattare l’esame millimetrico della vittima di violenza. C’è da verificare il colore delle mutande, perché se era rosso provocava. C’è da verificare la lunghezza della gonna, perché se era mini se l’è cercata… E poi c’è da considerare se era ubriaca, se ha urlato “no” facendosi sentire bene con 200 decibel di potenza, se ha provato a serrare le gambe, se ha provato a scalciare, se ha reagito come Wonder Woman…

Del maschio-maschi stupratori invece possiamo parlarne solo se italiani. Il politically correct lo concede. Se stranieri forse. Se immigrati no. Per niente. Anzi, quasi quasi le vittime di violenza potrebbero pure tacere il fatto di essere state stuprate da individui di nazionalità non italiana. Così, tanto per non creare problemi, per non alimentare il razzismo, per non fare un favore alla destra.

Dovrebbero tacere. Zitte. Tutte zitte.

E anche noi attiviste nell’antiviolenza, zitte. Tutte zitte.

Perché il politically correct è più importante di uno stupro.

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Parti di lui

Sono un Dugongo spiaggiato.

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BARBARA GIORGI

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Posto Occupato

È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza.

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ci sono creature fantastiche, ma è difficile trovarle

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IllustrAutrice

BARBARA GIORGI