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Tutti gli articoli per il mese di febbraio 2012

“FEMEN” O…. FURBETTINE?

Pubblicato 26/02/2012 da paroladistrega

Milano. Sfilate di moda pret-à-porter, duemiladodici-duemilatredici. Tra vip, semi-vip e pseudo-vip, sono arrivate pure alcune seguaci del movimento femminista europeo Femen, nato nel 2008: il movimento più amato dagli uomini….

Per le strade milanesi, alcune bellissime Femen hanno manifestato vestite di jeans (e basta): hanno gridato lo slogan “fashion fascism”, hanno esibito cartelli di protesta, hanno mostrato le loro grazie.

Le attiviste Femen sono giunoniche, splendide, giovani ragazze ucraine che si spostano in ogni dove europeo, per diffondere le loro idee a favore delle donne. Infatti, le Femen sono scese altre volte nelle piazze e strade d’Europa, per manifestare contro il turismo sessuale, contro il consumismo, contro l’inquinamento, contro le centrali nucleari  e così via. Soprattutto contro il “maschio” e contro il potere, sempre e comunque. A Milano ce l’avevano con il mondo della moda che sfrutterebbe – secondo loro – delle povere ragazze dell’est che si illudono di diventare delle top models e poi vedono naufragare i loro sogni piangendo amare lacrime sotto la Madonnina.

Dato per scontato che molte delle proteste Femen potrebbero pure essere sottoscritte senza esiti e senza dubbi, rimane però il fatto che queste amabili ragazze si presentano durante manifestazioni pubbliche e programmi tv, in costanti topless. E – guarda un po’ – sono tutte bellissime e usano il corpo per lottare (testuali parole della loro portavoce Inna):  così sui  petti nudi, campeggiano scritte e slogans. Invece, dalla vita in giù, la scelta delle mises spazia  dal jeans, alla mutandina di pelle nera abbinata a stivaloni a mezza coscia, al tanga coordinato al reggicalze di pizzo bianco. Spesso il tutto è addolcito da coroncine di fiori sul capo, tipo Primavera del Botticelli.

Di fronte a tutto questo trionfo di nudità – peraltro splendide –  potrebbe pure sorgere il sospetto che queste Femen siano tutte modelle, attrici, starlette mancate che, arrabbiate nere contro il “sistema”, tentano di giocare l’ultima carta per catturare il loro bel momento di gloria e arrivare comunque ai media. Detto. Fatto.

La sera di domenica 26 febbraio, tre splendide Femen sono ospiti del programma tv “Chiambretti Sunday Show”. Anche lì ovviamente arrivano mostrando il busto nature. Ma mentre il conduttore tenta di portare avanti l’intervista alle tre agguerritissime donne, ecco apparire dei finanzieri in divisa. Carta in mano del mandato d’arresto per offesa al pubblico pudore: le tre Femen escono dal programma. Probabile scherzo di Pierino la peste.

Ma noi spettatori – e soprattutto noi spettatrici – ci sentiamo autorizzati a chiedere (domanda retorica o giù di lì): “non sarà che queste Femen…. sono più furbe delle volpi?”


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CARE BLOGGER

Pubblicato 21/02/2012 da paroladistrega

Sono una donna e sono una blogger. Esattamente, sono una di quelle blogger che non stanno dietro ai portali-siti-blog (ahimè spesso creati da donne) che propinano l’ideale femminil-casereccio: la ricetta del giorno, la scarpa del giorno, l’oroscopo del giorno e – caspiterina! – pure l’uomo seminudo del giorno. No! Sono una donna che cerca come un cane da tartufo quei luoghi virtuali dove la donna – ma guarda un po’ – pensa. E quando pensa, lo fa pure molto bene.

 “I have a dream” disse qualcuno che ha fatto la storia. Io la storia non la farò mai di certo, ma ogni giorno provo comunque a portare avanti i miei progetti, i miei desideri, i miei sogni. Come tutte noi. E  c’è un sogno in particolare che mi piacerebbe tanto veder realizzato. E’ un sogno che molte di noi coltivano.

I have a dream” mi permetto di dire oggi. E lo dico, in particolare, a Marina Terragni giornalista di “Io Donna” (una professionista che seguo sempre con grande interesse e stima) e lo dico alle blogger  della Rete delle Reti (laretedellereti.blogspot.com). Sia Marina che le sorelle blogger hanno inserito in rete il loro invito a creare una grande rete al femminile, comprendente tutte le blogger attive nella tutela della dignità femminile, tutte le blogger stufe e  arci-stufe di un modo di pensare ed agire pericolosamente testosteronico.  Mi rivolgo a loro, donne felicemente pensanti e scrivo senza alcuna ironia e con molta serietà: amiche care, non cadiamo nel solito atto di masochismo collettivo. Non facciamoci del male. Non mettiamoci le une contro le altre. Se siamo davvero stanche di farfalle inguinali e miss patate, proviamo a camminare tutte insieme. Se siamo davvero stanche di subire una realtà che ci viene somministrata già bella costruita e confezionata a dovere, proviamo a collaborare. Se “maxi rete” deve essere, che sia: ma tutte insieme. Sì, perché insieme – lo sappiamo benissimo – possiamo essere più forti e produttive di qualsiasi Leviatano al maschile.

E ORA ANCHE “MISS PATATA”….

Pubblicato 20/02/2012 da paroladistrega

C’è una categoria di professionisti che non comprendo: i pubblicitari. Cioè quelle persone molto trendy, fashion, glamour che si riuniscono come cavalieri della Tavola Rotonda per pensare e sfornare idee meravigliosamente attuali, socialmente incisive, incredibilmente esplosive. Cioè quelle persone molto acute, molto attente, molto preparate che studiano ogni sfumatura del mercato della domanda dei più disparati generi di consumo, per poi rispondere con un’immagine dell’offerta quanto mai appetibile, desiderabile.

Forse non comprendo i pubblicitari perché loro sono troppo “avanti” per me: gente con una marcia in più. Sanno quello che vogliamo, quello che ci frulla in testa, quello che nascondiamo nei meandri più profondi dell’inconscio, quello che desideriamo e aneliamo come Colombo in cerca delle Indie (per poi accorgersi che era tutta un’altra cosa…). 

Insomma, queste teste intrise di neuroni tempestosi, conoscono perfettamente le dinamiche della società moderna. Soprattutto, conoscono noi donne. Sanno come siamo fatte, cosa pensiamo, ciò che desideriamo, come viviamo. E’ per questo che le belle  pubblicità della tv ci rappresentano come la riesumazione della donna medioevale: un arnese destinato solo alle due mansioni   della procreazione e delle cure casalinghe. Meraviglioso. Del resto è bello avere il culto del passato! E così lo schermo sempre più piatto della televisione ci propina donne che gentilmente (e in silenzio) assecondano la vitale necessità dei loro uomini di vedere le partite di calcio ventiquattrore al giorno, donne che vivono splendide relazioni extra-coniugali con spray antiodori, detersivi in polvere e prodotti anti-calcare della lavatrice, donne felicissime di sapere che quel formaggio non è solo da spalmare, ma si può pure mettere nella pasta! 

E in mezzo a tutto questo panorama di bambole-soprammobili-robot, ci giunge pure la notizia che una famosa azienda di produzione di patatine snack, si è inventata l’ennesimo concorso di bellezza. Nessuna novità, tutto nella norma. Ma i loro pubblicitari sono la quintessenza dei pubblicitari, perché hanno trovato una denominazione alquanto – come dire – dignitosamente femminile. Sì, perché il concorso si chiama Miss Patata. E ho detto tutto.

UNA DONNA NEL BRANCO?

Pubblicato 18/02/2012 da paroladistrega

Mi piace usare l’ironia. Non perché io ami le barzellette da quattro soldi, quelle da camerata. Non perché oggigiorno necessariamente si debba sorridere su tutto. Mi piace l’ironia solo perché a volte mi arrabbio talmente tanto che è meglio che io sfoghi così quel diavolaccio che sento in corpo. Ma in casi come quello dello stupro accaduto all’Aquila in questi giorni, non posso usare ironia. Non ce la faccio. E il diavolaccio esce così com’è: corna, coda e forcone compresi. 

La mia rabbia è  dovuta al fatto che qua e là nei giornali si parli di uno stupro del branco come di “pratica sessuale estrema, praticata da un gruppo di più uomini….”, come per definire un po’ più elegantemente l’atto barbarico:  il termine branco  qui diventa simpaticamente “gruppo di più uomini”, che sa tanto di uscita per andare allo stadio o di pizza del sabato sera. La mia rabbia è dovuta al fatto che la ragazza violentata – probabilmente anche con arnesi di metallo – era una donna “coinvolta non consenziente”: ma fa così fatica scrivere le cose con il loro nome e definirla violentata, stuprata e quant’altro?

Ma non basta. La mia rabbia più grande, in fondo, non è contro i media: tanto ormai siamo tutte abituate a frasi penosamente maschiliste. La mia rabbia più grande  – e, permettetemelo, anche il mio stupore – è contro quella donna presumibilmente presente come componente del branco. A far cosa? La spalla ad un atto bestiale? A far cosa? Ad assistere allo scempio della dignità e dell’anima di un’altra donna?

Qui non c’è da ridere, qui non si può fare ironia. Qui c’è solo da piangere. 

DONNE…. PAGATE IL CANONE

Pubblicato 16/02/2012 da paroladistrega

 

Ci alziamo la mattina barcollando come ubriache perché soffriamo di una stanchezza atavica: cioè, non abbiamo proprio più recuperato dalla nascita. Prepariamo il caffè, sistemiamo casa per quanto è possibile in dieci-quindici minuti di corse affannate, ci restauriamo un pochino per piacerci quel tanto che basta (e sottolineo piacerci…. non piacere agli altri….). Per chi è mamma, doppia dose di lavoro: vestimento prole, controllo zaini, tragitto in auto fino a scuola. E saluti di rito: “bacio bacio – a dopo – fai il bravo”.

Al lavoro, pelo sullo stomaco lungo qualche chilometro, perché tanto c’è sempre qualcosa che non va. Del resto, la perfezione non è di questa terra. E se il p.c. si accende senza danze propiziatorie e la stampante funziona, ci sentiamo già fortunate.

E con il mal di testa che ci perseguita da due giorni, i piedi gonfi (perché abbiamo voluto provare le scarpe nuove), il pensiero all’amica che non vediamo da mesi, le bollette dentro la borsa scadute da una settimana perché sistematicamente ci dimentichiamo di pagarle (forse speriamo che evaporino…), il tramezzino preso al bar e mangiato in due minuti scarsi, una telefonata veloce a casa per sapere se il tetto è ancora dove l’abbiamo lasciato, ci trasciniamo fino al termine della giornata lavorativa. Al termine? Quale termine? Ora inizia il bello!

Arriviamo a casa trafelate e con un diavolo per capello a causa del traffico, che è la maledizione del millennio. Ci leviamo  l’abitino da brava ragazza, indossiamo la nostra tutona da astronauta sulla luna e iniziamo la disinfestazione del luogo. Marito e figli compresi. E poi preparazione cena: taglia, affetta, sminuzza, polverizza, impasta, friggi, cuoci, impadella-spadella….

Sfamiamo la truppa e poi – mentre pensiamo con gioia  al conquistato diritto di vedere cinque secondi di tv sdraiate sul divano – ci giriamo e vediamo dentro quella scatola una tipa  in sospetto sciopero di mutanda che scende la scalinata del palcoscenico del festival di Sanremo. Minimo minimo, ci viene da dire: “mannaggia!  Non ho ancora pagato il canone!”

 

 

THE DAY AFTER

Pubblicato 15/02/2012 da paroladistrega

 

Nel day after della prima serata sanremese, potrei recitare una parte da intellettuale radical-chic e affermare che “assolutamente no! Non ho visto, né mai vedrò il festival di Sanremo!”. Ma è meglio che io ammetta i miei peccati. Sì, con la febbre a trentotto, con p.c. sul piumone e telecomando pervaso da incontenibile zapping, ho ceduto alla terrena tentazione di soffermarmi ad ascoltare cinquanta minuti di rata annuale del canone rai, dedicata al  monologo di un famoso cantante (poi arricchito dall’elevata opinione di altre menti).

Nonostante la febbre, ho assistito ad un minestrone di critiche su Chiesa, Consulta, Unione Europea (in particolare, situazione in Grecia). Ecco: potrei anche condividere buona parte di quelle critiche, potrei anche sottoscrivere qui, subito, certe posizioni. Ma c’è una cosa che proprio non capisco (sarà la febbre?): come mai  quelli che siedono su “poltrone strategiche” (anzi, che ci sono proprio incollati sopra) o che stanno davanti alle telecamere, si sentono investiti dell’alto potere di insegnare a noi –  comuni, normalissimi mortali –  come vivere,  pensare,  agire?

E allora, mi rivolgo a Loro. A tutti quelli che gestiscono tale potere, nel bene e nel male, con competenza certificata o meno, con dedizione o menefreghismo, con trasparenza o con cupidigia: carissimi, c’è una novità…. anche noi riusciamo a pensare….

Ah! Dimenticavo. Avrei ancora una domanda, importantissima e di più: ma stasera al festival ci sarà la modella Ivana? Poverina, ha il torcicollo. Ne parlano tutti i giornali. Che tragedia! Nel frattempo si viene a sapere che nella notte tra sabato e domenica scorsi, una ragazza è stata violentata in Abruzzo, probabilmente da un branco di quattro individui. Lasciata nella neve in mezzo ad una pozza di sangue. Qualche tg ha dedicato un minuto anche a lei…. 

PERCHE’…. PAROLA DI STREGA?

Pubblicato 14/02/2012 da paroladistrega

Perché ci sono donne, come me, stanche di essere rappresentate spesso dal mondo della pubblicità come bamboline   anni ’50 preoccupate della macchia di sudore che non va via dalla camicia, stanche di essere rappresentate in tv da esplosioni di plastica e stacchi di coscia, stanche di dover far parte di c.d. “quote rosa” per aver diritto a dire due parole.

Perché io, donna del duemiladodici d.C.,  senza plastica aggiunta e senza botulino, ma con un certo numero di neuroni simpaticamente attivi ed empatici tra loro,  devo ancora lottare ogni giorno per esprimere il mio pensiero.

Perché voglio ricordare quelle povere c.d. streghe mandate al rogo da tribunali di uomini, nel corso di secoli: perché avevano i capelli rossi, perché raccoglievano erbe di notte nei boschi, perché erano troppo indomabili e libere….

Non scriverò di magia ed occulto. No! Scriverò solo di ciò che vedo e ascolto intorno a me. E come le  streghe dirò sempre ciò che penso. Del resto, chi sono le streghe oggi? Forse quelle donne che si sentono libere di esprimere la loro opinione. E per questo danno molto fastidio.

La Strega è “solo” una Donna…. ma anche qualcosa in più: è una Donna che pensa liberamente.

Parti di lui

Sono un Dugongo spiaggiato.

PALESTINE FROM MY EYES

Generating a fearless and humanising narrative on Palestine!

paroladistrega

BARBARA GIORGI

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Posto Occupato

È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza.

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BARBARA GIORGI