LA MORTE DELL’ANIMA

Pubblicato 17/03/2012 da paroladistrega

Ho davanti a me la foto di una ragazza. E’ bella, tanto bella. Ha occhi dolcissimi. La bocca accenna un sorriso: sembra quello elegante ed enigmatico di Monnalisa. E’ una diciannovenne dell’Ucraina. Ma potrebbe essere italiana o di qualsiasi altra nazionalità. Non importa. Quello che importa è che – pochi giorni fa, vicino a Kiev  –  è stata violentata da un branco di esseri sedicenti umani, che hanno provato anche a strangolarla. Infine, per completare la loro indefinibile opera,  le hanno dato fuoco. Ora questa giovane donna è un tronco umano: a causa delle ustioni, i medici hanno dovuto amputarle le gambe e il braccio destro.

Come lei: tante, troppe donne. Come lei: belle, non belle, giovani, meno giovani, ovunque nel mondo, vittime di violenze sessuali o fisiche o psicologiche (o tutto insieme).

In Italia,  dati certi ed attendibili su questo “fatto sociale” sono quelli raccolti dai Centri antiviolenza (www.antiviolenzadonna.it, numero di pubblica utilità 1522). A questi si aggiungono indagini Istat e altre ricerche scientifiche. In base ad un’indagine Istat del 2006, sono 6 milioni 743 mila le donne vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita. Oltre il 90% delle violenze non viene denunciato. E tra i numeri più recenti (febbraio 2012), la studentessa stuprata vicino l’Aquila.

Numeri. Certo servono per farci comprendere la portata del fenomeno. Ma non bastano per farci capire ciò che le donne violentate subiscono. Non si può comprenderlo davvero. Quando, dopo aver subito una violenza fisica o sessuale, una donna si ritrova nel letto di un ospedale oppure – peggio – da sola in casa propria, quale scappatoia può adottare la sua mente, quale via di fuga, quale elaborazione del lutto può compiere per sopravvivere?

Ci chiediamo ovunque e spesso quale pena potrebbe e dovrebbe essere inflitta ai colpevoli di simili atti infami. Quale pena potrebbe essere sufficiente, adeguata? 

Probabilmente nessun purgatorio terreno è idoneo per riscattare coloro che uccidono l’anima delle donne, lasciando solo corpi dolorosamente deprivati.  

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