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Tutti gli articoli per il mese di aprile 2012

ROSSO DI SERA, BEL TEMPO SI SPERA….

Pubblicato 25/04/2012 da paroladistrega

Una delle mie amiche di Facebook  mi ha segnalato un bell’articoletto pubblicato online, dal titolo “le donne che si vestono di rosso vogliono sesso”:

http://www.giornalettismo.com/archives/275046/le-donne-che-si-vestono-di-rosso-vogliono-sesso/

Nell’articolo, potete prendere atto di uno studio condotto dall’accademico Nicolas Guéguen, dell’Università della Bretagna del Sud. I dettagli li trovate nel suddetto articolo. Qui vi dico solo che l’esimio prof. è giunto alla seguente conclusione: la donna che indossa il colore rosso è disponibile a fare sesso al primo appuntamento. E l’articolo pubblicato da Giornalettismo sottolinea: “Se lo studio di Nicolas Guéguen fosse confermato, l’intera industria dell’abbigliamento così come quella della cosmetica rischierebbe il collasso, visto che per sedurre basta un semplice capo rosso…”

Beh, il rosso non è un colore scialbetto. Non è un colore tranquillo. Ci mette del suo e si fa notare. Infatti è uno dei c.d. colori primari, è il primo colore dell’arcobaleno, è il primo colore percepito dai neonati, è il colore del sangue, è il colore del fuoco, è il colore della ribellione.

E’ pure il colore del semaforo quando ci comunica lo stop.

Insomma, il rosso è un colore – per così dire – vivace e colmo di energia.

Quindi, poniamo pure che il “maschio-toro scalpitante” nel vedere una woman in red possa pensare “questa ci sta”. Rimane un problemino: qualcuno si è dato la pena di ipotizzare che la donna che indossa qualcosa di rosso è solo perché ha voglia di sentirsi positiva, colorata, allegra? Della serie: rosso di sera, bel tempo si spera.

No. Nessuno si è dato la pena. Ciò che conta è la mente del maschio. Chissenefrega di ciò che pensa-desidera  la donna.

Io butto lì un’ipotesi, recuperando il semaforo di cui sopra.

Uomo:  rosso ergo sesso.

Donna: rosso ergo…. stop!

 

LE NAZIFEMMINISTE

Pubblicato 23/04/2012 da paroladistrega

Un lungo cammino quello delle donne. Lungo  e faticoso. Da Eva progenitrice in poi, siamo state di tutto e di più.

Per qualche millennio abbiamo fatto gli “angeli del focolare”. E il ruolo c’è riuscito proprio bene, perché del resto non vedevamo alternative. Con sole 4 “emme” si potrebbe riassumere tutto un mondo, una realtà storica: mogli,  madri, massaie e  pure meretrici.  

Poi, dopo un medioevo cupo e soffocante durato fino all’altro ieri, abbiamo provato ad alzare la testa. Così da angeli siamo diventate diavoli: suffragette-libertine-femministe.

Da quegli anni del femminismo forte e passionario, oggi stiamo provando a continuare il nostro cammino. E ci diamo pure un sacco di gomitate. E ce ne diciamo di cotte e di crude. E litighiamo.

Purtroppo non riusciamo ancora a sbrogliare la matassa (forse non siamo brave massaie). Tutto è ancora un groviglio di fili: chi tira a destra e chi tira a sinistra (spesso senza riferimenti politici, così…. solo per tirare).

Però ci proviamo. Sì.

Ad esempio: intasiamo il web di iniziative, di momenti di condivisione, di post, di link. E creiamo eventi dove il virtuale poi diventa reale. Ci conosciamo, ci annusiamo, ci osserviamo.

Sappiamo che è dura superare certi modelli maschili costruiti sul mito del goal e del cartellino giallo e rosso. Sappiamo che dobbiamo costruirci i nostri modelli comportamentali al femminile. Quindi, a volte credendoci un po’ di più, a volte un po’ di meno, continuiamo il nostro cammino verso l’El Dorado delle pari opportunità.

Ma c’è sempre la sorpresa dietro l’angolo. Anzi, dentro la tv. Perché accade che uno si sveglia la mattina e decide di ribattezzare quelle che si occupano di pari opportunità con il termine di “nazifemministe”.

La qual cosa viene stigmatizzata da qualche giornale, soprattutto online (giulia.gobalist.it).

La qual cosa viene stigmatizzata da qualche blogger.

Ma io mi chiedo:  tanto cammino, tanta fatica per passare da angeli del focolare a nazifemministe? Cioè, da zerbini a Caron dimonio con occhi di bragia.

Per concludere in bellezza, indico alcune pagine Facebook di gruppi di “nazifemministe” (i link che indico sono ovviamente una goccia nell’oceano). Mi raccomando:  attenzione a mettere il “mi piace” o a richiedere di entrare nei gruppi. Potreste finire all’inferno.

 

GRUPPO LETTERA AI PARTITI

http://www.facebook.com/groups/163335113778763/

LE NOSTRE FIGLIE NON SONO IN VENDITA

http://www.facebook.com/groups/110315819033335/

LA PUBBLICITA’ SESSISTA OFFENDE TUTTI

http://www.facebook.com/groups/pubblicitasessistaoffende/

 FEMMINISTE

http://www.facebook.com/groups/249783391777356/

SNOQ LAPOLITICA DELLE DONNE E L’ARTE DELLA FELICITA’

http://www.facebook.com/groups/135170996608214/

 CONSIGLIERE  DI  PARITA’  DELLE  MARCHE

http://www.facebook.com/ReteDelleConsigliereDiParitaDelleMarche

CORPO DI POESIA PROJECT

http://www.facebook.com/pages/Corpodipoesiaproject/439531105200?ref=ts

BAMBOLE SPETTINATE E DIAVOLE DEL FOCOLARE

http://www.facebook.com/pages/Bambole-spettinate-e-diavole-del-focolare/163383063758761

 NOI DONNE

http://www.noidonne.org

 

 

LA DIGNITA’ DELLE DONNE

Pubblicato 17/04/2012 da paroladistrega

Cos’è la dignità? Dal Treccani online: “condizione di nobiltà morale….”

E cos’è la dignità delle donne? Si presume, la “condizione di nobiltà morale” di queste.

Sulla prima, intesa in senso lato e quindi riferibile a tutto il genere umano, ovviamente non si discute.

Sulla seconda, si discute eccome.

Ma anche di più: si pone in dubbio, si mina, si attacca, si lede, si forza, si deturpa, si contamina, si sporca.

Vaneggio? No, non vaneggio. Basta dare un’occhiatina intorno: mass-media, web, cartelloni e affissioni varie per le strade, in ogni dove.

Ovunque è un uso-profuso-diffuso di doppi sensi, metafore, ironie penose sulla donna. Viene calpestata la sua dignità, la nostra dignità, in nome del “business is business”.

Si va dal calice di vetro sbeccato con la scritta “STOP ALLA VIOLENZA SULLE STOVIGLIE” (Miele) che induce a pensare ad una tristissima analogia con il tema della violenza sulle donna, fino alla spilletta delle  commesse (Rinascente) con la scritta “AVERLA E’ FACILE, CHIEDIMI COME” che induce ad un doppio senso alquanto edificante (dovrebbe servire a far richiedere ai clienti una “carta fedeltà”….. ma mi dicono che alcuni simpatici e goderecci clienti uomini chiedono altro).

Ordunque.

L’idea sfavillante del calice sbeccato è stata sfornata da un team creativo composto da un uomo e tre donne.

L’idea sfavillante della spilletta invitante è stata sfornata dalla responsabile marketing di Milano…. che si stupisce di fronte alla “ribellione” delle commesse di Firenze (brave ragazze!).

Già. C’è pure da stupirsi.

Io invece mi stupisco del fatto che queste idee meravigliose siano partorite da donne.

 

 

IL PATTO DI GENERE

Pubblicato 15/04/2012 da paroladistrega

Sabato 14 aprile 2012, a Milano, incontro nazionale SNOQ. Hanno parlato di RAPPRESENTANZA. Hanno anche precisato l’esigenza di un  “patto di genere, aperto, pluralista, trasversale” (Marina Terragni).

A me piace il movimento SNOQ. E mi piace Marina. Ma il “patto di genere” (che sosterrei ben volentieri) mi lascia perplessa. Non per la definizione in sé, non per le intenzioni di Marina o degli SNOQ, ma perché contro questa sedicente apertura trasversale delle donne…. ci sto sbattendo il naso ogni santo giorno.

Ora: nella mia infanzia ho creduto a Babbo Natale, alla Befana, a Pinocchio, ai sette nani e pure all’asino che vola. Ma all’età di circa sette anni, ho capito la differenza tra favola e realtà.

E oggi più che mai, a questa favola dell’apertura,  collaborazione, cooperazione o pinco pallino si voglia chiamarla….  no, non ci credo.

Credo nell’esigenza assoluta ed impellente della “rappresentanza”, ma non credo nella fattibilità dei “patti di genere”. Per cui? Vedo un  cane che si morde la coda….

Quale potrà essere la formula magica che farà unire le donne in un patto, superando la competitività, la sindrome da numero uno, la tara del “taci perché c’ero prima io”?

Di donne che agiscono con concretezza per la causa della rappresentanza ce ne sono, eccome. Ma poche. E queste poche non bastano per trasformare la favola in realtà.

In qualche mio post precedente ho sostenuto che la “sorellanza” esiste. Ma devo precisare:

–         credo nella “sorellanza” come fenomeno che accomuna le donne nel momento del bisogno di condivisione emotiva: di fronte ad un lutto-mancanza, di fronte a problemi del quotidiano, di fronte a necessità di sostegno psicologico;

–         non credo nell’apertura tra donne in situazioni poco poetiche e molto prosaiche, quali politica e potere in senso lato. Perché lì scatta appunto la sindrome da number one.

In pratica:

–         La “sorellanza” è un FATTORE INNATO (da dna) perché è dovuto alla nostra naturale indole alla condivisione emotiva;

–         Il c.d. “patto di genere” sarebbe invece un FATTORE ACQUISITO per esigenze di contesto politico, di potere (spazi destinati storicamente all’uomo).

 E alle donne, da sempre,  riescono meglio le situazioni innate, rispetto a quelle acquisite. Purtroppo.

Comunque, spero che gli SNOQ riescano a trovare la formula magica per risolvere il problema. Io, pur essendo strega, proprio non ci riesco….

 

LE DONNE STUPIDE

Pubblicato 06/04/2012 da paroladistrega

Sì, è vero:  non vorremmo essere uomini neppure per tutto l’oro del mondo. Perché ci piacciamo tanto così.

Con tutta questa bella dose di intelligenza emotiva, galoppante ed innata che pervade ogni attimo della nostra esistenza.

Con tutti i nostri dubbi, le certezze assolute, la tendenza a fare le madri protettrici di qualsivoglia essere (gatti randagi compresi).

Con la sindrome da “vestale del tempio” da cui proviamo a liberarci e che ci insegue da sempre.

Con la risata liberatoria, il pianto da ormone, la voglia di esserci, di dire la nostra, di fare qualcosa di semplicemente importante.

Con il desiderio di parlare, di raccontarci, lasciando i silenzi solo per gli attimi di riflessione, di serena autocritica, magari davanti a uno specchio o alla tastiera del p.c.

Durante la settimana, siamo capaci di mandare avanti una famiglia, di studiare, di lavorare, di occuparci di temi sociali, di politica. E nel fine settimana possiamo pure tagliare l’erba del giardino, potare le piante, dipingere una parete color rosa pesca, mentre rispondiamo al telefono e sforniamo lasagne.

Siamo così.

Ma perché invece sulla piazza mediatica, varie pubblicità ci dipingono come delle benemerite stupide? (scrivo “varie” per non “generalizzare”, sennò mi bruciano viva… e ho già due o tre scottature a ciò imputabili).

Esempio a caso (non troppo a caso). Pubblicità di assorbenti.  Sequenza: giovane e bella “donna al volante-pericolo costante” rincorsa da un poliziotto-uomo in moto (ovvio, perché la legge è meglio rappresentata dall’individuo maschio rombante). Il poliziotto-emblema della legge ferma l’auto allegrotta della conducente allegrotta: sorridente e svampitella non perché la medesima abbia bevuto – credo e spero  –  ma solo perché è la  miss “testa vuota ma bella” di turno (stereotipo meravigliosamente testosteronico). Il poliziotto chiede i documenti e la tipa fruga nella borsa di Mary Poppins da dove esce di tutto. Alla fine, quale  manifestazione tangibile della sua testa vuota, consegna al centauro un assorbente al posto della patente.

Slogan finale altamente chiarificatore: “Metti in ordine i tuoi assorbenti…”

Va bene, provvediamo subito. Ma voi iniziate a fare un po’ di…. pulizia

DONNE: AUTOLESIONISMO DI GENERE?

Pubblicato 01/04/2012 da paroladistrega

Sono blogger per destino e appartengo a vari gruppi Facebook per scelta (come molti di noi, oggigiorno). Spesso per i miei scritti nel blog, ma soprattutto per le mie opinioni espresse nelle bacheche dei gruppi fb, mi scontro con altre donne. Ho esaminato per bene la cosa: le donne con cui mi confronto in modo costruttivo sono prevalentemente giovani (dai venti ai quarant’anni), mentre le donne con cui mi trovo a discutere in modo  improduttivo, sono soprattutto donne over-cinquanta.

Esattamente, le over-cinquanta (non tutte ma quasi) mi fanno sempre ben presente che loro sono sulla “piazza” da molto più tempo: le regole sono già state dettate e le donne che vengono dopo devono solo tacitamente accettarle e… stop! Questo vale per le “vecchie” blogger, giornaliste, politiche, opinioniste, femministe e chi più ne ha più ne metta. Non mi scontro con le casalinghe solo perché non sono casalinga  d.o.c. (cioè sono proprio una frana in casa: meglio evitare….).

Allora ecco qui una bella novità:

–         noi che non siamo over cinquanta,

–         noi che veniamo “dopo” la Resistenza, il Sessantotto, la legge sull’aborto, il divorzio e via dicendo (ma avremmo voluto tanto esserci),

–         noi che non siamo intrise dalla sindrome da “number one” sempre e comunque,

–         noi che siamo cresciute (ahimè) pure con la Barbie che ci ha creato non pochi problemi di identificazione in tenera età,

–         noi che crediamo che la parità di genere debba nascere dentro casa nostra e arrivare fino al colle del Quirinale,

noi, giovani e un po’ meno giovani ragazze di oggi,  comunichiamo alle amiche over, di essere decise più che mai a camminare, ad andare avanti, adottando quelle “regole” che ci sembrano giuste, ma modificando-rinnovando quelle superate.

Perché care amiche sessantottine, il mondo cambia e il “femminismo” di oggi non è più quello arrabbiato, da coltello tra i denti. Cambiano le situazioni, cambia il contesto storico, cambiano le esigenze, cambiano le donne.

E ora scatenatevi pure.

Parti di lui

Sono un Dugongo spiaggiato.

PALESTINE FROM MY EYES

Generating a fearless and humanising narrative on Palestine!

paroladistrega

BARBARA GIORGI

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Posto Occupato

È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza.

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Laboratorio di libero pensiero e azione politica

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IllustrAutrice

BARBARA GIORGI