DONNE: AUTOLESIONISMO DI GENERE?

Pubblicato 01/04/2012 da paroladistrega

Sono blogger per destino e appartengo a vari gruppi Facebook per scelta (come molti di noi, oggigiorno). Spesso per i miei scritti nel blog, ma soprattutto per le mie opinioni espresse nelle bacheche dei gruppi fb, mi scontro con altre donne. Ho esaminato per bene la cosa: le donne con cui mi confronto in modo costruttivo sono prevalentemente giovani (dai venti ai quarant’anni), mentre le donne con cui mi trovo a discutere in modo  improduttivo, sono soprattutto donne over-cinquanta.

Esattamente, le over-cinquanta (non tutte ma quasi) mi fanno sempre ben presente che loro sono sulla “piazza” da molto più tempo: le regole sono già state dettate e le donne che vengono dopo devono solo tacitamente accettarle e… stop! Questo vale per le “vecchie” blogger, giornaliste, politiche, opinioniste, femministe e chi più ne ha più ne metta. Non mi scontro con le casalinghe solo perché non sono casalinga  d.o.c. (cioè sono proprio una frana in casa: meglio evitare….).

Allora ecco qui una bella novità:

–         noi che non siamo over cinquanta,

–         noi che veniamo “dopo” la Resistenza, il Sessantotto, la legge sull’aborto, il divorzio e via dicendo (ma avremmo voluto tanto esserci),

–         noi che non siamo intrise dalla sindrome da “number one” sempre e comunque,

–         noi che siamo cresciute (ahimè) pure con la Barbie che ci ha creato non pochi problemi di identificazione in tenera età,

–         noi che crediamo che la parità di genere debba nascere dentro casa nostra e arrivare fino al colle del Quirinale,

noi, giovani e un po’ meno giovani ragazze di oggi,  comunichiamo alle amiche over, di essere decise più che mai a camminare, ad andare avanti, adottando quelle “regole” che ci sembrano giuste, ma modificando-rinnovando quelle superate.

Perché care amiche sessantottine, il mondo cambia e il “femminismo” di oggi non è più quello arrabbiato, da coltello tra i denti. Cambiano le situazioni, cambia il contesto storico, cambiano le esigenze, cambiano le donne.

E ora scatenatevi pure.

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4 commenti su “DONNE: AUTOLESIONISMO DI GENERE?

  • 1968 …tante verità ma altrettante menzogne, di cui spesso sono espressione e portatrici “mal sane” tanto le DONNE, quanto anche gli UOMINI. Considerata l’età media attiva di allora, più o meno 20 anni e quindi individuato tra la fine degli anni 40 e gli inizi degli anni 50, il periodo di nascita, oggi 2012 costoro si aggirano volendo restare larghi, tra i 58 e 64 anni, ovvero GRAZIE a Dio e un po meno ai ns. Governi, il loro attivismo è ormai …al traguardo!!! A costoro è in parte subentrata e sta subentrando tutt’ora la generazione di passaggio tra i 40 e i 50 anni, più verso i secondi che non i primi e che haimè, non fanno per niente ben sperare. E quella tra i 30 e i 40 anni, più verso i secondi che non i primi, ovvero NOI, cos’ha da dire, cos’ha da fare, cos’ha da realizzare concretamente? Perché la ns. generazione non transiti inosservata per inconsistenza, immaturità e menefreghismo, o ancora peggio …si divida, si ripartisca, si frantumi chi con questo e chi con quella, non considerando che la storia, la cultura e soprattutto l’intelligenza ci insegnano che, da che mondo è mondo …l’UNIONE fa la FORZA!!!

  • Che dire Steg? proprio così…tanto le donne quanto gli uomini di certa generazione soffrono di questa benedetta sindrome da numero uno e una volta incollati alla poltrona del potere (o pseudo-potere) non si scollano più.
    Io ho parlato delle donne perché il mio incontro-scontro prevalente si verifica con loro, con le mie colleghe di “genere”. A volte trovo più facile discutere con gli uomini perché con loro posso vivere una competizione in termini educativi, di contesto, acquisita: con le donne invece si tratta di “competizione innata”, non acquisita nel tempo, ma presente nel dna, tramandata da Eva alle sue figlie di oggi.
    Perché questo autolesionismo di genere? Forse perché la “lotta” per emergere-affermarsi lascia amarezza…. chissà…
    Anche gli uomini certo si scontrano: ma in loro non c’è “autolesionismo di genere”, perché se un uomo si fa male, lo fa a se stesso e basta. Quando invece noi donne ci scontriamo, gli effetti negativi ricadono su tutte.
    E questo accade perché gli uomini hanno posizioni consolidate: le donne – ahimè – non ancora…. 😦

  • “In politica abbiamo tutti e tutte la stessa età!”
    “La sola identità biologica o anagrafica è povera e ripetitiva, non produce coscienza di sé, né progetto”
    Lidia Menapace
    Provo sempre un certo fastidio, quando sento parlare di giovani come categoria politica. Può darsi che questo appaia come una sorta di corporativismo da parte mia, che sono molto vecchia, e magari lo è. Per questo vorrei tentare una riflessione meno superficiale ed escludente.
    Ma prima di tutto cito una importante donna di anni fa dell’Udi, Maria Michetti, che in proposito aveva una opinione molto precisa e la enunciava con quella nettezza e forza che tutte quelle che l’abbiamo conosciuta, non possiamo dimenticare. Soleva dire: “In politica abbiamo tutti e tutte la stessa età!”
    E se la si guardava stupite, aggiungeva: “Perché nella politica ci si associa su progetti prospettive programmi, che vengono scritti votati e approvati perché si è di quella opinione, non perché si è della stessa età”. Del resto, io pure, dopo aver lottato a vita, trovando anche molti ostacoli e difficoltà, quando cominciai a sentire che mi appellavano “nonnina, nonnetta, vecchina vecchietta”, con ciò riconoscendomi il privilegio di poter salire le scale con calma e passare per prima da una porta, rivendicavo con forza il diritto al fiatone, ma nello stesso tempo risposi con un rifiuto agli affettuosi appellativi, fondando anzi un “Club delle Vecchiacce”, cioè di quelle donne anziane, che non rinunciano ad essere delle streghe invecchiate e amano anche fare ancora un po’ di paura: ma si tratta di giochi di società, non è politica.
    Invece, quando gli e le studenti incominciarono ad essere chiamati/e “giovani”, a metà circa degli anni settanta, scrissi sul manifesto un articolo nel quale sostenevo – e sono ancora di quella opinione – che il o la giovane è “biodegradabile”, dato che la gioventù è una malattia che con l’età passa di sicuro, mentre lo o la studente è un soggetto sociale e politico, che si costruisce una coscienza del suo ruolo, diritti ecc: dunque è molto preferibile chiamarsi o essere appellato/a studente, studente lavoratore o lavoratrice, studente precario/a, ecc.ecc.
    Cioè siamo definite e ci definiamo in base a determinazioni, dette spesso anche identità, che fanno riferimento al genere o al ceto o gruppo sociale o classe di cui ci dichiariamo parte, non per caratteristiche biologiche. Infatti non è possibile costruire una coscienza di sé in quanto bionda o con gli occhi verdi, mentre lo è in quanto lavoratrice dipendente, ricercatrice, madre single ecc.ecc. Questo ci fa obbligo di studiare analizzare connettere le caratteristiche delle varie forme di coscienza di sé che scopriamo o costruiamo, di misurare la forza reale che possiamo esprimere, trovare linguaggi e forme di relazione adeguate, insomma diventare un vero soggetto politico che offre e cerca alleanze, organizzazione, obiettivi, percorsi ecc.
    La sola identità biologica o anagrafica è povera e ripetitiva, non produce coscienza di sé, né progetto, serve solo per diventare forza subalterna manovrabile da chi vuole appunto affermarsi attraverso generiche “prove di forza”, che peraltro restano fine a se stesse, conquistando una identità muscolare. Non per nulla il motto “Largo ai giovani!” era un motto fascista tipico e servì per spostare violentemente la classe al potere, sostituirla, senza combatterla, ma appropriandosi dei suoi privilegi. Non è un degno progetto e del resto, usato in un periodo di crisi strutturale e globale degli assetti capitalistici vigenti, rischia di restare stritolato e invece di fornire identità sociale produce passività sociale, proprio quando massimo è il bisogno di attività, risposta, proposta, movimento autonomo. Insomma davvero è fatica con poco costrutto il dichiararsi a gran voce “giovani” senza ulteriori determinazioni.
    In effetti il riferimento all’età è cosi poco significativo per stabilire una qualsiasi piattaforma d’azione o richiesta di diritti che non si conosce nessuna vicenda di quel tipo che non sia servita solo a fornire soccorso a chi un progetto l’aveva. È una vecchia storia, altro che gioventù!

    http://www.noidonne.org/articolo.php?ID=03819

  • Cara Lidia, ti ringrazio per il contributo interessante, approfondito e costruttivo.
    Però però però…..io, da parte mia, continuo a sostenere che se le più mature (continuiamo a stare sul tema di genere) sbarrano la strada alle giovani, queste non si faranno mai le ossa. Va di moda tacciare di qualunquismo, superficialità, menefreghismo le giovani di oggi, in ogni dove. Ma se le “poverelle” devono battersi quotidianamente con le sorelle maggiori, dove si andrà a a finire? Qui non si tratta di dire “largo ai giovani”: ma semplicemente, diamo un po’ di credito anche a loro. O no? Le rotture con il passato sono sempre dolorose, ma ci vogliono: il mondo cammina avanti guardando indietro….ma cammina.
    Io, da quarantenne (quindi cresciutella), mi sono addirittura sentita dire: “prima fatti le ossa e poi parla” da chi ha già percorso la propria strada.
    Ma anche no! A parte il fatto che non sono una poppante, io parlo eccome! E il “via” non me lo danno certo le sedicenti Vestali del Tempio della Saggezza. Sono dotata di neuroni: il “cogito ergo sum” di cartesiana memoria è validissimo ancor oggi…. 😉

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