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Tutti gli articoli per il mese di maggio 2012

LE PARATE NAZIONAL-GLORIFICANTI

Pubblicato 31/05/2012 da paroladistrega

A cosa serve una parata militare? Esattamente, a cosa serve la parata militare del 2 giugno, Festa della Repubblica? Ah già.

Serve a ricordare che, tramite il referendum del 2 e 3 giugno 1946, abbiamo scelto la repubblica, al posto della monarchia.

Serve a ricordare che siamo una Nazione militarmente ben messa.

Serve a ricordare le nostre missioni di pace all’estero.

Serve a ricordare i nostri caduti in guerra.

Ma noi italiani non siamo idioti. Queste cose le sappiamo perfettamente: le abbiamo interiorizzate per bene. Noi italiani siamo orgogliosi di essere ciò che siamo (nonostante i mille problemi irrisolti della politica, dell’economia, della società).

Molti italiani chiedono al  Presidente della Repubblica di non porre in atto, almeno per quest’anno, la tanto discussa parata militare.

Perché?

Per i lutti causati dal terremoto dell’Emilia Romagna, ma anche per altro, per molto altro ancora.

Ad esempio, perché le persone si uccidono perché non sanno come andare avanti.

Ad esempio, perché vorremmo segnali tangibili di sobrietà da parte di chi ci governa.

Qualcuno potrebbe obiettare che siamo un Paese malconcio da un bel po’ di tempo. Vero. Ma forse oggi siamo più stanchi di ieri.

Napolitano ha detto: “Celebreremo il 2 giugno perché la Repubblica deve dare il segno della sua unità, della sua vitalità, della sua forza, della serenità e della fiducia….”

Caro Presidente, non c’era bisogno di spendere tre milioni di euro per gettare fumo nei nostri occhi.

Le autoglorificazioni della Nazione andavano bene nel ventennio.

Oggi non siamo più così fessi: vogliamo concretezza. E quei tre milioni di euro per la parata, oggi come oggi, ci sembrano proprio….  fuori luogo.

 

 

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“IO, DONNA VITTIMA DI VIOLENZA”

Pubblicato 22/05/2012 da paroladistrega

Intervista a una donna vittima di violenza, con la collaborazione di PANGEA  Onlus

Premessa

Sono una blogger. E le blogger possono pure dare fastidio. Ti apri uno spazio nel web: scrivi e dici la tua. Io ho scelto di dire la mia e quella di altre donne che mi chiedono aiuto o amicizia o sostegno. Per quello che posso fare. Forse è niente, forse è poco, ma forse per loro è qualcosa in più rispetto a ieri. Io ci sono. Sempre dalla parte delle donne, di quelle vere.

Per questo vorrei capire qualcosa di più su questo flagello antico come il mondo, cancro orribile di società umane malate. La violenza sulle donne: fisica, sessuale e/o psicologica.

So già che si scateneranno alcuni contro questa intervista: “dovevi chiedere questo piuttosto che quest’altro”. E allora precisiamo subito. Ho contattato la Fondazione PANGEA ONLUS (www.pangeaonlus.org; www.sportelloantiviolenza.org) che si occupa, tra le tante altre attività svolte a favore delle donne, anche di questo problema.

Per non agire in modo invasivo-invadente su una donna vittima di violenza, ho pregato la responsabile dell’ufficio stampa di Pangea, Marina Tomacelli Filomarino, di fare da tramite. Io ho fornito le domande tramite email. Lei ha chiesto la libera adesione e disponibilità all’intervista da parte di una donna vittima di violenza, che ha intrapreso un percorso di uscita dalla violenza grazie all’aiuto di uno dei centri antiviolenza sostenuti da Fondazione Pangea. La donna che ha dato la sua disponibilità, si è presa tutto il tempo per riflettere sulle mie domande. Successivamente,  ho ricevuto le sue risposte e le ho inserite nel file. Punto e basta (per modo di dire…. altro che punto e basta!).

Questa è una libera testimonianza sulla violenza maschile alle donne.

Qui nessuno ci guadagna un centesimo. Ma una donna  – forse – è uscita dal numero delle statistiche per esprimere il suo dolore.

Tante sono le interviste coinvolgenti e terribili che troviamo da tempo sul cartaceo o sul web, su questo tema. Io ho voluto semplicemente dare il mio apporto.

Anch’io sono donna e voglio provare a capire, almeno un po’, almeno in parte.

Ringrazio la donna che ha aderito a questa iniziativa. Ringrazio la Fondazione Pangea Onlus. Ringrazio anche tutte quelle fondazioni, associazioni, onlus che si adoperano per questa piaga sociale, spesso arrampicandosi sugli specchi, spesso senza finanziamenti pubblici.

Credendoci e basta.

Marina Tomacelli Filomarino mi scrive: “questa donna è stata seguita per anni da uno dei centri che sosteniamo. E’ stata molto felice di fare l’intervista, consapevole che altre donne che oggi stanno subendo la sua stessa tirannia, magari troveranno il coraggio e la forza di agire”.

INTERVISTA  A  MARIANNA

Ciao. Vorrei che tu ti sentissi completamente libera di rispondere o meno a queste domande. Possiamo specificare solo due dati che ti riguardano?  Sei italiana o straniera? Quanti anni hai?

Sono italiana, ho 42 anni.

Sei una donna vittima di violenza. Non entriamo nei particolari. Ma puoi almeno dire di quale tipologia di violenza si tratta (fisica, sessuale e/o psicologica)? Puoi definirla solo genericamente?

Per molti anni sono stata vittima inconsapevole di violenza psicologica, economica, sessuale.

Questo tipo di violenza a cui sei stata sottoposta rientra in ambito familiare o è riconducibile a persona/e esterna/e al tuo nucleo?

Il mio maltrattante è stato mio marito.

Non descriviamo qui gli aspetti dettagliati della violenza a cui sei stata sottoposta. Però potresti provare ad esprimere, a ricordare il sentimento che si prova? E’ un vuoto interiore, è rabbia, è paura, oppure…?

Sono molti  i sentimenti che ti assalgono, dapprima ti senti triste e incredula. Poi la rabbia per non aver capito prima, ma la cosa più terribile è il senso di fallimento. Questo ti impedisce di reagire.

Come si fa a “sopravvivere”? A quali pensieri ti affidavi per andare avanti?

Quello che ti accade è talmente enorme che semplicemente nascondi a te stessa l’evidenza: sei come narcotizzata. Allora ti illudi che domani cambierà. Trovi giustificazioni per accettare ogni suo comportamento “anormale” e lo trovi giusto. Anzi: ti senti colpevole. D’altro canto lui te lo dice continuamente   “è solo colpa tua se io agisco così.”

Hai mai provato sentimenti di vendetta? E’ possibile perdonare? Sei riuscita a perdonare?

Vendetta no. Non ho mai provato questo sentimento per lui. Ma molta rabbia, quella sì. Rabbia per avermi rubato la vita, gli anni migliori ….. credo che non potrò mai perdonarlo.

 Si parla spesso di uccisione del corpo, dell’anima, della vita. Accade davvero così? Si può parlare di “morte dell’anima” nel senso di un vuoto interiore immenso (almeno nei primi momenti)?  

Durante tutti gli anni vissuti insieme, non mi sono mai sentita amata e rispettata anche nei momenti in cui lui si mostrava carino con me: ero vuota dentro, avevo solo paura e pensavo di essere io l’unica responsabile di quanto stava succedendo. Ero sola e convinta di essere io il problema: il mio corpo, la mia anima non mi appartenevano più.

Oggi ripensi spesso a quei fatti dolorosi oppure tenti di tenere tutto chiuso in qualche cassetto della memoria, perché  ricordare è ancora troppo devastante?

Ricordare fa male perché per quindici anni sono stata dentro quell’inferno, ma so che solo rielaborando il mio vissuto posso ricominciare di nuovo a riprendere la mia vita. Allora con l’aiuto di altre donne del Centro Antiviolenza sto ricominciando ad amarmi e riconoscermi …..è bellissimo!

 Qual è oggi il senso della vita per te? Hai gli stessi obiettivi di prima o hai cambiato le tue priorità?

Di sicuro le mie priorità sono diverse. Appunto sto lavorando molto su di me e sto ritrovando la voglia di vivere. Riscoprendo le mie capacità di essere donna autonoma. Recuperando la mia autostima.

Vuoi aggiungere qualcosa di tua iniziativa? Vorresti dare un tuo messaggio personale alle donne e agli uomini che leggono questa tua testimonianza?

Vorrei dire alle donne che ora sono in gabbia dentro le terribili dinamiche della violenza: non aspettate tanto tempo prima di decidervi a chiedere aiuto, in fondo tutte sappiamo di non essere felici e di essere vittime, solo che abbiamo paura di ammetterlo. E’ troppo difficile accettare che la persona a cui hai dato tanta fiducia sia la stessa che ti distrugge. Rompete il silenzio!

Grazie Marianna.

E io chiudo qui, semplicemente con un abbraccio virtuale a tutte le donne vittime di violenza.

 

 

 

 


IL CANCRO SOCIALE

Pubblicato 19/05/2012 da paroladistrega

Brindisi, oggi 19 maggio 2012.

Non ci si può credere. Una scuola, no. Una bomba davanti all’ingresso della scuola Morvillo Falcone, con timer puntato ad hoc sull’ora più propizia per colpire delle studentesse. Delle adolescenti che poi diventeranno donne. Meravigliose donne del Sud.

Non entro nello specifico, perché allo stato attuale delle cose non è possibile. Indagini ovviamente in corso: camorra oppure mafia oppure atto stragista da neo-terrorismo. Cancri sociali.

Ma non posso non scrivere. Perché ho visto il viso di Melissa in tv e mi è venuto un nodo alla gola. Non solo per il dolore, ma anche per la rabbia.

E stasera leggo su Facebook, in ogni dove, che questo accade perché viviamo in un Paese dove regnano  la corruzione, l’illegalità,  la mancanza totale di democrazia.

No. Mille volte no!

Nonostante il dolore e la rabbia, non mi faccio invischiare in discorsi di “profeti apocalittici”.

Provo dolore per la morte di Melissa, provo dolore per le altre ragazze che combattono ora in ospedale per le ferite riportate a causa di quella bomba. Ma quella bomba l’hanno messa degli infami.

E l’Italia non è un Paese di infami: noi italiani siamo persone civili, degne, che conoscono la democrazia e la vivono ogni giorno, grazie a Dio e grazie a chi ci ha preceduto.

La democrazia è VIVA più che mai e le bombe non la uccideranno mai, perché è nella nostra mente, nel cuore, nelle piccole e nelle grandi cose che facciamo ogni giorno.

Melissa è morta. E noi siamo arrabbiati neri.

CHIAMATEMI STREGA

Pubblicato 19/05/2012 da paroladistrega

Il mio monologo teatrale scritto per FRANCA RAME.

E da Lei gentilmente e generosamente pubblicato nel suo blog:

http://www.francarame.it/node/1835

Grazie…. 

  

Non importa chi sono. Non importa come mi chiamo. Potete chiamarmi Strega.

Perché tanto la mia natura è quella. Da sempre, dal primo vagito, dal primo respiro di vita, dal primo calcio che ho tirato al mondo.

Sono una di quelle donne che hanno il fuoco nell’anima, sono una di quelle donne che hanno la vista e l’udito di un gatto, sono una di quelle donne che parlano con gli alberi e le formiche, sono una di quelle donne che hanno il cervello di Ipazia, di Artemisia, di Madame Curie.

E sono bella! Ho la bellezza della luce, ho la bellezza dell’armonia, ho la bellezza del mare in tempesta, ho la bellezza di una tigre, ho la bellezza dei girasoli, della lavanda e pure dell’erba gramigna!

Per cui sono Strega.

Sono Strega perché sono diversa, sono unica, sono un’altra, sono me stessa, sono fuori dalle righe, sono fuori dagli schemi, sono a-normale….  sono io!

Sono Strega perché sono fiera del mio essere animale-donna-zingara-artista e ….. folle ingegnere della mia vita.

Sono Strega perché so usare la testa, perché dico sempre ciò che penso, perché non ho paura della parola pericolosa e pruriginosa, della parola potente e possente.

Sono Strega perché spesso dò fastidio alle Sante Inquisizioni di questo strano millennio, di questo Medioevo di tribunali mediatici e apatici.

Sono Strega perché i roghi esistono ancora e io – prima o poi – potrei finirci dentro.

 

 

LEGGE 194: IL ROGO DELLE STREGHE

Pubblicato 14/05/2012 da paroladistrega

Ondata di femminicidi in corso. Donne uccise a pugni oppure strangolate. Donne uccise a coltellate. Donne uccise a martellate. Ma è troppo “femminista” occuparsi di donne morte ammazzate da uomini (scientemente, deliberatamente, consapevolmente).

Molto meglio rivoltare la frittata e sottolineare che la donna – oggi come oggi – non è vittima, ma carnefice.

Infatti, lo slogan che va di moda è “donne assassine”: esattamente, gridato oggi a Roma durante la manifestazione contro la legge 194/1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza.

Quindi, 13 maggio 2012 d.C, momento di déjà vu medioevale con atmosfera da rogo di streghe, meravigliosamente condita dalla presenza di Alemanno, ottavo re di Roma.

Le streghe son tornate? Le streghe van bruciate.

Ma forse Alemanno & Co. non sanno che la legge 194 non è una legge ammazza feti. Infatti, tra le altre disposizioni, la Legge stabilisce la possibilità di IVG solo nei primi 90 giorni di gestazione e solo per motivi di natura terapeutica.

Ma forse Alemanno & Co. avevano bisogno di questa manifestazione per tentare di dare un’aria serissima-dignitosa-conservatrice all’allegro partito dei bunga-bunga.

Tentativo  fallito.

FEMMINICIDIO: UN TERMINE CHE DA’ FASTIDIO

Pubblicato 09/05/2012 da paroladistrega

Vi invito a leggere questa “lettera al direttore”, pubblicata su La Repubblica, intitolata “Perché dobbiamo fermare l’odio  che uccide le donne”, 9 maggio 2012, scritta da Clio Napolitano:

http://www.repubblica.it/politica/2012/05/09/news/perch_dobbiamo_fermare_l_odio_che_uccide_le_donne-34752032/?ref=HREC1-9

Dunque, tema della violenza sulle donne.

Più o meno il solito commento pacato che civilmente invoca un’accelerazione delle procedure di condanna dei colpevoli di tale reato (visto che “leggi abbastanza severe in materia” già ci sarebbero), che civilmente afferma una causa-radice riconducibile alle discriminazioni di genere e al “maschilismo presente nella nostra società”.

Ma al termine della  civilissima lettera viene espresso un dubbio. Il termine “femminicidio” non è carino.  Pertanto, noi donne – dotate del pregio della fantasia – siamo invitate a trovare un’altra definizione:  “le donne (……) non potrebbero inventare un’altra parola?”

No, non possiamo inventare un’altra parola. A noi piace questa, perché ci rappresenta, perché rappresenta bene la mattanza di donne, perché rappresenta bene il fatto sociale dilagante che  uomini-assassini uccidano donne-vittime.

Se il termine “femminicidio” la disturba, a noi disturbano gli uomini assassini.

Veda lei cosa è peggio.

MINESTRONI POLITICI

Pubblicato 08/05/2012 da paroladistrega

Sinceramente, non ci capiamo più niente. Cioè, ci sforziamo di capire: tentiamo di leggere tra le righe, proviamo ad interpretare parole e paroloni,  “pianti ministeriali”, battute spiritose (?), visi preoccupati, sopracciglia alzate e sguardi stupiti, risposte sibillino-furbettine del tipo “non ho capito la domanda”.

Noi invece non capiamo le risposte. Tutte. Rosse, verdi, gialle, blu.  Anche indaco e violetto. Anche con le stelle. Chi la vuol  cotta e chi la vuol cruda. In mezzo, noi cittadini, ormai arrabbiati neri come tori nell’arena, gonfi come tacchini e  scalpitanti come cavalli pronti alla corsa.

Ma perché non riusciamo a cambiare le cose?

E’ vero che con Carla e famiglia che sgombrano l’Eliseo sentiamo in giro un’arietta più leggera –  come dire – meno crucca.

E’ vero che con gli esiti delle nostre italiche amministrative crediamo un po’ di più nel rinnovamento, tipo atmosfera cambio armadi di fine stagione (eventualmente, eliminare anche le tarme…..).

Ma è anche vero che tutto questo “minestrone politico” di partiti, partitelli, liste civiche, movimenti vari e variegati con idee sfornate ogni nano secondo….. ce lo dobbiamo mangiare noi.

E pure digerire (magari dopo possiamo fare uso del santo bicarbonato di sodio).

Sarebbe bello capirci davvero qualcosa. E non venitemi a dire che voi cittadini avete capito.

Solo chi prepara il minestrone sa cosa ci infila dentro.

 

Parti di lui

Sono un Dugongo spiaggiato.

PALESTINE FROM MY EYES

Generating a fearless and humanising narrative on Palestine!

paroladistrega

BARBARA GIORGI

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Posto Occupato

È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza.

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ci sono creature fantastiche, ma è difficile trovarle

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IllustrAutrice

BARBARA GIORGI