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Tutti gli articoli per il mese di giugno 2012

INVIDIA, COMPETIZIONE, COOPERAZIONE TRA DONNE: QUEL BREVE, TRANQUILLO…. CASO DI MOBBING

Pubblicato 25/06/2012 da paroladistrega

Care amiche, oggi pubblico nel blog un mio scritto  “alternativo”. E’ un mio racconto, inserito all’interno di una serie di racconti dedicati alle donne, che spero di pubblicare presto. Ma  è ancora tutto in itinere.

Perché pubblico questo scritto proprio qui, proprio oggi?

Perché su Facebook ho letto, grazie a Rita Saraò della Rivoluzione Gentile, di una gran bella iniziativa: a Rieti, il 13-14-15 luglio si discuterà di Invidia, Competizione e Cooperazione tra donne. Per info:  http://www.rivoluzionegentile.it/

E allora mi è venuto in mente il mio racconto. Un caso di mobbing al femminile, vissuto sulla pelle. Ve ne propongo una parte.  

Credo che possa far nascere qualche piccola riflessione, in ciascuna di noi.

QUEL BREVE, TRANQUILLO…. CASO DI  MOBBING

“….. Non ricordo neppure più come, un giorno mi ritrovai lì. Il mio primo giorno di lavoro in un palazzo enorme, moderno, con vetrate e ascensori ovunque. Area industriale.

In uno dei piani alti del palazzo stile New York City c’erano gli uffici della holding che mi avrebbe accolto nel suo staff. Probabilmente, dopo una settimana di prova, avrei avuto l’incarico di assistente del direttore. Cercavano quella figura. E avrei dovuto dare anche disponibilità a viaggiare, con il medesimo direttore e personale tecnico di contorno.

Mi presentai quindi sul luogo di lavoro, puntuale come un orologio svizzero e fui affidata ad una tutor molto gentile ed esperta: la ragazza avrebbe dovuto erudirmi sulle conoscenze e competenze necessarie ed indispensabili,  per rendermi autosufficiente nel giro di sette giorni, sette.

Ma già da quel primo giorno, mi resi conto che c’era qualcosa di strano intorno a me.

Le vetrate, gli arredi modernissimi, le attrezzature tecnologiche: tutto faceva pensare ad un mondo di perfezione ed efficienza. Ma nell’aria c’era qualcosa di pesante.

Percepivo sopra di me sguardi fissi, costanti, inquisitori.

Sentivo bisbigliare il mio nome.

Vedevo gruppi di persone che si fermavano a pochi passi dalla mia scrivania, con la faccia di chi sta testando il nemico.

“Forse è perché sono nuova. E’ il primo giorno e devo darmi pazienza. Domani andrà meglio!” e con questo pensiero incoraggiante mi trascinai fino all’ora di pranzo. Un’ora circa di pausa (o poco meno) da utilizzare alla mensa interna, al piano terra del palazzo.

La mia tutor, sempre gentile ed educata, mi accompagnò appunto nell’area bar-ristorante-buffet.

“Scegli pure un piatto. Paga l’azienda. I pasti sono compresi nei servizi che ci offre la holding. Bello vero?” e la mia tutor, entusiasta del fatto di poter godere di tanta magnanimità, mi mostrò la vetrina del bancone bar.

“Vorrei quella fetta di torta. Grazie” timidamente avevo fatto la mia scelta.

Una fetta di torta con le mele. Lo ricordo ancora. Piccola. Unica e solitaria. L’ultima fetta di torta con le mele rimasta in quel vassoio di plastica tondo.

“Non si può. Quella no!” e con un piglio deciso e molto aggressivo il donnone con camice dietro il banco continuò “Vuole altro?”

In quel preciso istante, una ragazza intravista più volte negli uffici dei piani alti, si avvicinò sicura e sfrontata al banco e il donnone, senza esiti e senza parlare, le porse quella fetta di torta con le mele.

“Allora? Deve ancora pensarci su oppure ha deciso? Vuole qualcosa?” mi apostrofò ancora la donna.

“No, grazie….” e io con un certo nodo in gola dalla rabbia uscii dalla mensa, lasciando lì la mia tutor che nel frattempo si era seduta ad un allegro tavolo di colleghe.

Mi ricordo che l’unica cosa che riuscii a pensare fu: “magari domani mi porto dei crackers.”

Povera stupida bambina. Vent’anni. Me lo facessero oggi a quaranta, penserei “magari domani porto della candeggina e la verso sulla torta….”

Il pomeriggio trascorse come la mattinata: in un’atmosfera meravigliosamente pesante.

La sera a casa, non avevo neppure la forza di parlare. Era come se mi avessero spento il cervello: perché avevo dovuto utilizzare tutte le possibili sinapsi per il lavoro e per difendermi dal nemico.

“Non chiedermi niente, per favore….” dissi laconica a mia madre che mi guardava preoccupata e certa del “qualcosa che non va”. Le madri hanno un sesto senso. E pure un settimo. Ma a volte è meglio tenerle a distanza di sicurezza,  perché sennò c’è da consolare noi stesse e loro. Troppa fatica.

Il secondo giorno andò uguale al primo, se non peggio. L’unica variante fu il pacchetto di crackers che mangiai nella mia automobile, parcheggiata nell’area appositamente e logisticamente adibita per le vetture dei dirigenti e degli impiegati della magnifica holding. Piccolo tetrapak di succo di frutta e via.

Se i primi due giorni potevo sospettare di soffrire di manie persecutorie, tale ipotesi sfumò come neve al sole, in qualche nano secondo all’avvio della terza giornata di lavoro.

Adesso anche la tutor sembrava acida come una mozzarella andata a male. Mi piazzava quintali di fogli con dati da inserire nel p.c., senza concedere spiegazioni o informazioni, senza parlarmi, senza emettere un fiato. Tutto sbattuto seccamente sulla scrivania:  non più la sua, ma un banchetto messo di traverso in una sorta di corridoio. Un banchetto traballante, con qualche chiodo che spuntava qua e là.

Ma non era la holding delle meraviglie? Com’è che avevo quel misero banchetto da sette nani?

E ora che nessuno mi rivolgeva più la parola, come facevo a capire ciò che avrei dovuto fare?

Allora tentai un approccio gentile e mite alla tutor, ma ormai anche lei sembrava passata dalla parte nemica. Sembrava posseduta da una sfinge egizia.

“Scusami, questi dati li inserisco in questo file?” provai a domandare.

“Lasciami lavorare per favore. Non posso farti da bay sitter in eterno!” e con ciò la tutor aveva preso la sua bella decisione. Aveva fatto la sua scelta. Una scelta certamente indotta, decisa da altre.

Sì, altre. Perché esattamente al terzo giorno, capii (e fu una vera epifania) che le mie nemiche, guarda un po’, erano tutte donne. Gli uomini, pochi (due o tre), stavano lì come merluzzi ad ascoltare il bisbiglìo sommesso e ad osservare le gomitate e gli sguardi di fuoco contro la mia scrivania-banchetto. Ma poi, alla fin della fiera, si facevano i fatti loro.

Il gruppo di Erinni era costituito da una dozzina di giovani donne, più o meno trentenni. Più o meno eleganti, veloci, efficienti, ciarliere. Più o meno terribili.

Certo, avevo inquadrato il nemico. Ma il motivo di tanta guerra mi era ancora ignoto.

Andai avanti così, per i sette giorni sette di prova.

E al settimo giorno lavorativo (numero principe della cabala) fui convocata dal direttore. La cosa strana è che io non l’avevo ancora visto in faccia, né gli avevo parlato.

“Allora attiviamo la pratica per lei? Si procede. E’ d’accordo?” mi chiese subito il direttore senza guardarmi negli occhi, con una penna nella mano destra e il telefono nella mano sinistra.

E a quella domanda, mi apparvero davanti, scorrendo molto velocemente, le immagini, i fotogrammi di quegli ultimi terribili giorni.

“Ma io dovrei lavorare con questa gente folle?” semplice domandina da porsi. Minimo sindacale.

“Io me ne vado!” dissi con una certa sicurezza. Erano circa le dieci della mattina di quel fatidico giorno del risveglio della mia fiammella di autostima.

Non ricordo la faccia del direttore, né quello che mi disse nel salutarmi garbatamente.

Ricordo però il gruppetto di donne davanti all’ascensore. 

Erano lì per un’autoglorificazione?

Erano lì per godere della loro vittoria?

Erano lì per ridere di me in modo finalmente aperto e godereccio?

No. Assurdo. Molto più assurdo.

Le cospiratrici, tutor compresa (con lacrima da coccodrillo agli occhi), erano lì per chiedermi scusa.

“Sai, forse ti sei accorta che siamo state un po’ scostanti con te. Credevamo che tu fossi qui per rimpiazzare una nostra collega in malattia. Temevamo che tu le rubassi il posto!”  dichiarò in un solo fiato la “capa” del gruppo.

“E non avevate capito che io ero qui, in prova, per il posto di assistente del direttore?” esplosi io, ormai noncurante di toni di voce, sguardi e anatemi vari.

“No. Scusaci. Non avevamo capito….”

Non avevano capito.

E la tutor che mi insegnava a fare l’assistente dirigenziale? Lei tentò di giustificarsi  dicendo: “ma io ho avuto l’incarico di doverti insegnare cose generiche d’ufficio. Nessuno mi ha mai specificato il tuo ruolo….”

Ah ecco. Un “qui pro quo”. Una sciocchezza. Una bazzecola trasformata in un inferno di sette giorni.

Mi allontanai da loro.

Poi, all’ascensore, mi girai e guardai la tipa che si era presa la mia fetta di torta di mele. Le sorrisi: “Sai, quella fetta di torta? Ci ho pianto tutta la sera. Non per la torta. Semplicemente, sei riuscita a farmi sentire…. inesistente.” Lei mi guardò con gli occhi spalancati, come persa: aveva dipinto sul volto un devastante senso di colpa.

Ora gli occhi di quelle ex spavalde erano tutti abbassati a terra, a guardare quella moquette grigia e perfetta, della holding perfetta, del palazzo perfetto.

Uscii da quel luogo, felice di respirare una fantastica aria inquinata di smog.”

 

 

LE DONNE E IL PROBLEMA DELLA RAPPRESENTANZA

Pubblicato 20/06/2012 da paroladistrega

In questi giorni, sempre più acceso nel web (Facebook,Twitter, blog, riviste online, etc), il problema della rappresentanza femminile. Causa candidature di donne al Cda Rai. Ma questa storia delle candidature Rai è solo la goccia che fa traboccare il vaso (forse quello di Pandora….).

Qui non starò a fare discorsi triti e ritriti sui nomi, sui c.v., sull’iter utilizzato per le candidature.

Qui mi interessa riflettere sulla mitica rappresentanza femminile.

Per dirla in due righe: dal voto alle donne (oh gaudio!), alle quote rose (bah!), fino al tanto desiderato e agognato 50-50 (vd. anche “Lettera aperta ai partiti” del gruppo Fb di Lidia Castellani).

In questi tre steps, tutto un mondo.

Ma la corsa (al galoppo) delle candidature di donne al consiglio Rai ha fatto capire a molte di noi una cosa: il vero problema non è il 50-50 (e comunque non è l’unico e solo), ma il “chi e come” candidare.

Cioè: nomi e modi di designazione di “donne degne rappresentanti di donne” (e sottolineo il “degne”).

In merito a ciò, sono nate domande in quel grande workshop che è ormai Facebook. Domande valide per qualsivoglia corsa-candidatura di qualsivoglia contesto socio-politico (e nel “socio” intendo comprendere tutto, cioè qualsiasi ambito sociale, dall’economia alla cultura e via dicendo):

 

  1. Quali donne hanno il diritto-dovere di scelta di altre donne? Ergo: quali donne devono e possono scegliere donne “rappresentanti”? Ergo: elettorato attivo o nomine dall’alto? Di volta in volta lanciamo in aria la monetina per decidere?
  2. Modus operandi: come si fa a stabilire quali sono le donne più meritevoli in quello specifico settore-contesto? Si usano c.v., si usano criteri della prima che arriva meglio alloggia, si manda avanti quella più famosa?
  3. La candidata, una volta eletta ed insediata, sarà segnalata a “Chi l’ha visto?” oppure si degnerà di colloquiare e rapportarsi con le povere mortali che l’hanno sostenuta?

Forse forse, la chiave di tutto è il dialogo costruttivo. Ma siamo ancora in fase di competizione. Ahimè.

Se riuscissimo a superare le gomitate e gli sgambetti, se riuscissimo a parlare senza sembrare Erinni…

Come ho scritto in un commento feisbucchiano… quelle che troveranno la chiave del dialogo costruttivo (peer to peer) riusciranno ad aprire la porta della rappresentanza. Quella vera.

Auguri a chi ci riesce.

 

CANDIDATURE AL CdA RAI: LA LETTERA APERTA DI SNOQ CITTA’.

Pubblicato 18/06/2012 da paroladistrega

Ormai lo sanno anche i gatti. Selezione di c.v. per il CdA di mamma Rai. Bersani ha “gentilmente” fatto un passo indietro e ha chiesto a quattro Associazioni (tra cui Snoq) di esprimersi in merito.

Nel web erano già partite segnalazioni sul nome di Lorella Zanardo: molte donne e molti uomini che chiedevano la sua candidatura. Lorella Zanardo ha presentato regolarmente il suo meritevole c.v. E fin qui tutto okay. Tutto torna.

In seguito: altre signore hanno presentato il loro c.v. di tutto rispetto, di quelli che ti fanno dire “meno male che ci sono donne così”. Ma mentre il nome di Lorella Zanardo continuava a viaggiare nel web, in ogni dove (soprattutto nel bene, ma anche nel male, tra i suoi detrattori), i nomi delle altre meritevoli candidate sono stati relegati in angolini.

SNOQ CITTA’ gruppo Fb ha ritenuto di riprendere in mano un principio di democrazia e apertura verso tutte coloro che hanno espresso un desiderio di “rappresentanza di genere”.

Ecco, di seguito,  la LETTERA APERTA di SNOQ CITTA’:

http://www.facebook.com/groups/196161910498079/

LETTERA APERTA DI SNOQ CITTA’ ALLE CANDIDATE AL CDA RAI

Di Giuliana Brega in SNOQ CITTA’  

Care tutte,

come sapete nel corso degli ultimi giorni si è sviluppato un serrato dibattito su questa ed altre pagine SNOQ circa le candidature al CdA RAI. Tale dibattito ha subito non pochi cambi di direzione anche in virtù delle notizie che si affastellavano e che ci rendevano edotte circa nuovi ingressi ‘in campo’. Ora i nominativi della candidate sono 4: Brancati, Milella, Zanardo e Zulueta.

Riteniamo che SNOQ città debba esprimere un augurio pari nei confronti di tutte le donne che si sono presentate e l’auspicio che da questo sostegno nasca una relazione politica che porti ad una collaborazione fattiva ed uno scambio serrato di idee ed informazioni nell’ottica di uno sguardo di genere.

AUGURI A TUTTE, QUELLO CHE CONTA E’ LA RELAZIONE POLITICA CHE RIUSCIREMO A COSTRUIRE.

Carissime,

noi del gruppo facebook “Snoq città” – rete dei comitati snoq territoriali – abbiamo apprezzato le vostre  candidature per la nomina nel Cda della Rai e intendiamo impegnarci a sostenerla nell’ambito di un accordo reciproco che porti ad una collaborazione per finalita’ comuni.

Le vostre competenze personali e professionali potranno dare inizio, in questo dissestato paese,a un nuovo corso, che ponga al centro dell’azione culturale e politica il rispetto nei confronti delle donne e la lotta contro la violenza di genere.

Come sapete noi donne che ci riconosciamo nell’attuale movimento ed in quelli femminili e femministi che hanno sin qui condotto le battaglie contro discriminazione, esclusione ed aggressione a mente e corpo femminili ed alle loro libertà stiamo focalizzando l’attenzione sulla differenza che lo sguardo di genere deve riuscire a portare a cultura, politica e cambiamento.

Contestualmente ci battiamo contro la oramai fatiscente impostazione patriarcale che tanti danni ha portato alla organizzazione del nostro vivere civile e che tanta distanza e confusione ha creato tra rappresentati e rappresentanti.

È dunque in quest’ottica che vi scriviamo; per invitarvi ad  una  concreta relazione politica che sia posta al centro di un solidale accordo tra donne; una relazione reciproca, valida per l’intera durata del vostro mandato, che miri al potenziamento delle azioni che occorrerà intraprendere insieme nell’interesse reale delle donne in Italia e non solo.

Certe  della vostra disponibilità e del vostro impegno in merito a questioni per noi tutte cruciali, vi chiediamo quindi di mantenere costanti canali di comunicazione con i comitati territoriali che aderiscono a Snoq Città.

Assicuriamo che  faremo altrettanto, inviandovi i nostri contributi e le nostre istanze. 

Con stima 

Snoq Città, rete dei comitati territoriali  Se Non Ora Quando

 

LA “CITTA’-MONADE”

Pubblicato 14/06/2012 da paroladistrega

Mi vengono in mente quelle cittadine americane con il pastore protestante che predica in ogni dove, lo sceriffo con la stella appuntata sulla camicia, l’insegnante di scuola. La chiesa, la prigione, le casette colorate e l’emporio. Eventuali estranei-stranieri sono guardati a vista. E molto male. Potrebbero essere pericoli incombenti sulla comunità delimitata, costituita, definita, autosufficiente, autoreferente.

Modello di città-monade.

Poi guardo la mia città: certo, qui il mondo è diverso.  Noi siamo più glamour: abbiamo le boutique di moda, i locali trendy, il traffico. E i turisti sono amati. Queste cose, negli USA, esistono solo nelle grandi città.

Noi siamo avanti  (?)

Talmente avanti che  qui da noi il potere locale è ancora saldamente ancorato su alcuni principi jurassici pertinenti la gestione della cosa pubblica:

1)       Poltrone del Potere: da affidare alla tipologia di politico  “maschio, conosciuto, nome radicato nel territorio, corpo radicato nella poltrona”

2)     Donne in politica: in Giunta ci sono, per il resto…. rare come panda in via di estinzione. Come ovunque accade, nel nostro bel Paese.

Ma io sono una Strega e mi piace dare noia alle Poltrone della città-monade. E allora tento di comunicare ai miei concittadini le iniziative femminil-femministe di cui vengo a conoscenza a livello nazionale. Tanto per dare una mano in più allo Snoq locale (che lavora egregiamente, ma l’unione fa la forza).

Esempio: tra le iniziative del web segnalo sul territorio la “Lettera aperta ai Partiti” del gruppo Facebook coordinato da Lidia Castellani (per il 50-50 uomini-donne nelle candidature e trasparenza dei c.v. candidati, iniziativa sostenuta da Snoq),  

http://www.facebook.com/groups/163335113778763/

Così, invio la Lettera  per email a giornali locali e pure a referenti locali di qualche Partito.

Risultato: il nulla (solo due eccezioni, grazie a due donne di partito, ovvio). Esattamente: i giornali locali mi rispondono che queste iniziative non interessano i lettori, mentre i referenti dei partiti mi rimbalzano tipo pallina da tennis da un nome all’altro.

Qui la politica è degli uomini: le donne devono dedicarsi allo shopping in centro e al mercato del martedì mattina. E se qualcuna prova a parlare di pari opportunità…. è definita “suffragetta da due palanche” (io, per esempio).

Massa, provincia di Massa Carrara, Toscana, Italia, Europa, pianeta Terra: città-monade. 

Chi riuscirà a fare la breccia?

Se non le donne.

Se non ora, quando?

 

SILVIA, CINZIA E TUTTE LE ALTRE. ADESSO A CHI TOCCHERA’ ?

Pubblicato 09/06/2012 da paroladistrega

Sì, lo ammetto:  sono spesso collegata a Facebook. Chatto, scrivo e rispondo a messaggi privati, inserisco post, link, commenti. E pure i  “mi piace”.  Qualche volta, nei gruppi di discussione, litigo pure con qualcun*. Ma  me ne dimentico subito dopo, perché non porto rancore. Io litigo solo per puro divertimento intellettuale.

Ieri sera, nella “Home”, leggo il post della mia amica feisbucchiana Silvia Mauro, giornalista (Rai, Tmc, La7). Silvia scrive: “Vorrei ricordare che essere donna e aver superato i 50 non è una colpa.” Le rispondiamo in tanti: donne e uomini. Ovviamente, tutti dalla sua parte. Trentotto commenti, compresi i suoi.

Silvia chiede: “quante donne, e soprattutto in certi ambienti, sono fatte oggetto di battute, umiliazioni ed esclusioni da parte del potere maschile?”

Bella domanda. Molte donne. Troppe donne.

Ma Silvia è intelligente, in gamba, tosta (e pure bella) e oggi avrà certamente già metabolizzato le offese ricevute. Almeno in parte.

E pensando  a lei, mi viene in mente Cinzia Viola, un’altra donna tra tante offese, umiliate, escluse.

Cinzia è un “caso” discusso nel mio amato territorio apuano, da circa tredici anni: molestie sessuali da parte di un collega di lavoro (dipendente comunale a Carrara) e successivo mobbing. A fine mese ci sarà  la sentenza di primo grado, presso il Tribunale di Massa.

(cfr: http://iltirreno.gelocal.it/regione/2012/04/15/news/impiegata-comunale-molestata-sentenza-solo-dopo-13-anni-1.4072918)

Che dire? Povere donne? No. Poveri quegli uomini che credono di poter girare ancora con la clava e la pelle d’orso. 

Parti di lui

Sono un Dugongo spiaggiato.

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BARBARA GIORGI

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È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza.

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BARBARA GIORGI