Archivi

Tutti gli articoli per il mese di gennaio 2013

CAPPUCCETTO ROSSO

Pubblicato 30/01/2013 da paroladistrega

Stavo leggendo di femminicidi e di iniziative contro i femminicidi.
E mentre leggevo, pensavo a loro, alle DONNE VITTIME: forse troppo sole, forse deboli psicologicamente e/o economicamente, forse abbandonate a se stesse.
O forse “semplicemente” donne che non ce l’hanno fatta: donne- vittime di fronte a degli uomini-assassini, uomini-mostri (gli uomini veri sono altri).

E chissà perché, chissà percome, mi è tornata in mente la favola di CAPPUCCETTO ROSSO, dei fratelli Grimm: la conosciamo tutt*, quindi è inutile ripeterne la trama, ma trovo interessanti alcuni passaggi, che mi fanno riflettere sui LUPI di oggi.
Nella favola dei fratelli Grimm, il lupo divora prima la nonna e poi la bambina, Cappuccetto Rosso: è il cacciatore a salvarle.
La nonna è definita debole, stanca. Cappuccetto Rosso è una bambina, indifesa quindi come tutte le bambine (e i bambini). Arriva l’uomo-eroe e uccide il lupo cattivo.
Schemi che si ripetono in tante altre favole: le donne troppo vecchie-deboli o troppo giovani-ingenue, gli uomini-eroi che le salvano dal male.

Vorrei riscrivere la favola di Cappuccetto Rosso. Vorrei che Cappuccetto Rosso non avesse bisogno del cacciatore. Vorrei riscriverla così:
“…e Cappuccetto Rosso incontrò nel bosco un lupo: sapeva perfettamente che era una bestia cattiva. Prese la sua fionda: il lupo ebbe paura e fuggì via. Così Cappuccetto Rosso capì che nessun luogo poteva esserle proibito: lei aveva diritto di andare dove voleva, in completa libertà, senza paura, perché sapeva difendersi contro tutti i lupi del mondo.”

Prima o poi la riscrivo. Prima o poi noi Cappuccetti Rossi dobbiamo riscrivere la nostra storia. Prima o poi dobbiamo farcela contro i lupi cattivi, anche senza cacciatore.

__________________________________________________________

CONTATTI  AL  4   FEBBRAIO   2013:   8.731

STOP FEMMINICIDIO #iocimettolafaccia

Pubblicato 24/01/2013 da paroladistrega

BARBARA 2 scritto

In Italia, nel 2012, 118 donne massacrate. Soprattutto dal convivente-marito.
In Italia il FEMMINICIDIO non è ancora riconosciuto come “delitto di genere”. Esiste solo un disegno di legge che dorme in un cassetto.

Così, quando una donna è massacrata dal marito o dal convivente si parla di amori malati o di raptus della gelosia: non solo nei media, ma anche nelle sentenze.

Il FEMMINICIDIO deve essere riconosciuto come DELITTO DI GENERE. Lo chiedono le donne, lo chiedono molti uomini, lo chiede la società civile.

Nel web, magnifica piazza virtuale dove l’idea di un* o di alcun* diventa patrimonio di tutt*, ecco nascere la campagna contro la violenza sulle donne, a cura della Rete degli Studenti Medi e dell’Unione degli Universitari:
STOP FEMMINICIDIO #iocimettolafaccia
http://www.facebook.com/pages/Femminicidio-mettici-la-faccia/461124243952543

…..E anch’ #iocimettolafaccia

_________________________________________________________

CONTATTI AL  29  GENNAIO  2013:   8.641

STUPRO: NON C’E’ VERSO, LA COLPA E’ DELLA DONNA

Pubblicato 16/01/2013 da paroladistrega

Posso fare il nome della calabrese ANNA MARIA SCARFO’.
Ma ce ne sono mille altre, dall’Aquila a Bergamo.
Donne accomunate dall’esperienza devastante dello stupro.
Ma non illudiamoci di essere immuni, noi donne che ne parliamo, noi donne che ne scriviamo, noi donne che ci indigniamo. Nessuna di noi può considerarsi immune da quella devianza bestiale che – da sempre, da secoli – ci vede come l’oggetto da possedere-manipolare-torturare-offendere-schiacciare-umiliare-distruggere.
Perché lo STUPRO è distruzione sia fisica che psicologica: spesso, dove passa lo STUPRO c’è posto solo per un deserto esteriore ed interiore.

Ma allo stupratore che gliene frega: noi siamo oggetti.
Allora gliene fregherà almeno allo Stato, che dovrebbe tutelare noi cittadine. Dovrebbe….
Certo, allo Stato gliene frega molto: la vittima di stupro, dopo la PRIMA VIOLENZA subita dallo stupratore, deve sottostare per anni a SUCCESSIVE VIOLENZE PSICOLOGICHE per i lunghi processi che deve vivere, attimo per attimo, sulle pelle, nell’anima, nella pancia, nel cuore.
Già, ulteriori violenze, esplicitate con frasi del tipo: “Lei”….. indossava la minigonna?… provocava?…. ancheggiava? era consenziente perché non ha urlato a sufficienza (essendo paralizzata dal terrore)?

Ma ora è spuntato – come un faro nella nebbia – un procuratore illuminato che dice che le donne di notte non devono uscire sole.
Quindi: dottoresse, infermiere, badanti, operaie che fanno orari notturni, ma pure quelle che escono a mangiare la pizza o vanno in palestra dopo cena…. se usciamo da sole e poi diventiamo vittime di stupro, sono fatti nostri. Il procuratore ci aveva avvisate.

Beh… che dire di questa soluzione allo stupro?
Dico che IO DONNA esco quando mi pare e piace: di giorno, di notte, sola o in compagnia, con la mini o con i jeans, con il rossetto o senza, ancheggio, corro, cammino, mi siedo su una panchina, entro in un bar….

Perché io sono una LIBERA CITTADINA DI QUESTO PAESE ed è lo Stato che deve garantirmi la sicurezza nelle strade: non sono io che mi devo auto-costringere ad una vita da detenuta agli arresti domiciliari.

Piccola nota finale: come la mettiamo per le donne regolarmente assoggettate a violenza IN CASA dal marito, compagno, fidanzato? Ah già, non è stupro. Si tratta di “amori malati”…

___________________________________________________________

CONTATTI  AL  21  GENNAIO 2013:   8.433

CIAO CAROLINA….

Pubblicato 10/01/2013 da paroladistrega

Ho avuto anch’io quattordici anni. Tutt* abbiamo avuto i nostri bei quattordici anni.
Quel momento della vita, quell’attimo fuggente e meraviglioso….Quando viviamo amori che vanno e vengono alla velocità della luce. Quando l’esistenza ci sembra terribile e stupenda, incomprensibile e chiarissima. Quando sogniamo ad occhi aperti perché chiuderli è una perdita di tempo.

La prima sigaretta, il primo amore, il primo scooter, la prima discoteca.
Le prime bugie ai genitori sul dove e quando di ogni cosa.
E si entra in quel meraviglioso tunnel chiamato adolescenza che chissà dove ci porterà…. forse fino a toccare la luna.

Ma poi accade qualcosa di brutto. Spesso ci sentiamo soli e sole. Troppo. Vorremmo parlare con quel qualcuno che non c’è, un qualcuno qualsiasi. La mamma, il papà, gli amici? No. Non capirebbero. Nessuno capirebbe perché ci sentiamo così strani.

E se a tutto questo si aggiungono parole cattive, dette, scritte, sussurrate, urlate…. È la fine.
E’ stata la fine per Carolina, quattordici anni: troppe volte, parole cattive dette e scritte contro di lei, nel web e ovunque.
Troppe volte, parole di adolescenti contro un’adolescente.
Di chi è la colpa del suicidio di Carolina? Non sta a me dirlo.
Io penso solo alla sua solitudine di quattordicenne.

_______________________________________________________

CONTATTI  12  GENNAIO 2013:   8.225

Parti di lui

Sono un Dugongo spiaggiato.

PALESTINE FROM MY EYES

Generating a fearless and humanising narrative on Palestine!

paroladistrega

BARBARA GIORGI

BARBARA GIORGI

BARBARA GIORGI

Posto Occupato

È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza.

Se Non Ora Quando FACTORY

Laboratorio di libero pensiero e azione politica

il ricciocorno schiattoso

ci sono creature fantastiche, ma è difficile trovarle

seiofossifoco

This WordPress.com site is the cat’s pajamas

IllustrAutrice

BARBARA GIORGI