8 MARZO: NON E’ LA FESTA DELLA DONNA

Pubblicato 07/03/2013 da paroladistrega

annarkikka

(illustrazione di Stefania Spanò)

Stamani, 7 marzo, è Massimo (un amico) a sottolineare la cosa nella mia bacheca facebook:

“Cara Barbara, scusa se rubo un pezzetto della tua bacheca, volevo fare una riflessione con te, femminista moderna e intelligente, e con le donne come te. Domani ci sarà lo scatenamento della mimosa e dei fioristi, si faranno i soliti servizi in merito all’8 marzo, ecc… ecc… Ma la riflessione che faccio è proprio sull’intestazione: Festa della Donna….”

Massimo ha ragione. L’8 marzo NON è la festa della donna (non necessitiamo di feste e fiori): l’8 marzo è la GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA. L’abbiamo scritto e detto ovunque, noi donne che lottiamo per i nostri sacrosanti diritti. Certo, la mimosa ha il suo valore simbolico e storico, in quanto appare per la prima volta l’8 marzo 1946, dopo la guerra.

Ma mimosa a parte, questa moda della “festa da festeggiare” mi fa un po’ schifo: possibilmente nei locali, possibilmente ubriache, possibilmente con cena e spettacolo di spogliarello maschile (possibilmente belli unti).
La cosa mi fa rivoltare lo stomaco. Ma c’è a chi piace. C’è a chi piace imitare i lati negativi dell’universo maschile.
Comunque, meno male che alla maggioranza delle donne non piace: cioè, proprio non ce ne frega nulla di assimilare questi usi e costumi maschili. Noi abbiamo i nostri. E i nostri usi e costumi ci dicono che la giornata internazionale delle donne serve per ricordare i nostri DIRITTI, soprattutto quelli che ancora non ci vengono riconosciuti.

Vogliamo ricordarne solo alcuni, pochi pochi (ma fondamentali)?
1) TUTELA DELLE DONNE VITTIME DI VIOLENZA E STALKING: tutela sul piano giuridico e psicologico; assistenza in case di accoglienza. Ci sono i centri antiviolenza, ma non sempre funziona il tutto, visto che mancano fondi. Per gli F35 ci sono, per le donne maltrattate non ci sono.
2) ISTITUZIONE DEL REATO di FEMMINICIDIO con relative pene (e aggravanti in caso di legame affettivo tra carnefice e vittima): così magari ridiamo dignità alla vittima, rieduchiamo un po’ gli uomini e pure il linguaggio mediatico (visto che quando una donna è morta ammazzata per opera di un uomo si usa definire il tutto, lo sappiamo bene, come raptus della gelosia)
3) PARI RAPPRESENTANZA in politica: a me il 40% o giù-di-lì non risulta che sia parità, ma solo ennesime quote rosa riviste, corrette e impacchettate per bene (dicesi parità il 50-50). Sembra un regalo riciclato.

Ciò detto, in pratica, che si fa? Si lotta. Oggi, domani, sempre. Finché questi diritti non verranno riconosciuti come tali.
Le feste lasciamole ai santi. Noi non siamo sante, siamo meravigliosamente imperfette.

Ringrazio Stefania Spanò per aver concesso l’utilizzo nel post dell’immagine di Annarkikka  🙂

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CONTATTI    15  MARZO 2013:  9.886

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