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Tutti gli articoli per il mese di maggio 2013

FRANCA RAME, MAGNIFICA STREGA TRA GLI ANGELI

Pubblicato 31/05/2013 da paroladistrega

Quando l’ho saputo ho pianto. Piango solo per le cose serie, non ho la lacrima facile. Ma per lei che se n’è andata così, senza fare troppo rumore, continuando a lavorare anche durante la sua malattia, non si può non piangere.
Ho capito fino in fondo la sua grandezza quando ho visto il video del suo monologo teatrale sulla violenza da lei subita: sono svenute delle donne in sala. Sono state chiamate ambulanze. Il suo monologo entra nella pelle come una lama, spezza l’anima in due, fa provare un dolore che brucia dentro. Una grandissima attrice, una grandissima donna.
Non sto qui a ricordare tutti i magnifici monologhi o pièce teatrali scritti con il marito Dario Fo ed interpretati con l’anima pura e grande di chi vive l’arte come una missione. Non è necessario.

Voglio solo riportare un episodio di cui io sono stata solo una piccola interprete. Avevo scritto buona parte di un racconto un po’ surreale, dove la protagonista è un personaggio un po’ bislacco, simpatico e folle. Glielo inviai per email, senza conoscerla di persona. Il suo assistente Luca Vittorio Toffolon (splendida persona)  lo trovò carino e glielo sottopose. Lei mi fece avere il suo parere, positivo, incoraggiante.
Allora io scrissi per lei un monologo teatrale, piccolo, breve, pensando proprio a lei, come grande attrice, ma soprattutto come donna libera, battagliera, fiera, coraggiosa, sempre in prima linea per i più deboli. Una femminista dell’arte. Lo intitolai CHIAMATEMI STREGA. Lo inviai di nuovo e fu pubblicato nel suo blog ufficiale. Oggi ha oltre 5.000 visualizzazioni.
Per me, come potrete ben capire, è stato un grande onore.
Qui vi do il link del brano: http://www.francarame.it/node/1835

Oggi,  al suo funerale , un fiume di donne in lacrime vestite di rosso. Non posso credere che Franca Rame sia morta. La morte vera è solo quella dell’anima.

Lei è ancora viva: magnifica Strega tra gli angeli…..

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CONTATTI AL  4  GIUGNO  2013:    11.724

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USA E GETTA

Pubblicato 26/05/2013 da paroladistrega

Passo davanti alla tv accesa e mi fermo. Ancora. Ancora notizie tremende sulla violenza alle donne da parte di uomini, soprattutto mariti e conviventi oppure ex.
Uomini con cui queste donne hanno condiviso delle relazioni affettive (che di affettivo probabilmente avevano solo il nome, visto che l’amore è ben altro).
Sono gravemente ferite o muoiono massacrate sotto le mani o le armi di chi le considera solo “cose”. Non esseri umani, ma cose. Oggetti da utilizzare, gestire e manipolare: usa e getta. E questo non è amore.

Ieri e oggi, si sono ancora verificate azioni violentissime contro le donne (e a noi non importa l’appartenenza etnica).
No, io a queste notizie non faccio l’abitudine.
No, io non sorvolo come se ormai fosse un cancro inevitabile della nostra società.
No, io non mi abituo per niente.

E la notizia che mi ha particolarmente colpito riguarda la violenta azione compiuta a Genova: Yamila, una cubana di 41 anni, è stata gettata fuori da un’auto in corsa e poi colpita con tre spari alla schiena. Ora è ricoverata in gravissime condizioni. L’autore del gesto (un italiano) è il suo amante o fidanzato o come volete chiamarlo. Poi ha chiesto scusa: roba dell’altro mondo…. come se avesse rubato un vasetto di marmellata!

Questa dinamica così violenta mi ha fatto tornare in mente una scena a cui ho assistito qualche tempo fa nella mia città, vicino a casa.

Ero appena uscita dal cancello, quando sul marciapiede ho visto una ragazza bionda stesa per terra, rannicchiata. Non si lamentava, era immobile. Intorno c’erano molte persone preoccupate, donne e uomini. Qualcuno aveva già chiamato l’ambulanza. Anche più di una. Immediatamente ho chiesto notizie sullo stato della ragazza. Un signore anziano mi ha detto di aver assistito alla scena: era stata gettata fuori da un’auto in corsa, che poi aveva proseguito per la sua strada. La ragazza aveva solo pronunciato qualche frase in una lingua straniera, probabilmente dell’est.
Nessuno di noi ha tentato di muoverla per non creare danni alla colonna vertebrale. L’abbiamo solo coperta. L’ambulanza è arrivata subito e l’ha portata via.
Io ho telefonato all’ufficio immigrati della mia città chiedendo immediato intervento di assistenza. Ho chiesto di essere informata. Ma non ho potuto più avere informazioni sulla ragazza, non essendo una parente.
E mi sono chiesta più volte come fare per aiutare situazioni simili. Italiane o straniere non importa.
A regola, una donna vittima di violenza dovrebbe potersi rivolgere a un vicino CENTRO ANTIVIOLENZA (sottolineo il “vicino”): lì dovrebbe trovare valido aiuto di fronte ai primi, anche piccoli, segnali di violenza, di limitazione alla propria libertà personale, di sopraffazione da parte del proprio marito, fidanzato, compagno, convivente.

Beh…. nella mia città c’è il CENTRO DONNA. Ho provato a telefonare, ma ultimamente non risponde nessuno, mai. E’ chiuso a doppia mandata. Mi sono informata: non ci sono fondi pubblici per farlo funzionare, non ci sono soldi per aiutare le donne.
E quando qualche ragazza mi prende in chat su facebook chiedendomi come fare per avere aiuto per andarsene via di casa o per riprendersi i figli affidati al marito violento… cosa le devo rispondere? Le devo rispondere di darsi pazienza, perché noi donne, in fondo, siamo USA E GETTA?

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CONTATTI  AL  31  MAGGIO  2013:   11.570

FEMMINICIDIO: RICOMINCIARE DALLE DONNE

Pubblicato 06/05/2013 da paroladistrega

Da tempo, mi impegno nel web con le varie campagne contro il femminicidio e contro la violenza sulle donne (ne menziono una per tutte: NO MORE).

Mi batto come tante di noi, confrontandomi spesso anche con gli uomini, qui nel blog, su facebook e di persona.
E chiedo spesso il “perché” – secondo loro – un uomo può arrivare ad uccidere una donna. Magari proprio la donna con cui quell’uomo ha scelto di vivere per sempre o di condividere comunque una parte della sua vita.

Appunto: come nel caso di Chiara (27 anni) uccisa con due colpi di pistola dal suo compagno, che poi si è ucciso con la stessa arma. Uno dei tanti femminicidi degli ultimi tempi e degli ultimi giorni.
Non so perché mi ha particolarmente colpito il viso di Chiara, in quelle foto con il suo compagno, felici, innamorati, abbracciati stretti. Ma proprio perché ho rispetto di quel viso di donna felice, non ci sto a parlare di “amori malati”, non ci sto a parlare di retroscena di gelosia, non ci sto a fare del facile “giustificazionismo” per dare una veste di umana comprensione a quell’uomo che spara, falciando via la vita di una donna, mia sorella come tutte quelle massacrate.

E allora torno alla domanda posta agli uomini: perché? Mi rispondono spesso (e condannano ovviamente tale linea di pensiero): ”perché la donna è vista come un oggetto da possedere, gestire, una cosa di proprietà”.

Ma noi donne siamo individui, essere umani, menti a se stanti, corpi autonomi e liberi. Come farlo capire?
Care donne, è pur vero che la pubblicità ci strumentalizza, che la cultura patriarcale ci soffoca e manipola, che il potere se ne frega altamente di noi…. Ma non possiamo darci per vinte.
Quindi, iniziamo da noi stesse. Iniziamo con l’educare il compagno, il marito, il figlio, il vicino di casa, il fratello, l’amico, tutto quel mondo maschile che abbiamo intorno, giorno per giorno: non dobbiamo farne passare mezza. Dobbiamo essere ferme nel farci rispettare, sempre e comunque.

Lo so, non è facile. Ma spesso c’è un errore di fondo: manca la nostra consapevolezza, il nostro senso dell’io, la nostra percezione del pericolo e la capacità (o la voglia) di delimitare il nostro spazio di libertà.
Non facciamo entrare nessuno nel nostro spazio personale di libertà: nessuno.
Perché nessuno può o deve gestire la nostra vita: siamo singoli individui, non oggetti.
Ripartiamo da noi stesse. Proviamoci.

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CONTATTI   AL   24  MAGGIO 2013:   11.235

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BARBARA GIORGI

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BARBARA GIORGI