USA E GETTA

Pubblicato 26/05/2013 da paroladistrega

Passo davanti alla tv accesa e mi fermo. Ancora. Ancora notizie tremende sulla violenza alle donne da parte di uomini, soprattutto mariti e conviventi oppure ex.
Uomini con cui queste donne hanno condiviso delle relazioni affettive (che di affettivo probabilmente avevano solo il nome, visto che l’amore è ben altro).
Sono gravemente ferite o muoiono massacrate sotto le mani o le armi di chi le considera solo “cose”. Non esseri umani, ma cose. Oggetti da utilizzare, gestire e manipolare: usa e getta. E questo non è amore.

Ieri e oggi, si sono ancora verificate azioni violentissime contro le donne (e a noi non importa l’appartenenza etnica).
No, io a queste notizie non faccio l’abitudine.
No, io non sorvolo come se ormai fosse un cancro inevitabile della nostra società.
No, io non mi abituo per niente.

E la notizia che mi ha particolarmente colpito riguarda la violenta azione compiuta a Genova: Yamila, una cubana di 41 anni, è stata gettata fuori da un’auto in corsa e poi colpita con tre spari alla schiena. Ora è ricoverata in gravissime condizioni. L’autore del gesto (un italiano) è il suo amante o fidanzato o come volete chiamarlo. Poi ha chiesto scusa: roba dell’altro mondo…. come se avesse rubato un vasetto di marmellata!

Questa dinamica così violenta mi ha fatto tornare in mente una scena a cui ho assistito qualche tempo fa nella mia città, vicino a casa.

Ero appena uscita dal cancello, quando sul marciapiede ho visto una ragazza bionda stesa per terra, rannicchiata. Non si lamentava, era immobile. Intorno c’erano molte persone preoccupate, donne e uomini. Qualcuno aveva già chiamato l’ambulanza. Anche più di una. Immediatamente ho chiesto notizie sullo stato della ragazza. Un signore anziano mi ha detto di aver assistito alla scena: era stata gettata fuori da un’auto in corsa, che poi aveva proseguito per la sua strada. La ragazza aveva solo pronunciato qualche frase in una lingua straniera, probabilmente dell’est.
Nessuno di noi ha tentato di muoverla per non creare danni alla colonna vertebrale. L’abbiamo solo coperta. L’ambulanza è arrivata subito e l’ha portata via.
Io ho telefonato all’ufficio immigrati della mia città chiedendo immediato intervento di assistenza. Ho chiesto di essere informata. Ma non ho potuto più avere informazioni sulla ragazza, non essendo una parente.
E mi sono chiesta più volte come fare per aiutare situazioni simili. Italiane o straniere non importa.
A regola, una donna vittima di violenza dovrebbe potersi rivolgere a un vicino CENTRO ANTIVIOLENZA (sottolineo il “vicino”): lì dovrebbe trovare valido aiuto di fronte ai primi, anche piccoli, segnali di violenza, di limitazione alla propria libertà personale, di sopraffazione da parte del proprio marito, fidanzato, compagno, convivente.

Beh…. nella mia città c’è il CENTRO DONNA. Ho provato a telefonare, ma ultimamente non risponde nessuno, mai. E’ chiuso a doppia mandata. Mi sono informata: non ci sono fondi pubblici per farlo funzionare, non ci sono soldi per aiutare le donne.
E quando qualche ragazza mi prende in chat su facebook chiedendomi come fare per avere aiuto per andarsene via di casa o per riprendersi i figli affidati al marito violento… cosa le devo rispondere? Le devo rispondere di darsi pazienza, perché noi donne, in fondo, siamo USA E GETTA?

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CONTATTI  AL  31  MAGGIO  2013:   11.570

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11 commenti su “USA E GETTA

  • Usa e getta, o un vuoto a perdere, così veniamo trattate e questo sembra non interessare nessuno. Una serie di bla,bla ma nessuna misura concreta una abdicazione totale da parte di chi è chiamato a dare risposte immediate e concrete. Il femminicidio non è una fatalità ma il frutto avvelenato di chi per troppo tempo ha permesso che la donna venisse vista come femmina, proprietà del maschio che ne poteva disporne come meglio voleva. Proprietà esclusiva a cui si nega la titolarietà di qualsiasi diritto.

    • Grazie Luigina del tuo commento. Solo noi forse sappiamo davvero di esistere in quanto esseri umani: in troppi se ne scordano. Da certi uomini, ai media, alla politica. Noi, noi donne, non scordiamocene mai. Un abbraccio 🙂

  • Condivido in pieno: è straziante, ogni giorno, ascoltare queste notizie senza che qualcuno, con i mezzi per farlo, non faccia nulla: l’indifferenza e l’abitudine sono colpevoli quanto coloro che continuano a trattare le donne come “vasetti di marmellata” Un bacione a Barbara, sempre attenta e sensibile verso i più deboli ❤

    • Grazie Dony del tuo commento sensibile e accorato. Stiamo tutte attente. Non facciamone passare mezza, anche se ci sembra che questo terribile dramma possa essere lontano da noi. Ma non lo è: per ogni donna offesa siamo tutte parte lesa. Un abbraccio forte 🙂

  • “È una inciviltà specificamente italica, impastata di atavismi ed arretratezze tipicamente nostre: viziosità sessuale da impotenti («ti faccio male così non ti dimenticherai di me») unita alla tipica viltà (leone coi deboli, agnello tremebondo davanti ai potenti), possessività da pecorai verso le proprie bestie («I figli sono miei! E li ammazzo!»), ottusa mancanza della dote psichica di mettersi nei panni dell’altro, ignobiltà vantata come una qualità («io sono fatto così»), tempra caratteriale di amebe morali, striscianti viscidamente in un mondo troppo complesso per loro…” Tratto da “Omicidi per maleducazione” di Maurizio Blondet uno scrittore nel quale spesso mi riconosco. Temo che l’imbarbarimento proseguirà parallelamente all’incertezza del futuro e alla crisi della famiglia tradizionale laica. Umberto

    • Grazie Umberto del tuo commento così preciso ed interessante. Mi fa sempre piacere quando posso constatare che i miei post sono letti da uomini. Il confronto costruttivo è essenziale. Serve il supporto, serve l’amicizia, serve l’umana condivisione di uomini civili ed intelligenti per sradicare questo male incredibile. La violenza sulle donne e il femminicidio devono essere oggetto di una battaglia di civiltà che accomuna tutti e tutte.

  • Io penso che dovrebbero essere le donne a iniziare il cambiamento, sono loro che fanno i figli, che li educano al rispetto soprattutto di loro stesse e delle sorelle (mai una madre dovrebbe permettere al figlio bambino di darle della stupida come spesso ho sentito dalla nuova generazione di donne): è qui che comincia il rispetto per le donne. Mi piace il suo modo di vedere il problema dell’assistenza, ma ripeto, bisogna cominciare prima, direi subito dopo la nascita.

    • Cara Ada, non posso che darle ragione. E aggiungo che, secondo me, oltre alle madri dovrebbero attivarsi tutti gli altri soggetti educativi: in ambito scolastico, sportivo, artistico. Non credo più sia possibile attendere in santa pace e rassegnazione l’aiuto delle istituzioni. Che si mobilitino tutti, in quanto membri di una società civile che si sta ammalando sempre più. Non accetto neppure la facile spiegazione “le donne sono sempre state vittime di violenza”. Non c’è dubbio. Ma non viviamo più nel Medioevo. Grazie del suo commento.

  • Posso solo dire con sollievo che ho trovato qualcuno che sa realmente di cosa sta parlando! Lei sicuramente sa come portare un problema alla luce e renderlo importante. Dovrebbero leggerlotutti per capire questo lato della faccenda.

  • Rispondi

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    Sono un Dugongo spiaggiato.

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    BARBARA GIORGI

    BARBARA GIORGI

    BARBARA GIORGI

    Posto Occupato

    È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza.

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    il ricciocorno schiattoso

    ci sono creature fantastiche, ma è difficile trovarle

    seiofossifoco

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    IllustrAutrice

    BARBARA GIORGI

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