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Tutti gli articoli per il mese di giugno 2013

UN LIBRO DEDICATO A TUTTE LE DONNE

Pubblicato 29/06/2013 da paroladistrega

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Ho scritto un libro. Un piccolo libro formato tascabile che comprende quindici brevi storie (racconti e monologhi). Tutti dedicati alle donne.

Storie di donne: alcune allegre e leggere, altre che invitano a riflettere un po’.

Ho scritto nei momenti più diversi: a notte fonda nel silenzio assoluto della casa in intimo colloquio con me stessa oppure di giorno cogliendo input, stimoli ed idee da notizie in tv o da sfoghi di amiche in qualche bacheca Facebook.
Ho scritto come faccio sempre: di pancia, di cuore, di testa.
Ho scritto come faccio sempre: mettendo tutta me stessa dentro quelle parole che escono dai tasti del pc.
Ho scritto come faccio sempre: di getto, senza neppure rendermene conto.

Il titolo del mio libro è CHIAMATEMI STREGA. E’ acquistabile online su questo sito del gruppo L’Espresso (a breve anche su La Feltrinelli):

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=992982

Le amiche che mi vogliono bene e mi “seguono” sanno che questo titolo riprende il monologo teatrale che ho dedicato tempo fa alla grandissima Franca Rame, prima della sua morte. Anche quel monologo è nel libro: è il primo scritto che vi ho inserito. Sono affezionata a quel testo perché mi ha dato la possibilità di capire davvero cosa vorrei fare “da grande”. E’ semplice: la Strega.

Il mio libro è dedicato a tutte le donne, alle ragazze di ogni età. Con tutto il mio affetto. Quello di sempre.

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CONTATTI AL  2   LUGLIO  2013:   13.386

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PARI OPPORTUNITA’: VOGLIAMO UNA MINISTRA

Pubblicato 26/06/2013 da paroladistrega

Sì, c’era già la ministra Josefa Idem, è vero. E il lavoro da lei svolto rappresenta un buon inizio, per noi tutte.
Poi un inciampo. E qui non voglio venire fuori con accuse, “sassaiola virtuale” e facile perbenismo. Errori o meno della ministra, ci sono ben altri peccati di ben altri personaggi politici contro cui puntare il dito.
Comunque, secondo me, la ministra ha fatto bene a rassegnare le dimissioni: io avrei fatto la stessa cosa al suo posto.

La ministra Idem, con questa sua decisione ha dimostrato che noi donne (quelle degne di tale definizione) abbiamo il senso della misura, abbiamo senso etico, sappiamo anteporre il bene delle altre rispetto al nostro bene personale, sappiamo pensare agli obiettivi finali prima che al nostro tornaconto. Ripeto: le donne degne.

Ora però il Governo si pone il problema del “ministero no-ministero sì” delle PARI OPPORTUNITA’. Come se tale ministero, in fondo, non avesse poi tutta questa importanza: basterebbero deleghe qua e là. Mah!
Del resto, si sa: il femminicidio, la violenza contro le donne, lo stalking, la rappresentanza in politica e nel mondo civile e mille altri problemi di cui ci facciamo carico ogni santo giorno, per la Politica con la P maiuscola sono cosucce da delegare.
Ma noi donne non ci stiamo e chiediamo che le PARI OPPORTUNITA’ abbiano dignità di MINISTERO, con tanto di degna MINISTRA.

Quindi, invito tutte le amiche che mi seguono a firmare la PETIZIONE online di BARBARA SPINELLI:
http://firmiamo.it/vogliamo-la-nomina-della-ministra-per-le-pari-opportunita?fb_action_ids=4996701157666&fb_action_types=og.recommends&fb_source=aggregation&fb_aggregation_id=288381481237582

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CONTATTI  AL   26  GIUGNO 2013:   13.223

“SI, SIGNORE….”

Pubblicato 12/06/2013 da paroladistrega

Ti sbatto per terra e ti violento, ora”. La risposta della ragazza, con un filo di voce, ci ha spezzato il cuore: “Sì, signore”.”

http://www.mattinonline.ch/turchia-sesso-come-punizione-della-polizia/

Questo accade in TURCHIA. In questi giorni, nel 2013. Perché Erdogan ha detto che “la pazienza ha un limite” e oltre quel limite si massacrano gli studenti e si violentano le donne.

Quel “Sì, signore” della donna è la frase più terribile di quella terribile testimonianza dello studente turco che ascolta: rappresenta la disperazione, la rassegnazione, la necessità di soccombere per salvare la propria vita, la rinuncia del corpo e forse di parte dell’anima (certo, della serenità futura).
Ma rappresenta anche un dolore antico e un’antica barbarie: l’uso del corpo delle donne come strumento di sottomissione al Potere. Dall’antichità ad oggi.
Il corpo delle donne come terreno di guerra.
Il corpo delle donne come campo di battaglia.

“Ti sbatto per terra e ti violento, ora” è stato comunicato alla donna come un proclama, un editto, una regola a cui sottostare, un’azione di guerra. Come una necessità a cui quel poliziotto non può sottrarsi per amore del dovere. Una prassi d’ufficio.
Nell’emanare il suo “proclama” il poliziotto sembra voler rivestire e ripulire la sua azione come fosse una “necessità istituzionale”. Avvisa la donna. La prepara all’atto.

E quel “Sì, signore” fa venire la pelle d’oca. Perché lei, quella mia sorella, non ha alternative. In quel momento lei è annullata come donna, come essere umano. Sa di non esistere. In quel momento lei non c’è più. Spero che la sua anima, la sua mente, le sue emozioni possano sopravvivere a una simile barbarie.

E come lei, tante altre DONNE TURCHE oggetto di VIOLENZA SESSUALE intesa dai poliziotti come ATTO PUNITIVO.
Molto comodo per certi “uomini” vestirsi con l’abito della sedicente legalità per compiere violenze sessuali.

E intanto, l’Italia e il mondo guardano. In silenzio.
Un silenzio più esplosivo di una bomba.

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CONTATTI  AL  19  GIUGNO 2013:   13.072

SCARPE ROSSE

Pubblicato 10/06/2013 da paroladistrega

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Questa è un poesia (chiamiamola così, concedetemelo….) che ho scritto sul FEMMINICIDIO, dedicandola agli uomini: a quelli intelligenti e sensibili, ma soprattutto a quelli che sensibili non sono e che devono ancora comprendere tante cose di noi donne.

Non comprendono per retaggio culturale, per chiusura mentale, per egocentrismo, per misoginia oppure per loro piacere e comodità.
Non comprendono perché non ne hanno voglia, perché sarebbe uno sforzo troppo grande e impegnativo…. E anche perché non sanno da che parte cominciare.

Bene. Diamoglielo noi questo incipit del cambiamento.
Anche iniziando a trasmettere e spiegare il valore di certi messaggi che creiamo, come nel caso delle “scarpe rosse”, ormai diffuso simbolo di piazza della violenza sulle donne e del femminicidio.

Dedico quindi a loro, agli uomini, questa poesia (e lasciamone perdere il valore o meno poetico), con l’invito a riflettere su quelle scarpe vuote, rosse del sangue di tante mie sorelle.

SCARPE ROSSE

Scarpe rosse immobili e mute
Scarpe rosse con tacchi eleganti
Scarpe rosse ballerine brillanti
Scarpe intatte oppure vissute.

Scarpe vuote e senza alcun corpo
di donna viva sentono assenza
mentre ricordano morte violenta
fatta per mano di chi sferrò colpo.

Forse son calci, pugni o coltelli
Forse le mani che stringon la gola
Forse son spari, corde o martelli

Ma ogni anima appare stella
E noi vediamo gli occhi suoi belli
Perché ciascuna è nostra sorella.

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CONTATTI  11  GIUGNO 2013:    12.662

LA CASALINGA PERFETTA IN TV

Pubblicato 09/06/2013 da paroladistrega

Raro che io guardi la tv durante il primo pomeriggio. Ma in questi giorni è capitato. Rai2, programma “Detto Fatto”, dalle ore 14 alle 16, condotto da Caterina Balivo.
Sono rimasta basita. E per puro masochismo (o forse per potermi costruire un’idea più completa) l’ho seguito anche il giorno dopo.
Praticamente, questo programma è un déjà vu di messaggi mediatici anni ’50 sulla tipologia di donna-casalinga-unghialaccata-sorrisopietrificato-convestitinobonton…. anche quando lava i pavimenti o fa il sugo all’amatriciana.

La location è strutturata in diversi corners gestiti da “esperti” di qualsivoglia materia collegabile al mondo femminile stereotipizzato: si va dall’angolo della pasticceria faidate per fare gelati sanissimi, all’angolo del giardinaggio per potare i fiorellini sul balcone senza farli soffrire troppo, al bricolage per confezionare tovagliette all’americana con i nastrini colorati o i fili di lana rintracciati nel nostro bauletto del cucito.
Ma non solo. Ci sono pure gli angoli della bellezza: perché – si sa – la casalinga perfetta deve avere capelli perfetti e trucco perfetto.
Sennò la tagliatelle fatte in casa non vengono bene.

Insomma, un mondo di zucchero filato.
Insomma, la donna come la vorrebbero tutti gli uomini (davvero?).
Meno mio marito: lui preferisce che io scriva qui piuttosto che vedermi con il grembiulino a fiori.

E con ciò, non intendo assolutamente sminuire il lavoro delle casalinghe. Ma appunto, proprio perché è un lavoro (e pure massacrante) cara tv… non rappresentarlo come il paese dei balocchi: quando noi donne (per necessità o per senso del dovere) ci occupiamo della casa e della famiglia, non siamo Minnie di Topolino o la Barbie.
Siamo donne che si fanno il mazzo. E pure tanto.

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CONTATTI  9  GIUGNO  2013:   12.392

LETTERA AL SINDACO DEL COMUNE DI MASSA

Pubblicato 08/06/2013 da paroladistrega

Egr. Sig. Sindaco,

Le scrivo come cittadina massese, come blogger impegnata nei temi di “genere” e soprattutto come donna.
Le scrivo perché vorrei sottoporre alla Sua attenzione delle mancanze (apparenti, momentanee, rimediabili, non volute….?) di questa nuova Amministrazione da Lei guidata. Vado ad elencare.

Primo: su cinque assessori c’è una sola donna. Certo, in questi casi vige il principio della meritocrazia, ma Le assicuro che anche noi donne siamo esseri meritevoli. Anche tra il sesso femminile avrebbe potuto rintracciare facilmente una o due donne in più, rendendo probabilmente più equilibrata la Sua Giunta, nel rispetto delle Pari Opportunità di cui tanto si parla e di cui ci si riveste a nuovo in tanti bei discorsi, ovunque. Ma poi, nei fatti, la parità di rappresentanza diventa una chimera, spesso e volentieri.

Secondo: su cinque assessorati noto la mancanza – per l’appunto – delle Pari Opportunità. C’è l’assessorato per le politiche sociali: probabilmente andrebbe esteso nelle sue funzioni. Noi donne ce lo auguriamo, in tante. Troppo spesso le Pari Opportunità sono inglobate, dimenticate, soffocate da altri assessorati. Troppo spesso le Pari Opportunità sono viste come un sassolino scomodo nella scarpa. Se non ci sono, meno problemi, meno soldi da spendere per le donne, meno “femministe noiose” che protestano. E qui c’è un errore: perché le femministe noiose ora parleranno e anche tanto.

Terzo: nella nostra città c’è il Centro Donna che non funziona, per mancanza di finanziamenti. A me personalmente si rivolgono donne vittime di violenza (soprattutto familiare), chiedendo come fare per uscire da situazioni gravi e isolanti. Giro la domanda a Lei Sig. Sindaco: cosa fare? Cosa possono fare queste donne per uscire dal loro isolamento e ricevere aiuto dalle Istituzioni locali?

Credo di aver scritto tutto. Almeno il “minimo sindacale”.
Confido in una Sua cortese risposta.

Cordialmente.
Barbara Giorgi

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CONTATTI  9  GIUGNO 2013:   12.260

IL PROGRAMMA TV “LE IENE” E LA VIOLENZA SULLE DONNE

Pubblicato 04/06/2013 da paroladistrega

Come blogger impegnata nella LOTTA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE, aderisco all’iniziativa de LA RETE DELLE RETI FEMMINILI
https://www.facebook.com/notes/la-rete-delle-reti-femminili/servizi-delle-iene-sesso-o-stupro-informazione-o-violenza-direttore-rispondi/471518329598341

e pubblico di seguito:

Al Direttore di rete Luca Tiraboschi • luca.tiraboschi@mediaset.it
E, per conoscenza:
Uff. Stampa programmazione di Italia Uno • gent.ma Tiziana Mazzola ufficiostampa@mediaset.it
Redazione di Le Iene • redazioneiene@mediaset.it
SLC – Sindacato dei Lavoratori della Comunicazione • segreteria.nazionale@slc.cgil.it
al segretario Francesco Aufieri

Egregio Direttore,
ultimamente un notissimo programma di intrattenimento e informazione di Italia1, Le Iene, reso molto popolare da servizi di denuncia che portano alla luce episodi di ingiustizie, truffe e corruzione, si è reso (inaspettatamente) portatore di contenuti fuorvianti e pericolosi riguardo alla percezione del tragico fenomeno della violenza di genere.
Al punto di raccogliere l’idea, sostenuta da alcuni, che le denunce presentate dalle donne contro violenze sessuali e domestiche, o atti di pedofilia, sia in gran parte “falsa”, addirittura indotta da un presunto malcostume femminile di denunciare “falsi abusi” al puro scopo di fare dispetti a persone di sesso maschile o di ricattare i rispettivi compagni.

Un’idea rivoltante, che nessun riscontro ha nella realtà, e che comporta il gravissimo pericolo di alzare ulteriormente il tasso di misoginia in un paese che vanta già un tristissimo primato nel continuo susseguirsi di femminicidi.

Un’idea che fa capolino anche in un servizio dall’eloquente titolo “Stupro.. o sesso?”
[http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/392733/casciari-sesso-o-stupro-.html]
presentato nella puntata del 2 giugno, in cui si mette in dubbio una sentenza di colpevolezza per stupro aggravato, senza alcun elemento serio. Dunque sulla base di cosa? Del parere dei due condannati.
Un servizio che ci ha profondamente indignato. I due uomini, condannati a 5 anni per stupro di gruppo e lesioni personali aggravate, hanno potuto dichiarare, davanti a milioni di persone, che la sentenza è persecutoria in quanto basata praticamente sul nulla: loro sono innocenti, in quanto adescati da una donna che ha richiesto di far sesso con loro. Cioè il quadro è esattamente lo stesso fornito eternamente dagli accusati, in tutti i processi per stupro che si rispettino: le vere vittime sono loro, mentre il colpevole è chi denuncia lo stupro. Una donna colpevole di calunnia e di avere ingiustamente devastato la loro vita di bravi ragazzi e lavoratori.
In nessun conto sono tenute le lesioni riscontrate dalla vittima al pronto soccorso:abrasioni agli arti, ecchimosi diffuse in tutto il corpo e sul volto. Secondo l’autorevole parere degli intervistati la ragazza se li è procurati nella passione di un atto consenziente: girandosi più volte nell’erba, e poi stava carponi sul terreno, è normale che avesse dei graffietti sulle ginocchia.
E perché la ragazza avrebbe deciso di affrontare un processo per stupro?
perché il giorno dopo si sarà pentita: di cosa? della sua intraprendenza sessuale, e avrà voluto dimostrare che non era colpa sua, andando così a denunciare i due sconosciuti al solo scopo di danneggiarli.
E cosa avrebbe giustificato un servizio che, oltre a colpevolizzare una vittima, infanga il lungo e paziente lavoro degli inquirenti? inesistenti risvolti oscuri.
In conclusione, il conduttore commenta la vicenda adombrando che questa sentenza non convince, e conclude dicendo: non esprimiamo giudizi, ma aspettiamo l’esito del processo di appello.
Si, anche noi. Con fiducia verso la magistratura, che non pensiamo metta in atto strategie persecutorie verso il genere maschile.

Ultimo, e non meno importante: i processi si devono fare solo nelle aule di giustizia, dove sono valutati gli elementi reali per farli. Non in tv, per giunta dando la parola ai soli accusati.
Ferme tutte le garanzie costituzionali a difesa degli imputati e delle vittime, la giustizia “fai da te” suggerita in questo servizio delle Iene è inaccettabile nella tesi adombrata, e anche nel metodo, gravemente scorretto.

Pensiamo che il programma e i responsabili di rete si debbano scusare, e sconfessare senza reticenze simili contenuti e la filosofia che vi è sottesa.
Noi, invitando a una maggiore vigilanza nella qualità dei messaggi, e negli esiti che possono avere,chiediamo le scuse formali del programma e dei responsabili di rete.
3 giugno 2013

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CONTATTI     8   GIUGNO  2013:    12.096

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BARBARA GIORGI

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È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza.

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BARBARA GIORGI