RINGRAZIO I MIGRANTI CHE HO CONOSCIUTO

Pubblicato 06/10/2013 da paroladistrega

Qualche anno fa, ho accompagnato alcuni studenti di un istituto professionale in una visita dentro un Campo profughi della C.R.I., nella mia città.
Sono formatore interculturale e, in questa veste, mi capita di fare anche questo.

Non ho mai visto degli studenti più attenti, coinvolti e turbati. Stavano assistendo al dolore. A quello vero.
Ma non era un c.d. “spettacolo del dolore”, non era una visita dentro uno zoo umano: i ragazzi parlavano (con interprete) e chiedevano agli immigrati notizie e informazioni sulle loro personali esperienze del viaggio della speranza.

Mentre le donne, quasi tutte islamiche, si rifugiavano nella loro casetta, gli uomini (molti) si rendevano disponibili a rispondere alle domande degli studenti.
Persone provenienti soprattutto dall’Africa, da Paesi devastati da guerre civili. O anche dall’Asia, da luoghi infernali, da situazioni di grande pericolo.
Persone in fuga dalla morte.

Così, hanno iniziato a raccontare.
A raccontare dei chilometri macinati nel deserto sopra cammelli o con mezzi di trasporto traballanti e insicuri, sotto il sole o dentro il freddo dell’oscurità.
A raccontare del viaggio senza più scorte d’acqua e cibo, delle soste lungo confini di Paesi non ospitali, mentre ascoltavano rumori di guerriglia, di spari, di urla.
A raccontare delle trattative per salire sui barconi della speranza, pagando anche con l’anima un posto di pochi centimetri in mezzo al mare.
A raccontare del buio della notte in mezzo al mare freddo, gelido, color piombo, quando gli unici rumori sono quelli delle onde e dei lamenti diffusi e sommessi dei compagni di viaggio.
A raccontare delle gambe spezzate delle donne, perché potessero essere facilmente violentate dai traghettatori senza il rischio di fuga.
A raccontare dei corpi abbandonati in balia delle onde.

Li devo ringraziare ancora oggi per avermi-averci regalato qualcosa dei loro ricordi, per averli condivisi con noi.

E in questo momento penso alla recente tragedia dei migranti morti a Lampedusa: siamo quasi a 200 vittime. Ma il numero aumenterà.

Cosa stiamo facendo per contenere questa mattanza?
Cosa sta facendo l’impero dell’U.E?

Chissà perché….  mi viene in mente un particolare, che mi raccontò un operatore della C.R.I.:  alcuni immigrati, quando arrivano al centro della CRI, bevono l’acqua del water. Vi sembra strano e incivile? Loro non hanno acqua facilmente reperibile nei loro Paesi: per loro l’acqua vale più dell’oro.

Noi occidentali non beviamo l’acqua del w.c.

Basta non bere l’acqua del water per essere considerati civili?

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CONTATTI   7  ottobre  2013:  17685

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