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Tutti gli articoli per il mese di febbraio 2014

MANUELA E IL CORAGGIO DELLA SCELTA

Pubblicato 25/02/2014 da paroladistrega

manuela guerra 1

Ho visto la foto di Manuela per caso, su Facebook, nella bacheca di un nostro comune amico.
Nella foto si vede una ragazza bionda con una cappello bianco, t-shirt e pantaloni colorati. Ha una borsa fucsia e scarpe sportive. Con la mano destra fa il segno della “vittoria”, alzando indice e medio. Vicino a lei, intorno a lei, l’Africa: quella povera, quella delle foreste, quella della fame. C’è un secchio di ferro per terra. Poi stracci. E una capanna.
Manuela sembra una delle classiche turiste, carina e sorridente, catapultata per qualche attimo dall’altra parte del mondo. E forse dell’universo.
Ma Manuela non è una turista. E’ una chirurga che per tre settimane ha scelto di portare il suo contributo, il suo sapere, la sua competenza in aiuto di bisognosi e malati.
E ha scelto il Cameroun.
Vedo poi una foto di lei con dei bambini africani: mi colpisce il biondo chiarissimo dei suoi capelli accanto ai capelli neri di quei piccoli. C’è un gioco di colori, di contrasti, di diversità che allarga l’anima.
Allora decido che devo sapere qualcosa di più su MANUELA GUERRA.
La contatto e decidiamo di far nascere questo breve pezzo su di lei nel mio blog. Del resto, amo parlare di donne. Soprattutto di donne-streghe: quelle che spezzano catene mentali e – possibilmente – anche materiali.
Nascono domande. Manuela risponde. E’ importante comprendere il motivo di certe scelte: forse dentro ciascuna di noi c’è il coraggio e la forza d’animo di Manuela. La differenza è che Manuela e tante altre come lei, li rendono più evidenti, li vivono in pieno. Leggendo la sua esperienza, magari, verrà voglia anche a qualcuna di noi di tirare fuori il “coraggio della scelta”.

INTERVISTA A MANUELA GUERRA, SULLA SUA ESPERIENZA COME CHIRURGA IN CAMEROUN

Come è nata la tua scelta di andare in Africa per 3 settimane come chirurga per prestare aiuto ai malati? Perché proprio il Cameroun?
Sai quando si parla di sogni nel cassetto? Uno dei miei era proprio questo: partire per una missione umanitaria per aiutare le persone più bisognose. Ti racconto come è nato il sogno. Mi specializzo in chirurgia generale nel 2008, l’anno dopo invio il mio curriculum ad Emergency e a Medici Senza Frontiere. Purtroppo, ho un esito negativo: per Emergency non ho abbastanza esperienza in campo chirurgico, mentre da Medici senza Frontiere non ho nessuna risposta. Nel luglio 2010, mi contatta un mio collega anestesista di San Marino chiedendomi se sono interessata a partire con lui per una missione di 4 settimane in Madagascar. “Fantastico” penso io. Ma il mio primario non è d’accordo con la mia partenza, per problemi organizzativi interni. Non mi demoralizzo e continuo a credere nel mio sogno, perché sono convinta che i sogni si possano trasformare in realta’. Lo scorso giugno, in occasione di un concorso a Forlì, incontro e stringo amicizia con una collega ligure che mi mette in contatto con i referenti del gruppo missionario salesiano di Varazze “Africa degli Africani” che, con cadenza annuale nel contesto di una esperienza pluridecennale, si recano per tre settimane in Cameroun, precisamente ad Ebolowa. Inizia cosi un lungo scambio di e-mail durato fino allo scorso gennaio, mese in cui sono partita. Così, ho partecipato alla mia prima missione umanitaria (questa volta con il parere favorevole del mio primario): posso dire di aver realizzato il mio sogno.

Come hai vissuto i primi momenti d’impatto con quei luoghi? Hai mai desiderato tornare in Italia e rinunciare a vivere questa esperienza?
Sono arrivata in Cameroun, precisamente ad Ebolowa, il 20 gennaio intorno a mezzanotte, dopo un viaggio di circa 24 ore (considerando gli scali e le attese in aeroporto).
Il caldo umido, nonostante l’ora, si è fatto subito sentire, ma la stanchezza ha preso il sopravvento e mi sono addormentata nel mio nuovo letto africano con zanzariera (che incubo le zanzare!)
La mattina seguente sono subito entrata in contatto con la realtà che mi avrebbe accompagnato per 3 settimane: tanta povertà, sporcizia, odori nauseabondi, degrado sociale, abbandono, dignitosa sofferenza e rassegnazione…
Giorno dopo giorno, mi sono scontrata con questa realtà per me inconcepibile, al punto tale che ho avuto dubbi sulla possibilità di farcela, di riuscire a resistere: troppe emozioni forti, dure, sconvolgenti …. E tutte insieme…
Piu’ di una volta ho pensato di tornare a casa, ma poi mi sono fermata a riflettere: del resto, avevo scelto io di vivere questa esperienza, di realizzare questo mio sogno.
Quindi – mi sono detta : “ forza Manu! Non mollare, non arrenderti, tira fuori la tua grinta, fai tutto ciò che sei in grado di fare per aiutare il prossimo! La realta’ per tre settimane sarà sempre questa che vedi adesso! Non puoi tirati indietro, ma devi affrontarla vivendola in pieno!” E cosi sono trascorse tre lunghe settimane.

Cosa ti è mancato di più del “comodo mondo occidentale”?
Inizialmente mi è mancato tutto: dal cibo (per tre settimane ho mangiato riso, pollo, patate, banane, noccioline, ananas) agli svariati comforts (intendendo con ciò, tutto quello che ti può venir in mente pensando all’Italia).
Poi, con il passare dei giorni , mi sono abituata bene a quel poco che avevo: anche al cibo. Alla fine non mi è pesato più nulla…

Quali sono gli aspetti, le situazioni o le persone che ti hanno dato la forza di resistere e di andare avanti nei tuoi propositi?
Certamente la mia forza di volontà, ma anche i colleghi della missione: semplicemente fantastici! E poi la mia famiglia: in particolare mio fratello Gianni. Anche i miei amici più cari (Guido, Lory, Alessandro, Francy, Chiara, Carla) e i miei colleghi: mi hanno dimostrato affetto e solidarietà inviandiomi messaggi tutti i giorni.
Ma soprattutto, ho trovato energia nella riconoscenza e nella stima degli ammalati che ho curato ed aiutato (non dimenticherò mai i loro sguardi): mi hanno dato la forza di resistere e di andare avanti fino alla fine.

Cosa conservi dentro di te di questa esperienza?
Sono tornata in Italia con un ricco e “pesante” bagaglio emotivo.
Ho portato a casa tutto ciò che ho vissuto in quelle tre settimane in Africa: le emozioni belle e quelle più dure e dolorose da affrontare (al punto tale da non riuscire a trattenere le lacrime). Ripenso alle visite negli orfanotrofi, nel carcere, nei villaggi piu poveri, ma conservo dentro di me anche le gioie professionali, i momenti di allegria condivisi con i colleghi, le risate, gli imprevisti, gli acquazzoni mentre si è per strada a piedi, i rumori notturni piu insoliti che non ti fanno dormire. E i momenti più impegnativi come l’interruzione improvvisa della corrente elettrica mentre si opera….. però tutto questo è l’Afrique!
E di questa Africa così dura, povera, imprevedibile, emozionante, conservo la capacità di vivere ogni giorno a 360 gradi. Vivo con pienezza tutto ciò che mi capita, senza pensare troppo al domani, apprezzando e dando il giusto valore ad ogni giorno che ci viene donato, perché noi occidentali abbiamo l’orologio…. ma spesso non abbiamo una giusta considerazione del tempo!

Tornerai in Africa?
La risposta è ovvia: certo che tornerò in Africa. Voglio continuare a vivere il mio sogno.

Ringrazio Manuela per aver condiviso con me il racconto di questa intensa esperienza di vita: ha avuto il coraggio della scelta e ha trasformato il suo sogno in realtà.

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CONTATTI  26   febbraio  2014:    21.747

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LA PARITA’ NON E’ SOLO NEI NUMERI

Pubblicato 22/02/2014 da paroladistrega

Due anni fa ho partecipato attivamente (raccogliendo firme) alla c.d. LETTERA APERTA AI PARTITI di Lidia Castellani.
Un gruppo di donne di ogni parte d’Italia si impegnò per raccogliere firme da inviare ai diversi referenti di ogni partito.
A quale scopo? Cosa chiedeva la Lettera?

Rispondo con le parole della promotrice Lidia Castellani, scrittrice:
In essa si è chiesto ai partiti:
-di eliminare ogni discriminazione di genere presentando liste elettorali con ugual numero di candidati dei due sessi,
-di mettere a disposizione degli elettori le biografie dettagliate di tutti i candidati.”
In sintesi, nella LETTERA APERTA AI PARTITI chiedevamo due principi base:
1) il 50-50 (non quote, ma perfetta metà) nelle liste elettorali (e possibilmente nella rappresentanza politica),
2) la meritocrazia quale sistema valutativo e selettivo.

Oggi vediamo un GOVERNO (che si presentarà lunedì per la “fiducia” alle Camere) composto da 8 ministri e 8 ministre.
Ne sono contenta. Ma ricordo a tutt* che la PARITA’ non si vede solo dai numeri.
Ritengo che l’assenza di una MINISTRA per le PARI OPPORTUNITA’ sia una grave mancanza. Sicuramente in seguito spunterà una delega per mettere la “pezza”, ma noi saremmo pure stanche di “pezze”.

Il pari e patta del Consiglio dei Ministri ci fa piacere, ma – se permettete – io mi sto chiedendo come faremo a risolvere i mille problemi in sospeso delle donne. Tanto per dirne due (mica tanto stupidi):
– una legge specifica sulla violenza di genere e il femminicidio (specifica e completa, non incorporata in altri temi),
– i vari dilemmi sulla 194

Ecco… alle MINISTRE auguro un ottimo lavoro e confido nelle loro capacità, ma la situazione di noi DONNE NORMALI non cambierà certo.
E al prossimo FEMMINICIDIO ci porremo di nuovo le stesse domande irrisolte.
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CONTATTI 22 febbraio 2014: 21.060
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UNA MINISTRA P.O. CHE RAGIONI DA DONNA…

Pubblicato 20/02/2014 da paroladistrega

Qualche tempo fa un amico virtuale mi scrisse che, forse, mi vedeva meglio nei panni della “stregacheparladidonne” piuttosto che della “stregacheparladipolitica”. Perché quando parlo di politica, si nota che mi sta…”stretta”. Un vestito non proprio su misura per me. Gli ho detto che si sbagliava. Ma ripensandoci bene, forse mi sbagliavo io.

In effetti, ho una tessera PD conquistata (mah!) dopo alterne vicende (non ho mai capito il perché non avessi diritto ad averla). E ora la tessera è nel cassetto della mia scrivania insieme ad altre scartoffie.
Non serve: sta lì a fare la muffa. Quante tessere di partito abbiamo nel cassetto che fanno la muffa? Perché in fondo, noi non possiamo agire concretamente, dire la nostra, esprimere opinioni che poi abbiano valore e concreta applicazione.
Alcuni, solo alcuni possono farlo: è la dura regola della democrazia indiretta. Agiamo tramite i nostri rappresentanti, quelli che eleggiamo per portare avanti i nostri diritti di cittadin*.

E mentre penso alla tessera ammuffita, mi viene  da riflettere che ora, con il nuovo Governo Renziano che si prospetta all’orizzonte, ci sarà pure il problema della MINISTRA PARI OPPORTUNITA’.
Tramite il “toto-nome” gira qualche nominativo di donna.
A me non interessa se sarà una donna PD o di altro Partito. A me non interessa se ha tre lauree, un master, proviene da buona famiglia (!), porta il mezzo tacco e la collana di perle (tanto si sa che le donne in politica sono valutate anche dall’abito, l’uomo no).
Vorrei solo una MINISTRA che – finalmente – ragionasse da DONNA, per portare avanti le nostre tante battaglie di DONNE, tutte quelle che stanno a fare la muffa nei cassetti del Potere (come la mia tessera PD).
La ex Ministra Idem probabilmente era sulla buona strada. Gli eventi (gli eventi?) l’hanno bloccata.
Forse per rimanere nell’Olimpo si deve ragionare come vuole la “politica degli uomini”, ma così facendo non avremo mai la nostra concreta “opportunità”.

Sì, spero che la nuova Ministra ragioni da DONNA, per il bene delle DONNE.
Anche perché ragionare da UOMO pensando alle DONNE… è un OSSIMORO ANTICO COME IL MONDO.
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CONTATTI 20 febbraio 2014: 21.006

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ADOLESCENTI CATTIVI

Pubblicato 12/02/2014 da paroladistrega

Questo è il secondo post che – nel giro di pochi giorni – scrivo su delle adolescenti. E questo è anche peggio dell’altro, perché parla di morte.
Una ragazzina di 14 anni che sceglie di lanciarsi nel vuoto, di suicidarsi gettandosi da un piano alto di un ex albergo, in provincia di Padova. Ha lasciato qualche lettera, tra cui una alla nonna (dove specificava il luogo della sua morte).

Si dice che frequentasse un social (non Facebook): un sito di chat usato in modo specifico e quasi esclusivo da ragazzini come lei. Scambi di parole, di frasi, di provocazioni: qualcuno le aveveva scritto “ucciditi” e “fai schifo come persona”.

La CATTIVERIA fa parte dell’essere umano. E’ dentro di noi, dalla nascita. E’ dunque anche negli adolescenti che la gestiscono in un modo approssimativo, non elaborato, non adulto (e chiediamoci pure se noi adulti la sappiamo “gestire”). La cattiveria non è la rabbia, non è qualcosa di istintivo dovuto alla reazione di fronte ad una provocazione: la cattiveria è pianificazione, a volte più sottile, a volte più volgare e rude.

Chi sono gli “ADOLESCENTI CATTIVI”? Forse quelli che usano i social come unico e possibile mezzo di comunicazione umana, forse quelli che anestetizzano le proprie emozioni rendendosi capaci di istigare al suicidio un* loro simile (ricordiamoci del ragazzino omosessuale suicida), forse quelli che vivono solo la vita virtuale perché quella reale non sanno neppure dove comincia.

RAGAZZ* CATTIV*. Li buttiamo tutti nell’immondizia?
Oppure dovremmo buttare nell’immondizia chi li abbandona a se stessi, rendendoli incapaci di una vera, semplice, sana relazione tra esseri umani?

Ora non venitemi a dire che giustifico i “ragazzi cattivi” dimenticandomi della povera quattordicenne. Lei è al primo posto nei miei pensieri: ma la responsabilità della parola “ucciditi” scritta in chat da un adolescente…. non è solo colpa dell’adolescente.

Assumiamoci delle responsabilità:
– iniziamo a chiudere le chat assassine,
– insegnamo ai ragazzi che gli “amici” non sono quelli che scrivono frasi idiote nascondendosi dentro il web,
– insegnamo loro che gli amici sono quelli con cui ridere, scherzare (magari pure piangere) e farsi due vasche in centro.

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CONTATTI 13  febbraio 2014: 20.919
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LA BUONA E LA BULLA

Pubblicato 08/02/2014 da paroladistrega

Eccoci alle prese con un’altra ondata di stereotipi. Vecchi-ma-nuovi, sparati su Facebook in modo virale, da qualche giorno.
Due ragazzine, due adolescenti: la mora e la bionda, la buona e la cattiva, la difendibile e l’indifendibile, la fata e la strega.
Accade questo: la mora buona è picchiata dalla bionda bulla (storie di amiche, di amori, di cose dell’adolescenza).
Tutto in un video girato da un amichetto del gruppo – come oggi spesso accade tra giovanissimi e non solo – mentre altre/i in numero approssimativo di 30-40 (si dice) stanno a guardare divertiti.
O – comunque – se ne fregano altamente della ragazzina che subisce calci e colpi in varie parti del corpo.

Sì, ho visto il video (ma non lo linko qui, perché si tratta di minorenni) e mi sono arrabbiata tantissimo: avrei voluto essere lì a difendere la ragazzina che subisce, allontanandola dai calci dell’altra, sicura di sé, aggressiva, incalzante nel suo infierire.

Poi, cercando qua e là su Facebook, vedo un link particolare.
E’ una pagina creata come conseguenza-contrapposizione di quel video.
E’ una pagina creata – si dice – con “l’intento di condannare qualsiasi forma di violenza”.
Ma nella suddetta pagina – invece – trovo un susseguirsi di offese e definizioni violente rivolte alla ragazza-bulla (e non linko neppure questa pagina, datevi pace, perché si tratta di minorenni).

Allora mi viene proprio da pensare a queste due bambine di quattordici anni: una aggressiva e l’altra succube.

Entrambe ora sono delle VITTIMEdi se stesse, l’una dell’altra, di un video virale violento, del gruppo-branco di sedicenti amici, della pagina Facebook che mette alla gogna, di chi non le ascolta, di chi ride di loro, di chi si scandalizza e tira avanti…

Ed è pure colpa mia. Perché ne scrivo, ma non ho soluzioni.

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CONTATTI 11 febbraio 2014:  20.861
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BARBARA GIORGI

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BARBARA GIORGI