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Tutti gli articoli per il mese di marzo 2014

E SIAMO A 23.000

Pubblicato 29/03/2014 da paroladistrega

FESTEGGIO IL SUPERAMENTO DI 23.000 VIEWS NEL BLOG.

GRAZIE A TUTT* 🙂

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CONTATTI  29  marzo  2014:    23.050

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VI PRESENTO IL MIO NUOVO BLOG NARRATIVO

Pubblicato 25/03/2014 da paroladistrega

Care lettrici e cari lettori di questo blog streghesco, vi presento il mio nuovo BLOG NARRATIVO, nato da poco, per tutelarmi contro tutte coloro che tentano di associare i miei scritti a cm di carne esposta nella vetrina del web (con foto, video seducenti… and so on….).

Così, stanca di vedere fondoschiena e davanzali associati ai miei scritti (soprattutto al monologo CHIAMATEMI STREGA) ecco qui il nuovo blog, dove non espongo cicce al vento, ma solo i miei neuroni.

Ho questo difetto: preferisco usare il cervello….. 🙂

Ecco il link del blog:

http://barbara-giorgi.blogspot.it/

Buona lettura a tutt*

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CONTATTI  25  marzo 2014:  22.916
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VIDEO di “CHIAMATEMI STREGA”: GRAZIE DENISE

Pubblicato 13/03/2014 da paroladistrega

Oggi mi è arrivato un regalo in una email: il link di un VIDEO su YOUTUBE, con la recita del mio monologo “CHIAMATEMI STREGA” (video da me autorizzato),  dedicato alla grande FRANCA RAME e tuttora presente nel suo blog, qui:

http://www.francarame.it/it/node/1835

Una giovane studentessa della scuola di teatro “GYPSY MUSICAL ACADEMY” di Torino ha recitato il mio monologo per il suo esame di recitazione. Ed è stata bravissima.

Questa giovane attrice si chiama DENISE PONZO.

Ringrazio di cuore lei e la Direttrice dell’Accademia per questo regalo (sig.ra NEVA BELLI).
Auguro a Denise di poter realizzare tutti i suoi sogni di giovane Strega…

Grazie Denise.

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CONTATTI  22  marzo 2014:  22.867
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NON E’ DEMOCRAZIA

Pubblicato 11/03/2014 da paroladistrega

fiocco nero

OGGI QUESTO BLOG E’ IN LUTTO: “LORO” hanno detto NO al 50-50 (democrazia paritaria) nella legge elettorale.

Le DONNE italiane hanno conquistato il DIRITTO DI VOTO ATTIVO nel 1946.
Oggi nel 2014 non hanno ancora un reale e paritario DIRITTO DI VOTO PASSIVO (essere elette alla pari degli uomini e non per colmare buchi).
IO NON VOTERO’ PIU’ UN UOMO. E non venite a parlare di MERITO. Ditemi voi quali sono tutti questi UOMINI così meravigliosamente meritevoli in politica. Mi sfugge….
Per cui, oggi io sono più STREGA che mai.

#catenedaspezzare

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CONTATTI  12  marzo  2014:    22.415

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LA MIMOSA E’ ROSSA DI SANGUE

Pubblicato 09/03/2014 da paroladistrega

Oggi, 9 marzo, leggo dei 3 FEMMINICIDI che hanno macchiato di sangue la mimosa dell’8 marzo, GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA.

http://qn.quotidiano.net/cronaca/2014/03/08/1036250-otto-marzo-omicidi-donne.shtml

L’avevo scritto solo ieri che NON C’E’ NIENTE DA FESTEGGIARE.
In ricordo delle 3 Sorelle assassinate, pubblico l’ultima parte del mio monologo “I MINI UOMINI” (cfr blog settembre 2013).

“I MINI UOMINI”

I MINI UOMINI….  quelli che sono “mini” in quanto non sono uomini. Non come gli altri. Sono omini, omuncoli, ometti.

I MINI UOMINI sono quelli che per sentirsi “maxi” usano la clava: non sono ancora usciti dalla caverna, non sono ancora sapiens sapiens, non hanno ancora capito che l’altra metà del pianeta è abitata da noi donne. Credono di essere gli unici esseri pensanti di tutto l’universo. Oltre a loro, tutto il resto, dal pidocchio alla donna, dal virus alla femmina… è roba da brodo primordiale. Anzi, credono che i virus siano anche più intelligenti della donna.
I MINI UOMINI sono quelli che prima dicono di amarti: vanno in cielo e rubano la luna per te, ti coprono di petali di rosa e ti fanno levitare dal suolo. Poi ad un tratto, un giorno, si tolgono la maschera mostrando il loro essere mostruoso.
E iniziano ad arrivare le critiche cattive, quelle costruite ad hoc per distruggere la nostra sicurezza, per farci sentire in balìa delle onde.
E poi arrivano le offese urlate, quelle scagliate contro come sassi: una lapidazione in piena regola per noi, colpevoli d’essere donne.
E ancora, come in un film dell’orrore quando la musica incalza, ecco le spinte, ecco il primo schiaffo.
E poi un altro ed un altro ancora.
E magari, nel tempo, arrivano i pugni. E i calci sul corpo disteso a terra, piegato e racchiuso in sé come quello di un neonato.

Noi non usiamo la forza. Non quella fisica. Raro.
Noi siamo forti dentro. Siamo dei contenitori immensi di forza interiore. Siamo così immense che in noi non esiste un principio e non esiste una fine.
O meglio, la fine spesso c’è. E noi, con il nostro contenitore di forza, ce ne andiamo senza far troppo rumore. Basta l’ultimo calcio, basta l’ultimo pugno.

Ma il MINI UOMO non vince. Non può vincere. Non vincerà mai.
Perché per ogni donna caduta sotto la sua clava da cavernicolo, ce ne saranno sempre altre mille che alzeranno la testa.
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CONTATTI  10  marzo 2014:  22.293

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8 MARZO: NON REGALATEMI MIMOSE

Pubblicato 08/03/2014 da paroladistrega
illustrazione di Stefania Spanò

illustrazione di Stefania Spanò

Forse… se ci fosse un bel Ministero Pari Opportunità (con Ministra con la “a”).
Forse… se l’Italicum  avesse già il suo bel 50-50 di rappresentanza di genere inserito dentro il testo di legge.
Forse… se avessimo una legge fatta bene per combattere la violenza di genere e il femminicidio (non dentro un pacchetto di leggi che trattano di tutto e di più).
Forse.
Allora forse …invece che GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA potrei pure aver voglia di chiamarla FESTA.
Ma non è una FESTA: intanto perché non c’è nulla da festeggiare. E poi perché noi DONNE non siamo una categoria a parte.

Forse, l’8 marzo serve solo ad una cosa: a ricordare tutte le Sorelle che ci hanno spianato la strada e che ci hanno permesso di poter avere oggi il diritto di voto, il diritto di parola, il diritto allo studio. Forse anche il diritto di respirare…
Perché se dobbiamo ringraziare qualcun*, il nostro grazie deve andare a loro.
Non a quelli che ancora oggi dicono che non servono leggi per affermare i nostri diritti: perché, si sa, “le donne sono uguali agli uomini”.
No. Non si sa. E non si fa neppure.
Le donne oggi non sono ancora uguali agli uomini.

Quindi, non venite a regalarci mimose, cari uomini: quelle, semmai, ce le compriamo da sole.
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CONTATTI 08 marzo 2014: 22.160
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MEA CULPA: chiedo scusa ad Alessandro Ghebreigziabiher

Pubblicato 05/03/2014 da paroladistrega

Mea culpa perché a volte sono davvero ingenua.
Mea culpa perché credo sempre nelle persone .
Mea culpa perché mi fido senza farmi venire mezzo dubbio.
E’ accaduto che nel 2010 io fossi responsabile di un progetto patrocinato dalla Regione Toscana e dal Ministero della Gioventù: dovevo realizzare un libro contenente scritti interculturali. Questi scritti dovevano essere redatti da ragazzi italiani e stranieri e l’obiettivo era valorizzare la conoscenza dell’Altro, come arricchimento personale, culturale, sociale.
Un lavoro entusiasmante: i ragazzi e le ragazze (insieme, italiani e stranieri) lavoravano singolarmente o in gruppi, tramite interviste, scambiandosi informazioni, scrivendo racconti o poesie. Alla fine: ecco il libro. Io dovevo semplicemente raccogliere i loro scritti: nessuna modifica da parte mia (ho apportato solo qualche correzione grammaticale). Mi sono fidata ciecamente del contenuto “genuino” di tutti i racconti.
Il libro GLI ALTRI, QUESTI SCONOSCIUTI è quindi stato pubblicato nel gennaio 2011.

Poi, ieri, accade un fatto per me mortificante.
Mi arriva per mail un racconto bellissimo: lo leggo. E penso: “ma è la copia, leggermente modificata, di un racconto contenuto nel libro!”
Come una Don Chisciotte parto in quarta per difendere l’autrice, allora sedicenne.
Invece scopro, con grande stupore, che il racconto era già stato pubblicato nel 2008 da uno scrittore (altro mea culpa, non conoscevo questo bellissimo scritto). Dopo una serie di mail di chiarimento, lo scrittore accetta le mie scuse: sincere, più che sincere….. anche se dovrebbe essere la ragazzina, allora sedicenne, a fare le sue scuse, assumendosi un minimo di responsabilità.
Il racconto è “IL FUTURO DEI MIEI” di Alessandro Ghebreigziabiher (2008).
Odio il plagio e lo combatto anche quando, inavvertitamente, possa nascere da cose curate da me. A questo mondo serve correttezza e non solo sbandierata a parole: servono i fatti.

Il racconto “IL FUTURO DEI MIEI” oggi è contenuto nel libro “IL DONO DELLA DIVERSITA’” di Alessandro Ghebreigziabiher, con prefazione di Daniele Barbieri, Tempesta editore, 2013.
Qui:
http://www.tempestaeditore.it/index.php?page=shop.product_details&flypage=flypage.tpl&product_id=90&category_id=7&option=com_virtuemart&Itemid=1&vmcchk=1&Itemid=1

Per correttezza, posto qui di seguito il testo del bellissimo racconto “IL FUTURO DEI MIEI” di Alessandro Ghebreigziabiher, per riconfermare la sua giusta paternità.
http://alessandroghebreigziabiher.blogspot.it/2008/09/il-futuro-dei-miei.html

Il futuro dei miei

Su una nave. In mare. Da qualche parte.
“Zio Amadou?”
“Sì…”
“Zio?”
“Sì?”
“Mi senti?”
“Sì che ti sento…”
“Ma non mi guardi…”
L’uomo si volta ed accontenta il nipote. “Stai tranquillo”, gli dice inarcando il sopracciglio sinistro, “le mie orecchie funzionano bene anche senza l’aiuto degli occhi…” E si volta a studiare le onde.
Il ragazzino, poco più di sei anni, lo osserva dubbioso, tuttavia si fida e riattacca: “Zio… Tu conosci bene l’Italiano?”
“Certo, laggiù ci sono già stato due volte.”
“Conosci proprio tutte le parole?”
“Sicuro, Ousmane.”
Il nipote si guarda in giro, come se avesse timore di essere udito da altri, e arriva al sodo: “Cosa vuol dire extracomunitario?”
L’uomo, alto e magro, ha trent’anni, ma la barba grigia gliene aggiunge almeno una decina. Non appena coglie l’ultima parola del bambino, si gira di scatto e fissa i propri occhi nei suoi.
Trascorre un breve istante che tra i due sa di eternità, possibile solo in un viaggio in cui è in gioco la vita.
“Extracomunitario, dici?” ripete abbozzando un sorriso sincero. “Extracomunitario è una bellissima parola. I comunitari sono quelli che vivono tutti in una stessa comunità, come gli Italiani e l’extracomunitario è colui che ne entra a far parte arrivando da lontano. Non appena i comunitari lo vedono capiscono subito che ha qualcosa che loro non hanno, qualcosa che non hanno mai visto, un extra, cioè qualcosa in più. Ecco, un extracomunitario è qualcuno che viene da lontano a portare qualcosa in più.”
“E questo qualcosa in più è una cosa bella?”
“Certamente!” esclama Amadou accalorato. “Tu ed io, una volta giunti in Italia, diventeremo extracomunitari. Io sono così e così, ma tu sei sicuro una cosa bella, bellissima.”
L’uomo riprende a far correre lo sguardo sulla superficie dell’acqua, quando Ousmane lo informa che l’interrogatorio non è ancora terminato: “Cosa vuol dire immigrato?”
Lo zio stavolta sembra più preparato e risponde immediatamente: “Immigrato è una parola ancora più bella di extracomunitario. Devi sapere che quando noi extracomunitari arriveremo in Italia e inizieremo a vivere là, diventeremo degli immigrati.”
“Anche io?”
“Sì, anche tu. Un bambino immigrato. E siccome sei anche un extracomunitario, cioè uno che porta alla comunità qualcosa in più di bello, tutti gli italiani con cui faremo amicizia ci diranno grazie, cioè ci saranno grati. Da cui, immigrati. Chiaro?”
“Chiaro, zio. Prima extracomunitari e poi immigrati.”
“Bravo”, approva Amadou e ritorna soddisfatto ad ammirare il mare che abbraccia la nave.
Ciò nonostante, non ha il tempo di lasciarsi rapire nuovamente dai flutti che il bambino richiama ancora la sua attenzione: “Zio…”
“Sì?” fa l’uomo voltandosi per l’ennesima volta.
“E cosa vuol dire clandestino?”
Questa volta Amadou compie un enorme sforzo per sorridere, tuttavia riesce nell’impresa: “Clandestino… Sai, questa è la parola più importante. Noi extracomunitari, prima di diventare immigrati, siamo dei clandestini. I comunitari, come quasi tutti gli italiani che incontrerai di passaggio, molto probabilmente ancora non lo sanno che tu hai qualcosa in più di bello e qualcuno di loro potrà al contrario insinuare che sia qualcosa di brutto. Tu non devi credere a queste persone, mai. Promettilo!”
Il tono dell’uomo diviene all’improvviso aggressivo, malgrado Amadou non se ne accorga.
“Lo prometto!” si affretta a rispondere il bambino, sebbene non sia affatto spaventato.
“Per quante persone possano negarlo”, prosegue lo zio, “tu sei qualcosa in più di bello e questo a prescindere se tu diventi un immigrato o meno, a prescindere da quel che pensano gli altri. E lo sai perché?”
“Perché?”
“Perché tu sei un clandestino. Tu sei il destino del tuo clan, cioè della tua famiglia. Tu sei il futuro dei tuoi cari…”
L’uomo riprende ad osservare il mare.
Ousmane finalmente smette di fissare lo zio e si volta anch’egli verso le onde. Mi correggo, il suo sguardo le sovrasta e punta oltre, all’orizzonte. “Sono il futuro dei miei…” pensa il bambino. Le parole si mescolano ad orgoglio e commozione, gioia e fierezza.
E chi può essere così ingenuo da pensare di poterlo fermare?
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CONTATTI 06  marzo 2014:  22.035

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Parti di lui

Sono un Dugongo spiaggiato.

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BARBARA GIORGI

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È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza.

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BARBARA GIORGI