MERIAM. QUANDO LA RELIGIONE UCCIDE.

Pubblicato 18/05/2014 da paroladistrega

meriam

 

MERIAM, 26 anni, sudanese.

Condannata a morte per APOSTASIA (l’accusa sostiene il fatto che abbia rinnegato la propria religione, l’Islam).

MERIAM, di famiglia e cultura islamica, ha sposato un cristiano.

http://www.corriere.it/esteri/14_maggio_16/meriam-condannata-apostasia-ecco-foto-matrimonio-cristiano-8789cfa6-dcca-11e3-a199-c0de7a3de7c1.shtm

Da febbraio, MERIAM è in prigione, incinta: con lei c’è il primogenito di 20 mesi.

La condanna per ora è sospesa:  i giudici sudanesi dicono che verrà giustiziata “almeno” dopo due anni dal parto (… da pelle d’oca…).

UN  ORRORE.

UN  ABOMINIO.

UNA VERGOGNA.

Leggo ovunque nei social una forte posizione contro tutto ciò. Giusto.

E leggo pure un “si deve fare qualcosa”.

E qui mi fermo a riflettere: sul  “fare qualcosa”.

Certo, si deve mantenere viva l’attenzione a livello internazionale, tramite i mass media. Certo, deve esserci l’intervento di organizzazioni per la tutela dei diritti umani.

Va bene tutto, perché certo non si può tacere, non si può far finta di nulla, non si può lasciare MERIAM da sola a combattere una battaglia così grande. Più grande di lei.

Ma il problema vero è che qui non si tratta “solo” di lottare contro un’ingiustizia: qui si tratta di  de-legittimare una CULTURA radicata da secoli.

L’arma più potente al mondo è proprio la CULTURA: quella tramandata, quella interiorizzata, quella che ti ritrovi nel Dna, nel sangue, nella saliva, nell’aria che respiri, nell’odore delle cose. Nella luce e nel buio delle tue scelte.

LA CULTURA è imbattibile: ci sovrasta, ci ingloba, ci plasma, ci rende strumenti e veicoli della sua volontà.

E la CULTURA si basa soprattutto sul FATTO SOCIALE numero uno (Durkheim insegna): la RELIGIONE. Fattore aggregante di ogni gruppo sociale. Fattore alla base di una società, qualsiasi essa sia.

Dai miei studi di sociologia delle religioni ho imparato un principio importante. I testi sacri (tutti) andrebbero sempre ricollocati temporalmente. Come pure ogni altro scritto religioso, storico, letterario. Sono espressioni e manifestazioni di pensiero collegate ad un preciso momento e ad una precisa cultura.

La cristianità ha scelto di re-interpretare e ri-collocare la Bibbia (avete mai letto i passi su eccidi di donne e bambini? Terribili…). Cioè, oggi  la Bibbia non è applicata alla “lettera”. La valutiamo come un testo del passato storico dell’uomo, ne cogliamo gli insegnamenti cercando di interpretarli.

L’Islam, in certi Paesi,  invece arriva ad identificare il Corano con la legge dello stato, la Sharìa. E’ questo il problema: in certi Paesi musulmani manca una collocazione temporale del testo sacro. Manca la volontà di riconoscere che quel testo appartiene al VII secolo d.C.,  non al nostro presente.

Dunque, in questo momento, è come se MERIAM – da sola –  stesse combattendo una battaglia di libertà contro secoli di RADICI CULTURALI.

E come MERIAM, tante altre donne combattono battaglie  contro culture violente.

Sono formatrice interculturale: non dovrei giudicare. Dovrei tentare di rimanere neutrale. Dovrei solo osservare e cogliere la differenza tra la mia e l’altrui cultura.

Non è professionale giudicare.

Ma io me ne frego.

Io sto con MERIAM.

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CONTATTI  19  maggio 2014:  26.479

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8 commenti su “MERIAM. QUANDO LA RELIGIONE UCCIDE.

  • la cultura ci plasma ma siamo anche noi che la plasmiamo, non siamo burattini..siamo un mix di natura, sentimenti, cultura e storia e ciò non fa di noi burattini eterodiretti incapaci di decidere.
    In questo caso il nemico è una cultura che ha molte più difficoltà della nostra a separare sfera politica e sfera religiosa..insomma una cultura pesantemente non laica e non secolare

  • Io credo che nel mondo occidentale stiamo (o meglio dovremmo stare) tutti con Meriam. Le scelte religiose sono e debbono continuare ad essere personali, in un mondo moderno. E’ chiaro che in un modo primitivo la religione unisce, affiata, è un’arma di difesa. Purtroppo siamo noi occidentali che, con la nostra supremazia, abbiamo ridestato la necessità, in certi Paesi, di far affiorare certe volontà difensive. Abbiamo attaccato, sconfitto, distrutto, saccheggiato ed ora ci lamentiamo che la religione divenga di nuovo lo strumento, o meglio l’unico strumento, che alcuni soggetti utilizzano per rivendicare la loro specificità.
    Non è con le guerre e con le sopraffazioni che si costruisce la civiltà ma con il confronto pacifico che, purtroppo, è ancora al di là dall’esserci. Mi dispiace!

      • Ogni cultura deve assumersi la responsabilità delle scelte che impone al proprio popolo. L’integralismo islamico è rinato all’inizio del XX secolo con i Fratelli Musulmani in Egitto. Colpa dell’occidente? La lotta Oriente-Occidente è vecchia quanto è vecchio il mondo. C’è sempre stata. L’Islam è nato sulla base dell’Ebraismo e del Cristianesimo, correggendo e rivedendo le due religioni. Prima si scannavano Ebrei e Cristiani e poi si sono inseriti i musulmani dal VII secolo. E la “colpa” è di chi strumentalizza la religione.

  • Mi dispiace di aver sollevato un vespaio…. Nel mio commento volevo solamente puntualizzare il fatto che qualcuno, forte delle vicende di cui l’occidente, da vari secoli, si è reso protagonista, ha proposto una “bandiera” religiosa ad una battaglia che di religioso ha ben poco. L’imput è stato dell’occidente ma non sono certamente sue tutte le colpe.
    In questa vicenda, come in molte altre che ogni giorno ci si presentano è chiaro che qualcuno cavalca la tigre. Dicevano gli antichi: “a chi giova?”
    Quello che dice Paolo è vero, le lotte, religiose, ovvero economiche o di egemonia, tra oriente ed occidente ci sono sempre state. Come ci sono state le lotte, religiose, ovvero economiche o di egemonia in occidente, tra coloro che professavano la stessa fede. Oppure in oriente, prima tra gli ebrei, poi tra i cristiani ed infine tra i mussulmani. La religione, tuttavia, come ci hanno insegnato storici di rilievo, è sempre stata un pretesto. Come lo è ancora adesso.
    Va considerato, tra l’altro, che la gente, segue spesso senza vera
    coscienza il leader del momento, quello che sa parlare meglio, quello che riesce a trovare nei propri discorsi l’appiglio giusto…. E così la gente viene trascinata e crede di combattere una battaglia “giusta”. Così è stato in Egitto, con i Fratelli Mussulmani. Ed ancora prima in Iran. Ed è così ancora adesso in molte piccole guerre che affiorano nei nostri telegiornali solo perché c’è qualcuno che se ne ricorda.
    E quando la gente è scontenta, quale miglior coagulante dell’estremismo. E così il “nemico” diventa chi ha un altro colore, chi veste in modo diverso, chi viene da lontano o chi professa un’altra religione.
    Io, nel mio commento, quindi, ho cercato di individuare la causa di uno scontento che sta determinando, in questi ultimi decenni, l’esplosione dell’estremismo islamico. Estremismo che poco ha a che fare con la religione islamica.
    La religione, ovvero le religioni, come ho detto nel mio primo commento, per me sono e debbono rappresentare un modo di essere personale, un modo di esprimersi.
    Ognuno deve essere libero di essere religioso o non esserlo, ovvero di professare la religione che sente più vicina al proprio Io.
    La religione (o la non religione) non può essere imposta con la forza. Né è certamente una “bandiera sotto cui combattere!

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