I CENTRI ANTIVIOLENZA e #lebricioledalloStato

Pubblicato 30/06/2014 da paroladistrega

 

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Sappiatelo.
Di 17 milioni di euro stanziati dalla c.d. Legge contro il femminicidio, ai CENTRI ANTIVIOLENZA e CASE RIFUGIO andranno poco più di 2 milioni di euro: un “contentino” sul totale.
Il grosso della somma stanziata, quindi circa 15 milioni di euro, va alle Regioni che finanzieranno progetti sulla base di bandi.
Io spero solo che tutto ciò possa dare buoni frutti alla lotta alla violenza di genere. Ma credo anche che i CENTRI ANTIVIOLENZA non possano accontentarsi, per sopravvivere, di “contentini” (sono circa 6.000 euro a centro).

Sottolineo tutto ciò. Perché?

Perché  da settembre a novembre 2013, ho frequentato un corso per operatrice di centri antiviolenza nella mia città, Massa (MS).

Perché ho interagito per ore con le bravissime e competenti formatrici, psicologhe, avvocate del centro antiviolenza Frida di San Miniato (PI).

Perché quotidianamente ascolto, leggo e rifletto  su testimonianze terribili di violenza di genere (molte donne mi scrivono in chat).

Perché come blogger e scrittrice mi occupo di violenza di genere.

Perché la violenza di genere è un cancro sociale contro cui combattere, tutt* insieme, con competenza, professionalità e anima.

Perché credo nell’assoluta necessità dei centri antiviolenza e nel valore delle operatrici.

Perché credo che la VIOLENZA DI GENERE abbia necessità di un contrasto convinto, duro, concreto, pianificato, programmato. Agìto.
A per agire – purtroppo – servono soldi.
E le donne vittime di violenza hanno bisogno di sapere che c’è uno Stato civile per combattere contro uomini delinquenti.

Ecco fatto.
Ho scritto ciò che penso.
Ora riporto anche ciò che pensano altre Amiche.
Qui di seguito.

Riporto da
LA RETE DELLE RETI FEMMINILI:

Duro comunicato dei Centri antiviolenza e delle Case delle Donne
che ricevono solo le briciole dei finanziamenti governativi
COMUNICATO STAMPA
Ai centri antiviolenza solo le briciole dei finanziamenti stanziati:
e il resto dei fondi a chi?
Sei mila euro l’anno per due anni: è quanto il Governo intende assegnare a ognuno degli storici Centri antiviolenza e alle Case Rifugio che operano con efficacia da decenni e in regime di volontariato.
E’ in questa esperienza che si radicano il sapere e il metodo che consentono a tante donne di salvarsi la vita, e di ritrovare autonomia e libertà.
Ma quei soldi non basteranno nemmeno a pagare le bollette telefoniche.
A chi gran parte degli stanziamenti (circa 15 milioni di euro)?
Alle Regioni, che finanzieranno progetti sulla base di bandi: la scelta è quella di sostenere “centri” e sportelli istituiti last minute, oltre che di istituzionalizzare i percorsi di uscita dalla violenza delle donne.
Apprendiamo dalla stampa – il Sole 24 ORE del 27 giugno 2014 – le incredibili modalità di riparto dei fondi -17 milioni di euro- stanziati dalla L. 119/2013 detta contro il femminicidio per gli anni 2013/14.
Secondo una mappatura in base a criteri illeggibili, di questi 17 milioni ai 352 Centri Antiviolenza e Case Rifugio toccheranno solo 2.260.000 euro, circa 6.000 euro per ciascun centro.
Inoltre tutti i centri, pubblici e privati, saranno finanziati allo stesso modo, senza tenere conto del fatto che diversamente dai privati i centri pubblici hanno sedi, utenze e personale già pagati.
Questa scelta del Governo contravviene in modo netto alla Convenzione di Istanbul per la prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica, che l’Italia ha ratificato e che entrerà in vigore il prossimo 1° agosto, la quale prevede siano destinate “ adeguate risorse finanziarie e umane per la corretta applicazione delle politiche integrate, misure e programmi per prevenire e combattere tutte le forme di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione, incluse quelle svolte da organizzazioni non governative e dalla società civile” (Articolo 8)
Nella Convenzione si privilegia il lavoro dei centri di donne indipendenti, mentre il Governo Italiano sceglie di destinare la maggior parte dei finanziamenti alle reti di carattere istituzionale.
L’idea è che la politica non intenda rinunciare a “intercettare” quei fondi, e che si proponga di controllare e ridurre allo stremo i Centri antiviolenza indipendenti, già operativi da molti anni e riuniti in una Rete Nazionale di cui anche D.i.Re fa parte.
Denunciamo questo modo di procedere.
Il Governo non ha sino ad oggi neppure formulato un Piano Nazionale Antiviolenza, e si presenta in Europa senza avere intrapreso un confronto politico serio con tutte coloro che lavorano da oltre 20 anni sul territorio, offrendo politiche e servizi di qualità per prevenire e contrastare il fenomeno della violenza sulle donne.
Roma, 28 giugno 2014
Di.Re Donne in Rete contro la violenza
Casa Internazionale delle Donne – Via della Lungara, 19 – 00165 Roma, Italia, Cell 3927200580 – Tel 06 68892502 Fax 06 3244992 – Email direcontrolaviolenza@women.it; http://www.direcontrolaviolenza.it

E con questo, concludo.

No, fatemi aggiungere una cosa:

la VIOLENZA DI GENERE non è un problema della DONNA VITTIMA DI VIOLENZA,

la VIOLENZA DI GENERE è un problema di TUTT*  e come tale va trattato e gestito.

________________________________________________________

CONTATTI  30   giugno 2014:  35.862

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2 commenti su “I CENTRI ANTIVIOLENZA e #lebricioledalloStato

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