80 euro a figlio. Donne #stateserene

Pubblicato 21/10/2014 da paroladistrega

renzi

Non è il primo premier italiano ad aver avuto questa folgorazione sulla via di Damasco. Prima di lui, l’ha avuta Letta. E prima ancora Berlusconi (nel 2005, mille euro ai nati dell’anno). E prima ancora… lasciamo perdere che è meglio.

Ciascuno ha sfornato un intervento con diverse modalità di applicazione, tetti massimi (ora  è 90 mila euro di reddito annuo), etc. Ma il succo del discorso è quello: dal 1° gennaio 2015 ci sarà il bonus bebè per chi finalmente si decide a procreare.

Lui. L’ha detto lui. Il premier. Alla Barbara della tv di Canale 5. Quella Barbara che chiede sempre agli ospiti di parlare chiaro e semplice, terra terra, perché c’è la Comare Cozzolina che ascolta (= la massaia limitata che non capisce).

E lui è stato chiarissimo: 80 euro alle neo mamme, per tre anni. Perché lui ha detto che sa cosa vuol dire comprare pannolini e pagare l’asilo. Lui lo sa.

E vedo-leggo molte donne esultare. E pure uomini: Caspita! In questo momento di crisi pazzesca, buttali un po’ via 80 euro. Tipo manna dal cielo. Una meraviglia. 

Ma io non vedo nessun aspetto meraviglioso. Vi dico quello che vedo (tanto so che riceverò email inorridite che mi accuseranno di non santificare la santa maternità). Io, che sono cattiva e sospettosa, vedo spuntare un BONUS  BEBE‘ come misura machiavellica, come strategia di marketing politico, come misura acchiappa-consensi di quella parte di cittadinanza da cui è necessario ed utile acchiappare. Infatti:

1. il BONUS nasce con perfetta tempistica in mezzo alla tensione “sentinelle in piedi” versus diritti dei gay  (nel frattempo, annullamenti a raffica delle trascrizioni di matrimoni gay): così il Governo lancia il suo bel messaggio facendo capire da che parte sta (quante volte le sentinelle hanno detto che i gay non possono avere figli, educare figli, crescere figli? Uno a zero per le sentinelle);

2. il BONUS è travestito da misura di Politica per le famiglie, per colmare lo scontento del Paese (diciamo disperazione,che rende di più): in realtà, è una “pezza” di politica assistenziale alle famiglie,  che non è neppure lontanamente paragonabile ai sistemi di WELFARE di altri Paesi europei, come la Svezia (dove vige un sistema che protegge e tutela i suoi cittadini “dalla culla alla tomba”);

3. il BONUS  protegge e tutela le neomamme.  E le già-mamme che decidono di non avere altri  figli perché ne hanno altri da crescere? Alle neo mamme si dà il bonus, alle mamme “vecchie” non si dà. Perché i pannolini dei bebè costano. Mentre le mutande, i pigiami, le scarpe, i vestiti, il pane, la pasta, la carne, la verdura, i libri, i quaderni, il dentista, l’ortopedico, la palestra, la piscina, gli antibiotici, l’aspirina, due videogiochi al supermercato… NO, quelli sono gratis. Solo per i bebè si fa lo sforzo di dare soldi.

Insomma, questa misura mi sa tanto di fumo negli occhi. Di edulcorante.

E c’è un altro aspetto che non mi piace. E probabilmente è quello che trovo più orrendo: IL MESSAGGIO IMPLICITO PER LE DONNE. Precisiamo: per me e per tante altre è esplicito. Per altre no (peccato).

E’ un messaggio che tenta di annullare anni di lotte femministe per l’autodeterminazione contro lo stereotipo donna-madre-casalinga. Infatti, come scrive anche Luisa Betti “pensa di risolvere la crisi riportando le donne a casa a fare i lavori di cura?”

http://bettirossa.com/2014/10/20/ma-davvero-renzi-pensa-di-comprarci-con-80-euro/

Insomma, l’ideona del bonus sembra ispirata al libro “Sposati e sii sottomessa”, quello che leggevano le “sentinelle in piedi” durante le loro manifestazioni pro famiglia perfetta.

Donne  #stateserene  

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Un commento su “80 euro a figlio. Donne #stateserene

  • L’articolo di Bettirossa é da incorniciare perché coglie perfettamente il punto.
    Se la preoccupazione di Renzi&C fosse veramente quella di rilanciare le nascite e aiutare le famiglie, porterebbe avanti una politica del tipo paesi scandinavi e cioé:
    – assegno familiare consistente (fino ai 16 anni dei figli)
    – retta dell’asilo pari piú o meno a quella dell’assegno (per i piú abbienti, i meno abbienti hanno uno sconto)
    – obbligo per i Comuni di istituire tanti posti asilo quanti sono i bambini residenti
    – congedi di paternitá di durata consistente (in Svezia é di circa 60 giorni lavorativi per il genitore che prende meno congedo: non é obbligatorio, ma se non prendi quei giorni li perdi dal totale). Questo é un punto cruciale per diminuire la discriminazione verso le donne sul mercato del lavoro, oltre a cambiare la mentalitá secondo cui il maschio ha un impedimento cerebrale per i lavori di cura di figli e casa 😉 In Svezia non siamo alla perfetta paritá, ma va molto meglio che in Italia.
    – materiale scolastico in dotazione alle scuole.
    (parlo per esperienza avendo fatto due figli in Svezia di recente)

    Non per niente in Scandinavia fanno piú figli.
    per me invece i politici italiani danno questo contentino per convincere le donne a stare a casa ed sobbarcarsi definitivamente in toto il welfare esonerando totalmente lo Stato dall’occuparsene. In piú fa la figura di aver diminuito la disoccupazione perché una donna casalinga non risulta piú come una in cerca d’occupazione.

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