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Tutti gli articoli per il mese di aprile 2015

LETTURE CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

Pubblicato 23/04/2015 da paroladistrega

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Quando un’amica mi chiama per partecipare ad un evento contro la VIOLENZA DI GENERE cerco sempre di aderire. Perché questo tema è da tempo la mia-nostra battaglia di donna, di donne impegnate.

Ho aderito anche questa volta e ringrazio la poetessa, scrittrice, giornalista Angela  Maria Fruzzetti per avermi coinvolta (con mia madre, poetessa Gabriella Izzo Giorgi) nella MARATONA DI LETTURE che si terrà oggi 23 aprile nel Chiostro del DUOMO di Massa (Massa Carrara), in occasione della GIORNATA  MONDIALE DEL LIBRO, evento “San Giorgio, un libro una rosa”.

Tra gli altri interventi, menziono quello del Maestro Giuliano Lazzarotti, organizzatore e curatore del Premio Letterario Europeo “Massa città fiabesca di mare e di marmo”.

Alle ore 18, noi tre donne parleremo di VIOLENZA DI GENERE: leggeremo nostri scritti sul tema della violenza sulle donne. Poesie, monologhi, parti di libro. Angela leggerà parti del suo libro NON DIRE NIENTE A NESSUNO, mia madre Gabriella leggerà delle sue poesie e io leggerò il mio monologo LA CORNICE VUOTA (dal libro EVA E ALTRI SILENZI). E regaleremo rose, in ricordo della leggenda di San Giorgio, il drago e la rosa.

Di seguito, riporto il testo del mio monologo, nella speranza che possa costituire uno spunto di riflessione, soprattutto per le donne vittime di violenza.

Dal mio libro  “EVA  E  ALTRI SILENZI”, pubblico qui di seguito il monologo LA  CORNICE  VUOTA  (tema: una telefonata ad un centro antiviolenza).

LA  CORNICE  VUOTA

monologo dal  libro “EVA E ALTRI SILENZI”  di  Barbara Giorgi

Non so perché ho telefonato.

Non lo so proprio.

Questo numero l’ho visto in tv. No, forse l’ho visto stampato su un manifesto per strada.

C’era accanto la scritta  “centro antiviolenza”.

Credo…

Va bene, non importa dove ho visto questo numero.

Devo dirle perché ho chiamato?

Forse ho un problema. Ma forse no. Sicuramente no.

Sicuramente esagero.

Sicuramente sto sbagliando.

Non dovevo chiamare.

Lei vuole che parliamo un po’?

Lei vuole sapere come mi sento?

Io… come mi sento.

Non lo so come mi sento.

Nessuno mi chiede mai come mi sento.

Non so dire come mi sento.

Forse sono una cosa un po’ vuota: come un sacco vuoto, come un piatto vuoto, come qualcosa di vuoto che prima era pieno.

Ecco. Sono una cornice vuota, senza il quadro.

Prima ero un bel quadro: uno di quelli con molti colori, molto naif, molto allegro.

Un quadro con la cornice.

Perché? Mi chiede perché adesso sono una cornice vuota? Senza quadro?

Semplice. Perché lui ha tolto il quadro.

Sì, lui.

Lui è l’amore della mia vita.

Sì, fidanzato, compagno, amante.

Come vuole chiamarlo?

Io lo chiamo amore. Per me è l’amore della mia vita.

Sa, ogni mattina mi porta il caffè a letto e poi mi dice che sono la più bella del mondo.

Come non amare un uomo così?

E mi riempie di regali di ogni tipo, non solo per le feste: anche in altre occasioni.

Soprattutto dopo le nostre litigate.

Sì, certo, litighiamo.

Come tutte le coppie.

Sì, certo, anche noi litighiamo.

Tutti litigano. E’ normale. E’ umano.

Schiaffi? No, per carità.

Forse… solo una volta. O forse… due volte.

Ma poi, basta.

Magari una spinta. Ma non voleva. E sono caduta giù per le scale di casa.

Mi sono rotta la caviglia. Sì, sono stata al pronto soccorso e mi hanno messo il gesso.

No, ma scherziamo? Come facevo a dire che lui, il mio amore, mi aveva spinta giù per le scale. Non potevo. Ho detto di essere caduta da sola.

Può capitare, del resto.

Certo, i medici hanno creduto alle mie parole.

Altre volte?

Una volta mi ha stretto forte il polso e ho dovuto tenerlo bendato una settimana.

Si era gonfiato un po’ e mi faceva male.

Ma niente di grave. Poi è passato.

Sono cose che capitano in tutte le coppie. Come lo so? Mah! Credo che sia così.

Si sa, si dice, si legge.

L’amore è anche passione.

Secondo lei, tutto questo non è amore e non è passione, ma è violenza…

Violenza.

Violenza?

Mi scusi, ma è un termine esagerato.

No, non può essere violenza.

Lui è l’amore della mia vita!

Perché allora ho telefonato?

Perché. Non so il perché.

Forse perché lui stamani mi ha dato un pugno.

Mi fa male la pancia.

Ma lui non voleva certo procurarmi dolore.

Lui mi ama.

Era solo nervoso. A volte capita che lui sia nervoso.

Sì, mi fa ancora male la pancia.

Mi fa molto male.

Mi ha dato un pugno sotto lo stomaco.

Ho provato tanto dolore da svenire.

Quando ho riaperto gli occhi lui non c’era più e io ero sdraiata sul pavimento della cucina. Vicino a me c’era il gatto che mi leccava la mano.

No. Non sono andata al pronto soccorso.

Mi sono fatta un bel caffè, ma mi veniva da vomitare. Allora non l’ho bevuto.

Così, ho pensato di provare a chiamare voi.

Così, tanto per capire cosa fate.

Così, solo per curiosità.

Mica ho bisogno di voi, in realtà.

E’ solo per capire.

E’solo per avere qualche informazione.

Io non ho bisogno di aiuto.

Lui mi ama davvero.

Io sono tutta la sua vita! Me lo dice sempre…

Però.

Lei continua a dirmi che nell’amore non c’è violenza.

Che l’amore è un’altra cosa.

Che l’amore è fatto di carezze e non di pugni.

Che l’amore solleva e non atterra.

Che l’amore fa sognare e non vivere nel terrore.

Che l’amore riempie le persone e non le svuota.

Che l’amore è altro da questa cornice senza quadro.

Cos’ho capito ora?

Che forse dovevo chiamarvi prima.

Che forse sto sbagliando.

Che forse non è amore.

Che forse… devo riempire di nuovo la cornice.

Barbara  Giorgi

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CONTATTI  23 aprile 2015:   51.779

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LA MOGLIE DI

Pubblicato 15/04/2015 da paroladistrega
Hillary Clinton

Hillary Clinton

Ho resistito giorni: non volevo scrivere di lei, di HILLARY CLINTON e della sua corsa alla Casa Bianca, per la Presidenza USA: esattamente, si è candidata alle primarie democratiche per le PRESIDENZIALI DEL 2016.

http://www.repubblica.it/esteri/2015/04/12/news/usa_hillary_clinton_annuncio_ufficiale_candidatura_presidenza-111780165/

Avevo deciso di non scriverne qui nel blog, ma intanto ne ho discusso ampiamente con amiche femministe in vari gruppi Facebook e altrove: ho notato una grande adesione e sostegno virtuale alla neo candidata. Molte, moltissime donne che vedono in lei una sorta di paladina del potere al femminile: della serie, “Hillary è la nostra riscossa”. O “riscatto” da secoli di …”accontentiamoci, stiamo da parte, domani andrà meglio”.

Io non la penso come la maggior parte delle donne con cui mi sono confrontata. Sono stata criticata. Ma va bene così, il confronto costruttivo è il sale della vita e delle teste intelligenti (non solo la mia, ovvio, anche quella delle mie interlocutrici, donne in gamba ed impegnate).

Perché – secondo me – HILLARY non è la “mia riscossa” o meglio la “nostra riscossa”? Perché nel corso del tempo ho necessariamente cambiato idea sul concetto del “basta che sia donna”. No, non basta, non mi basta: ci sono donne e donne, come ci sono uomini e uomini. Certo, è pur vero che agli uomini non vengono chiesti gli stessi tremendi requisiti che vengono chiesti ad una donna (tipo la stupidaggine dell’età), ma è anche vero che se la Politica (intendo quella  con la P maiuscola, quella del Potere) deve cambiare, non potrà mai avvenire con una donna che fa il copia-incolla di strategie al maschile. E Hillary ha sempre fatto un copia-incolla.

Non arrabbiatevi se menziono velocemente il sexgate, scandalo della relazione sessuale tra il marito Bill e la stagista Lewinsky: Hillary rimase incollata al suo ruolo di moglie ferita e magnanima che perdonava il coniuge traditore. Per amore di cosa? Del marito o del Potere? Perdonatemi, ma non credo alle favole da un po’ di anni.

E gli altri scandali? Quelli che la riguardano in prima persona: dal denaro di finanziamenti stranieri non meglio precisati alla Fondazione Clinton (da cui si è dimessa da pochi giorni) fino all’utilizzo di un account di posta elettronica personale durante lo svolgimento del suo incarico come Segretari* di Stato USA (andando contro le regole di sicurezza nazionali)… quelli li cestiniamo perché non sono rilevanti? Se chiedo trasparenza e correttezza a un uomo, sappiate, li chiedo pure a una donna (anche di più, sì, perché mi devo identificare in lei).

Non continuo con i peccati politici di Hillary, mi fermo qui. Dico solo che questa non è la POLITICA AL FEMMINILE che vorrei vedere. La Politica al femminile deve fare tabula rasa di quella al maschile, che ha prodotto danni nei secoli, devastando il Pianeta di guerre, stermini etnici, violenza, collassi economici ad effetto farfalla…  and so on.

No, non è questa la POLITICA AL FEMMINILE che vorrei vedere.

E non vorrei vedere soprattutto una donna che compie la sua corsa alla Casa Bianca solo grazie al fatto di essere una “moglie di”: perché Hillary Rodham Clinton, donna molto molto intelligente e molto molto astuta, non sarebbe ora a correre per queste primarie democratiche se fosse semplicemente una delle tante donne che sputano sangue per farsi largo da sole. Da sole, sottolineo. Non con la strada asfaltata dal marito e dalla fondazione di famiglia del marito.

Le amiche femministe mi dicono che compio errori di valutazione perché il Potere, in fondo è questo: non si può cambiare dall’oggi al domani e questa è l’unica strada da percorrere per avere una donna al comando.

Care amiche, ma è giusto continuare su una strada già tracciata? E’ questo il cambiamento? E’ questa la nostra “rivoluzione globale”?  E’ questa la Politica al femminile che vogliamo? Un copia-incolla delle logiche al maschile?

Non so se Hillary ce la farà. Vedremo. Ma, in ogni caso, la sua vittoria o la sua sconfitta non cambieranno la realtà delle donne.

Le donne salveranno il mondo: ma una di quelle donne non è Hillary Clinton.

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CONTATTI   15 APRILE  2015:   51.668

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TOMBE DI STOFFA

Pubblicato 08/04/2015 da paroladistrega
black_burqa

black_burqa

Ho appena letto un articolo su CORRIERE.IT dove si parla di cartelloni installati per strada a MOSUL (IRAQ), da parte dell’ISIS. I cartelloni stabiliscono l’uso obbligatorio del velo integrale per le donne. E’ stabilito che “..Il velo deve essere “spesso e non trasparente”, “deve coprire tutto il corpo” , “non deve essere decorato o attirare l’attenzione” e “non deve essere profumato”…”

http://www.corriere.it/esteri/15_aprile_03/isis-impone-donne-mosul-indossare-velo-876d4758-d9f6-11e4-9d46-768ce82f7c45.shtml

Per la precisione, in alcune zone del mondo islamico, si impone il BURQA (velo integrale) o il NIQAB (velo che lascia scoperti solo gli occhi).

Allora. Mentre comprendo perfettamente l’uso (quando è determinato da liberissima scelta della donna) del velo-hijab che lascia scoperto tutto il volto,  non posso condividere l’uso (e soprattutto l’imposizione) di veli integrali.

Mi viene da pensare alle TORTURE DELLA SANTA INQUISIZIONE in Europa, effettuate sulle donne ritenute streghe (in verità, soprattutto herbarie e levatrici). Nel corso dei secoli (ma soprattutto nel Seicento),  la Santa inquisizione ha adottato torture  man mano più “evolute”: più ingegnose, articolate, pianificate. Roba da ingegneria biomedica deviata: si progettavano e utilizzavano macchinari che stabilivano l’esatto momento del soffocamento, della torsione del collo, della lacerazione degli arti. E così via,  work in progress.

Che c’entra con il velo integrale delle donne islamiche? C’entra. Perché è una sorta di macchina da tortura. Sì, non fa certo sanguinare come il sarcofago della VERGINE TEDESCA (sapete, quel sarcofago di legno con aculei di ferro… una sorta di tomba-tortura). Non fa sanguinare, ma provoca comunque una MORTE LENTA della donna che lo indossa. Alcune se ne rendono conto, altre no. Ma vivono tutte come morte: camminano, parlano, respirano, dentro quel sarcofago di stoffa. Una tomba che le nasconde al mondo, nel tentativo (riuscito) di avvicinarle all’inesistenza, all’oblio, ad un esilio dalla vita.

Queste donne parlano  dentro una tomba fatta di stoffa pesante: lì,  soffocano le loro parole, risate, pianti. Il loro udito è diminuito da quello schermo assurdo. La loro mimica facciale non esiste: è annullata dentro una maschera nera. Gli aculei di ferro non ci sono, ma è come se ci fossero. E fanno sanguinare l’anima.

Queste donne non sapranno mai cosa significhi  sentire il vento sulle guance, l’ondeggiare libero dei capelli mentre camminano, l’allegria di indossare un abito rosso fiammante o una paio di semplici  jeans. E questo non è niente. Il vero dramma è che non sapranno mai cosa significhi essere se stesse, senza un sarcofago addosso, senza una tomba nera che ricopre la pelle: essere vive, con la libertà di fare, dire, agire, camminare, correre. Urlare. Cantare. Solo in casa, in stretta intimità con marito e figli-e possono sentirsi ancora degli esseri umani (quel minimo, visto che devono pure rispettare una sorta di codice della brava moglie-casalinga).

Certo, qui si tratta di un’imposizione ad opera di un integralismo religioso violento. Si tratta di fondamentalismo, di situazioni limite. Ma c’è da tener presente che non esiste solo una “cultura violenta” del velo integrale. Purtroppo, esiste anche una sottile, furbissima, trendyissima cultura del velo integrale effettuata nel web.  Nella rete c’è di tutto, si sa. E ci sono anche diversi siti per vendita online di niqab e burqa di diverso taglio e taglia, con tanto di promozioni, di stores e consigli “how to use” di brave fashion blogger. Basta cercare (non li linko perché non mi va certo di dar  spazio a cose simili).

Così, mentre da una parte prolifera una cultura violenta che impone i suoi dettati con il sangue, dall’altra c’è il web che collabora strizzando l’occhio con fare sornione.

E’ pure un “bel commercio”, quello delle tombe di stoffa per donne.

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CONTATTI   08 APRILE  2015:   51.491

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APPLAUSI PER LEI

Pubblicato 04/04/2015 da paroladistrega
Giovane tunisina - Fonte:  LIBRE EXPRESSION

Giovane tunisina – Fonte: LIBRE EXPRESSION

Sì. APPLAUSI PER LEI. Una giovane tunisina che sale su un’auto e affronta una folla di integralisti islamici che vogliono imporle il velo.

Guardatela. Questa è un’immagine di forza, coraggio,  libertà. Mi piace molto questa foto, perché mentre noi donne occidentali – spesso – “permettiamo” che ci rappresentino con tanti “veli imposti” (leggasi stereotipi), lei urla il suo “NO” rischiando la vita.

Attenzione: il suo NO non è contro una fede-religione, ma evidentemente contro l’ipocrisia dell’uomo e la strumentalizzazione di un credo per manipolare la donna.

Sì. Applausi per lei.

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FONTE: https://www.facebook.com/AfriqueFemme/photos/a.609315765769285.1073741828.555076254526570/954214271279431/?type=1

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CONTATTI   04 APRILE  2015:   51.258

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Parti di lui

Sono un Dugongo spiaggiato.

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BARBARA GIORGI

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BARBARA GIORGI