VIOLENZA DI GENERE: DONNE, DENUNCIATE SEMPRE

Pubblicato 04/06/2015 da paroladistrega
politx.it

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Ricevo spesso telefonate o messaggi in chat da parte di donne vittime di violenza. Alcune mi contattano per conto dell’amica o della sorella, altre perché subiscono personalmente. Mi chiedono che fare, come comportarsi. Le indirizzo sempre verso centri antiviolenza (in genere, fornisco due o tre contatti). Poi,  ascolto-leggo i loro sfoghi.

Tutte mi chiedono e si chiedono se vale la pena DENUNCIARE. Come mi è stato insegnato al corso per operatrice antiviolenza, io non cerco mai di “convincere” alla denuncia, perché deve essere libera scelta della donna vittima di violenza: lei deve arrivare a questo passo con convinzione. Però dentro di me lo penso sempre: serve la DENUNCIA.

Serve quando lui ti ha rotto il setto nasale, quando ti minaccia con un coltello, quando ti riempie di schiaffi e pugni. Serve anche  quando ti dice: “ti ammazzo, prima o poi ti ammazzo”. Perché poi lo farà davvero o ci proverà, minimo.

Sì, lo so che state pensando all’ennesima vittima di femminicidio, Loredana Colucci (41 anni, di Albenga): anche lei aveva denunciato. Ed è morta ammazzata dall’ex marito: uno stalker denunciato, arrestato, scarcerato, che poi l’ha massacrata a coltellate.

http://genova.repubblica.it/cronaca/2015/06/02/news/albenga_uccide_la_moglie_dopo_una_lite_poi_si_suicida-115883341/

Capisco quindi che venga da chiedersi: denunciare per poi essere sole e abbandonate a se stesse? Denunciare per vivere nel terrore? Denunciare per poi… morire?

Effettivamente, la denuncia sembra diventata un’ARMA A DOPPIO TAGLIO: colpisce il violento (si fa per dire) e colpisce la donna vittima di violenza. Perché lei, tramite la denuncia, si espone alla possibilità di maggior violenza, ferocia e vendetta da parte del suo persecutore. Nessuno può negarlo: è la realtà dei fatti.

Ciò detto, mi domando: allora? Non si denuncia? Si tace? Si continua a vivere nel terrore e in silenzio? Si fa il gioco del violento (che ovviamente gode della mancanza di reazione della sua vittima)? Si “copre” il proprio carnefice facendo credere a tutti che sia un “bravo marito e buon padre”?

Non pensate che lo abbiamo fatto per troppo tempo? Secoli di SILENZI delle donne, dentro mura domestiche, uniche testimoni di violenze psicologiche, sessuali, fisiche, economiche. I  muri non parlano. I muri coprono alla vista. E’ difficile che l’uomo violento prenda a calci e pugni la propria moglie-compagna-fidanzata in pubblico: perché ci tiene alla “facciata”, perché ci tiene a passare per uomo corretto e dignitoso. In genere, solo in casa o comunque nascosto alla vista degli altri, compie le sue azioni violente. E il silenzio della donna poi lo aiuta. Lui agisce, lei tace. E’ la regola imposta da lui: la regola mafiosa del SILENZIO.

Siamo sicure che attuare questa “regola” imposta per secoli sia la scelta giusta?

Mi rivolgo a tutte le donne che in questi giorni lanciano campagne o scrivono articoli-post insinuando il dubbio sul valore della DENUNCIA.  Per favore, non dite-scrivete “è meglio denunciare?” Non insinuate il dubbio. Non ponete la domanda (retorica). Perché sappiate che la RISPOSTA E’ UNA SOLA: SI, E’ MEGLIO DENUNCIARE, SEMPRE.

NOI DONNE SIAMO STUFE DEI SILENZI:  URLIAMO, che è meglio.

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CONTATTI 4 giugno 2015: 53.300

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6 commenti su “VIOLENZA DI GENERE: DONNE, DENUNCIATE SEMPRE

  • Ho letto il tuo articolo volevo commentarti per dire come la penso. Il femminicidio ha toccato direttamente la mia famiglia pochi mesi fa. Hai ragione quando dici che la denuncia serve ad incattivire e va tutto a svantaggio della donna che sporge denuncia,ma la denuncia serve se dopo non si viene lasciate sole, Ci deve essere più protezione delle istituzioni, una donna vittima di violenza non è una pratica in più su di una scrivania è una persona che chiede aiuto perché in pericolo reale di rimetterci la vita.il violento deve essere allontanato in maniera preventiva con la carcerazione oppure con i domiciliari con obbliga di dimora e braccialetto. Nella protezione ci deve essere anche la famiglia, denunciare è quello che deve essere fatto ma parlare con un caro è essenziale non lasciate in un caro dopo simili tragedie oltre alle lacrime la sensazione di non aver aiutato abbastanza.urlate quello che vi accade e fatelo con chi vi ama non pensate che sia una vostra debolezza e come tale va nascosta, no va condivisa con chi vi ama davvero. La ferita che lascia nell’anima un tale crimine è un dolore troppo grande,ed ogni giorno che un altra donna viene ammazzata dall’ “amore” questa ferita si apre di nuovo. Per l’autrice del blog ho bisogno di chiederti delle informazioni privatamente come posso farlo? Carmela

  • Ho già denunciato mio ex marito 3 volte a prescindere che con 4 dottori e mi confermavano la violenza economica e psicologica dopo 2 anni di indagini del pm che ha sentito tutti tranne i dottori e me …ha chiesto l archiviazione sulla base di dichiarazioni del mio ex marito ……..e in più’ lui ha continuato imperterrito a impedirmi di accedere al mio lavoro e a minacciarmi …….non denunciate perché tanto vi trovate davanti persone incapaci che non mandano avanti le vostre denuncia e nonostante lo stato italiano abbia firmato il concordato di Istanbul che obbliga a cautelarci se ne fregano

    • Roberta, mi dispiace moltissimo per ciò che hai subito e subisci. Però, nonostante la rabbia, il dolore, la sofferenza, dobbiamo lottare per i nostri diritti. Tutte insieme. Se il mondo cambierà, sarà solo grazie alle donne. Non diamogliela vinta. Un abbraccio.

  • Certo che bisogna denunciare!Io sono responsabile di un Centro antiviolenza e noi cechiamo di lavorare in Rete a livello territoriale per non lasciare mai sola la donna. Stiamo con lei da quando iniziano i colloqui di accoglienza per fare anche una valutazione del rischio e capire bene come possiamo aiutarla, appoggiandoci a chi, con quali risorse.Sono anni che facciamo formazione sulle Forze dell?ordine e i risultati, in termine di collaborazione e maggiore sensibilità, si cominciano a vedere. Ma le donne, vittime di qualsiasi tipo di violenza, devono trovare solidarietà soprattutto da parte di altre donne( amiche, sorelle, madri, compagne di lavoro…), CHE, TROPPO SPESSO, FANNO FINTA DI NON VEDERE PER NON ESSERE “COINVOLTE”

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