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25 novembre. C’è ancora tanto da fare.

Pubblicato 24/11/2015 da paroladistrega
foto MELA definitiva

Copertina del libro “Eva e altri silenzi” di Barbara Giorgi – Copyright 2014

Il 25 novembre è la GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE. Questa data ricorda il terribile assassinio delle tre sorelle Mirabal (Patria, Minerva e Maria Teresa) che si opposero alla dittatura di Trujillo nella Repubblica Dominicana, nel 1960. L’Assemblea Generale ONU ha stabilito così il 25 novembre come data ufficiale per sensibilizzare la società civile nei confronti del tema della VIOLENZA DI GENERE.

Da anni ormai vengono organizzati eventi in occasione del 25 novembre, in varie parti del mondo: si usa il colore rosso in ricordo del sangue versato nei femminicidi, si usano le scarpe rosse come simbolo-ricordo di tante donne che non ci sono più. Si parla, ci si confronta, si legge, ci si emoziona.

E tutto questo grazie all’IMPEGNO di TANTE DONNE (e UOMINI) che sentono questa battaglia contro la violenza di genere come un dovere sociale, civile, umano. Ma si tratta di persone che si impegnano ogni giorno dell’anno e non solo il 25 novembre.

Però io percepisco uno stridente contrasto.

Perché di fronte all’impegno di tante donne comuni, di operatrici antiviolenza professioniste, di giornaliste e blogger, di artiste ed artisti, di voci del sociale… io vedo una triste, tristissima assenza o pseudo-presenza dello Stato.

Quello Stato che tarda a produrre un LEGGE CONCRETA ED EFFICACE per il contrasto al femminicidio e alla violenza di genere.

Quello Stato che produce sentenze dove sul banco degli imputati vanno, prima di tutto, le vittime di violenza (ricordiamoci, per esempio, dello STUPRO ALLA FORTEZZA DA BASSO, di cui si è ampiamente parlato).

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/21/stupro-di-gruppo-a-firenze-tutti-assolti-ragazza-giudicata-io-non-violenza/1893590/

Sì. Percepisco uno stridente contrasto. C’è ancora tanto da fare.

Perché uno Stato che non rispetta le proprie CITTADINE, non è uno Stato civile. E sottopone le vittime ad una duplice violenza.

Il fatto stesso che non si riconosca la necessità della nomina di una MINISTRA per le PARI OPPORTUNITA’, fa capire quanta strada ci sia ancora da percorrere: per ora, c’è una Consigliera del Presidente del Consiglio per le Pari Opportunità, perché noi donne possiamo solo consigliare, non certo decidere sui fatti che ci RIGUARDANO IN PRIMA PERSONA.

In questo giorno, vorrei ricordare tanti nomi, tanti visi di vittime. Visi di donne morte ammazzate, ma anche visi di donne che oggi sopravvivono durante o dopo la violenza. Visi, esistenze, dolori. Quelle emozioni di cui racconto, tento di raccontare, nei miei scritti. Perché è l’unica arma che ho per combattere la battaglia contro la violenza di genere.

Concludo questa mia riflessione, riportando una parte del racconto “EVA“, tratto dal mio libro “EVA E ALTRI SILENZI”, 2014. E auguro… BUONA LOTTA A TUTTE!

“…Eva non osa alzare lo sguardo: sente un brivido lungo la schiena e un sudore freddo sulle tempie e intorno al collo.

Il suo respiro è breve e veloce, come dopo una lunga corsa: è come se le mancasse il fiato.

Improvvisamente, lui passa il suo braccio destro sul tavolo, aderente al piano, scaraventando sul pavimento ogni cosa.

Volano via i piatti, i bicchieri e le posate. La bottiglia del vino si frantuma rumorosamente contro la parete e quel liquido rosso schizza anche sulle tende. La bottiglia dell’acqua invece rotola lenta giù dal piano del tavolo.

Il cestino del pane finisce sulla credenza antica, intatto e leggero, mentre le briciole saltano  via, volando giù come neve.

Il centrotavola, con le mele rosse e lucide, ruota su se stesso come una trottola. Poi cade chissà dove sul pavimento, perdendo parti di sé ovunque: le mele rotolano via veloci, come in cerca di un nascondiglio.

Lui adesso è in piedi, le va di fianco e la tira via dalla sedia: “tu fai ciò che dico io – le urla mentre le afferra entrambe le braccia, come in una morsa – tu fai ciò che dico io, senza fiatare!”

Ora il tono di voce è alto, molto alto.

I suoi occhi sono cupi e cattivi.

Lei ha il tempo di dire  “ma io voglio…” e improvvisamente si ritrova stesa vicino a quelle vecchie macchie di sangue sul tappeto, quelle che aveva tentato di lavare con sapone di Marsiglia.

Forse ha battuto la testa.

Guarda il tappeto e sente uno strano dolore sul viso: lui le ha dato uno schiaffo o un pugno. Non lo sa. Non capisce. Sa che fa male.

E allora si ferma, immobile, tace, perché dopo un primo colpo potrebbe venirne un altro.

Si raggomitola tutta, si chiude come un riccio. Abbraccia strette entrambe le ginocchia e poi ci appoggia la testa, con la guancia sinistra dolorante.

“Se vengo a sapere che ti rimetti minigonne, se vengo a sapere che vai di nuovo al bar con quella, se vengo a sapere che ti comporti male, ti faccio a pezzi!” lui ora sta urlando a pieni polmoni.

Chissà se i vicini lo sentono.

Chissà cosa pensano.

Chissà se qualcuno sospetta che in quel bell’appartamento elegante, una donna viene presa spesso a schiaffi e pugni.

Chissà se a qualcuno gliene importa qualcosa.

Ma quella è la città dove tutti vivono felici…”

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EVA E ALTRI SILENZI” (2014): racconti e monologhi di donne su temi impegnati (violenza di genere, molestia sessuale, anoressia, pedofilia…). Il libro è dedicato alla grande e compianta Franca Rame, su autorizzazione della Compagnia teatrale Fo Rame.

Cartaceo:

http://www.mondadoristore.it/Eva-e-altri-silenzi-Barbara-Giorgi/eai978889114200/

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“LE GUERRE SONO TUTTE TERRIBILI”

Pubblicato 16/11/2015 da paroladistrega

Lo so già, tutto quello che scriverò non servirà a nulla. Ma fatemelo scrivere, perché ne ho bisogno. Sì, ho bisogno di esprimere i miei pensieri su quella maledetta sera di venerdì 13 novembre. Parigi e la morte. Parigi e il terrore.

Mio marito che mi dice “ma che succede a Parigi?” mentre fa velocemente zapping dopo cena. E io, distrattamente, gli rispondo “non lo so”. Ma guardo nel web, nei social. E scopro che si è scatenato l’inferno.

Da quel momento, stupore, fiato sospeso, sguardo incollato alle notizie che scorrono online. Lacrime versate davanti alla tv, nel vedere i volti di quelle ragazze e di quei ragazzi morti durante un concerto al Bataclan. E tutti gli altri morti, nei luoghi della condivisione, del divertimento.

E oggi anche la notizia della morte di Valeria Solesin, giovane studentessa veneta, con quel viso da brava ragazza che ti fa pensare “ma io l’ho già vista, sì, mi sembra di conoscerla”. No. Non la conosco. Ma ha il viso di altre mille studentesse con gli occhi spalancati e il sorriso della giovinezza, della speranza. E non ce la faccio a guardarla troppo, sennò mi commuovo. Perché lei non è solo lei, ora. E’ anche tutti gli altri, sia quelli morti, sia quelli a cui uccidono la speranza di un mondo civile, umano. Ragazze e ragazzi derubati del futuro.

Da oggi, ma già da ieri, chissà da quanto… il mondo non è più umano.

Non lo è per colpa del terrorismo. E non lo è per colpa del razzismo.

Cancri che si autoalimentano l’un l’altro, ma facciamo finta che siano cose distinte, che vanno per la loro strada solitaria. Invece, camminano a braccetto, stretti l’uno all’altro, parassiti reciproci. L’uno che trascina l’altro, ma non vogliamo capirlo.

Ci riempiamo la bocca di “globalizzazione”, ma poi vorremmo muri di Berlino intorno al nostro condominio, perché il pericolo ormai lo sentiamo alle porte.

“E allora, dobbiamo farci massacrare tutti?” si chiedono in tant* nei social e non solo.

Io non ho risposte pronte, io non sono nessuno e non posso certo dire quale sia la soluzione. So quale NON E’: la guerra non è la soluzione, non lo è mai, non lo sarà mai.

Perché io la penso come TIZIANO TERZANI, quando nel 2001 scrisse una lettera a ORIANA FALLACI, dopo l’attacco alle Torri Gemelle. Oriana Fallaci NON aveva ragione. Le guerre sono tutte terribili. Ecco una parte della lettera di Tiziano Terzani : “E tu, Oriana, mettendoti al primo posto di questa crociata contro tutti quelli che non sono come te o che ti sono antipatici, credi davvero di offrirci salvezza? La salvezza non è nella tua rabbia accalorata, né nella calcolata campagna militare chiamata, tanto per rendercela più accettabile, «Libertà duratura». O tu pensi davvero che la violenza sia il miglior modo per sconfiggere la violenza? Da che mondo è mondo non c’ è stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre. Non lo sarà nemmen questa. Quel che ci sta succedendo è nuovo. Il mondo ci sta cambiando attorno. Cambiamo allora il nostro modo di pensare, il nostro modo di stare al mondo. È una grande occasione. Non perdiamola: rimettiamo in discussione tutto, immaginiamoci un futuro diverso da quello che ci illudevamo d’ aver davanti prima dell’ 11 settembre e soprattutto non arrendiamoci alla inevitabilità di nulla, tanto meno all’ inevitabilità della guerra come strumento di giustizia o semplicemente di vendetta. Le guerre sono tutte terribili…”

Sì, le guerre sono tutte terribili.

E ora, in questo preciso momento in cui leggo la notizia dell’attacco dei bombardieri francesi su Raqqa, in Siria, lo credo ancora più fermamente.

Quindi, che fare? Non bombardare? Non colpire il terrore?

Quindi.

Quindi, giorni fa, è stato colpito un boia dei terroristi con un drone USA.

Quindi, potrebbero fare la stessa cosa con molti dei leader e boia del terrorismo.

Quindi …  no: bombardano una città, Raqqa in Siria. Meglio fare le cose in grande, così magari si fanno anche stragi di civili (perché si sa, muoiono anche gli innocenti). “La città è avvolta in una palla di fuoco” leggo su Panorama online.

Quindi: sospetto dei giochi a tavolino… (anche voi?).

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PETIZIONE “NO AGLI SCONTI DI PENA PER OMICIDIO VOLONTARIO E GRAVI LESIONI”

Pubblicato 06/11/2015 da paroladistrega

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Da Facebook, riporto qui la PETIZIONE lanciata dalla scrittrice IOLE NATOLI.

“Egregi Destinatari della richiesta,

il susseguirsi di episodi gravissimi, che talora giungono allo sterminio di intere famiglie, oltre a richiedere urgenti misure preventive di natura educativa e culturale, atte a istaurare processi formativi della persona diversi da quelli disastrati che emergono dalle cronache quotidiane, porta alla ribalta l’ASSURDITÀ della normativa vigente che prevede la riduzione di pena per rito abbreviato, quale che sia il REATO COMMESSO.

Troviamo non solo incoerente ma lesivo della dignità della vittima, in una parola sola ABERRANTE, che si possa “PREMIARE” un omicida volontario o l’autore di un’aggressione spietata per aver fatto qualcosa (scegliere il rito abbreviato) che riguarda una mera CONVENIENZA dello Stato – quella di risparmiare in tempi e procedimenti – ma che ha la sua fonte unica nel delitto commesso(senza delitto non ci sarebbe pena).

Lo troviamo non solo insensato ma induttivo di un pensiero distorto,quello in base al quale la dignità della persona passa in secondo pianodeterminando una situazione di baratto, consistente nell’utilità che l’imputato può trarre dall’attivare esclusivamente l’utilità dello Stato.
E infatti in caso di omicidio o danno grave, quale ad esempio il coma permanente, non si configura nemmeno quel beneficio per la vittima che solo può giustificare realmente l’applicazione dello sconto di pena in altri casi anch’essi rilevanti, quali quelli di stupro, pedofilia, lesioni da cui non derivino disabilità irreversibili, beneficio consistente nell’abbreviazione dei tempi di sofferenza della vittima, che conseguono al dover essere risentita in sede dibattimentale.

Chiediamo di conseguenza una modifica della normativa vigente, affinché per i casi di omicidio volontario e di lesioni particolarmente gravi NON si applichi alcuna riduzione per effetto della scelta del rito abbreviato della pena stabilita dal giudice, ma vengano invece previste condizioni di vantaggio di trattamento carcerario quale “premio” per i vantaggi che ne ricava a sua volta lo Stato… e lui soltanto.

Iole Natoli

e coloro che questa petizione sosterranno”

https://www.change.org/p/rispetto-per-le-vittime-no-agli-sconti-di-pena-per-abbreviazione-del-rito-nei-casi-di-omicidio-volontario?recruiter=31085300&utm_source=share_petition&utm_medium=facebook&utm_campaign=share_page&utm_term=des-md-no_src-custom_msg

Parti di lui

Sono un Dugongo spiaggiato.

PALESTINE FROM MY EYES

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BARBARA GIORGI

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È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza.

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