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Tutti gli articoli per il mese di gennaio 2016

ROSSO: E’ IL NOSTRO COLORE

Pubblicato 31/01/2016 da paroladistrega
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R.it  Torino

SCARPE ROSSE simbolo della lotta alla violenza di genere.

SCIARPE E FOULARD ROSSI indossati durante manifestazioni ed eventi contro la violenza di genere.

E anche PANCHINE ROSSE per ricordare, nel vivere quotidiano di una città, la lotta alla violenza di genere. Ma ora veniamo a sapere che una delle 21 panchine rosse di Torino (dipinte dal writer torinese Karim Cherif), è stata distrutta da un atto vandalico.

Abbiamo scelto il ROSSO, noi donne. Andando oltre colori politici e bandiere, ci siamo scelte il NOSTRO COLORE. Noi che lottiamo ogni giorno contro quel cancro della VIOLENZA DI GENERE che annienta anime e corpi di donne come noi.

Il ROSSO è il COLORE DEL SANGUE versato dalle donne vittime di FEMMINICIDIO e di quelle che sono soggette ad atti di violenza FISICA E SESSUALE. Ed è anche il colore della SOFFERENZA che deriva dalle VIOLENZE PSICOLOGICHE, più vive e pulsanti che mai.

Ma il ROSSO è, in realtà,  il COLORE DI TUTTE LE NOSTRE BATTAGLIE: un colore colmo di energia, di adrenalina, di entusiasmo, di vitalità, di voglia di esserci, di dire la nostra, di combattere per i nostri diritti.

Ora c’è una PANCHINA ROSSA distrutta per un atto di vandalismo. Ma vedete, questo non è classificabile come un “qualsiasi” atto di vandalismo. Questo terribile atto è un’ULTERIORE VIOLENZA CONTRO NOI DONNE, perché sta lì a dirci che -secondo alcuni o molti – noi non contiamo niente. Sta lì a dirci che i nostri simboli possono essere cancellati, offesi, calpestati.  Quell’atto non è solo vandalico: è VIOLENTO. E quelli che hanno compiuto quell’azione hanno voluto mandarci un messaggio, una sfida: hanno voluto rendere evidente e pubblica la loro volontà MISOGINA. Sono codardi che odiano le donne e ne colpiscono i simboli di lotta, in modo oscuro, vile.

Ma quei violenti, quelli che credono di aver compiuto un gesto eclatante contro le donne, affermando una volontà di prevaricazione… beh. Sbagliano.

Quella PANCHINA ROSSA sarà aggiustata (lo pretendiamo). E noi donne continueremo a seminare i nostri SIMBOLI, le nostre PAROLE, le nostre AZIONI, le NOSTRE BATTAGLIE QUOTIDIANE. Ovunque.

Anzi. Quell’atto violento contro un nostro SIMBOLO rafforzerà ancora di più le nostre convinzioni e la nostra tenacia. E invito tutte coloro che daranno il via ad iniziative ed eventi contro la  violenza di genere, di mantenere ben vivo e presente il nostro colore.

Ci hanno colorate di rosa confetto per secoli, ma ora noi abbiamo scelto il ROSSO come colore di denuncia e di lotta. Il ROSSO è il nostro colore.

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EVA E ALTRI SILENZI” (2014): racconti e monologhi di donne su temi impegnati (violenza di genere, molestia sessuale, anoressia, pedofilia…). Il libro è dedicato alla grande e compianta Franca Rame, su autorizzazione della Compagnia teatrale Fo Rame.

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IL TERRORISMO CULTURALE

Pubblicato 27/01/2016 da paroladistrega

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Ormai lo sappiamo tutt*. Notizia del giorno:  il presidente iraniano ROUHANI è arrivato in visita ufficiale in Italia, ricevuto dalle più alte cariche dello Stato (che non nomino perché non mi va) e pure dal Papa. E  – in occasione della sua VISITA AI MUSEI CAPITOLINI – si è pensato bene di nascondere-celare-occultare alcune statue rappresentanti “nudità”, dietro dei pannelli. Per salvare probabilmente l’occhio del presidente da pensieri peccaminosi: perché le statue come la VENERE CAPITOLINA (nella foto) possono suscitare pensieri impuri.

Del resto, già la occidentalissima REGINA VITTORIA, imponeva nel Regno Unito di coprire le gambe dei tavoli e le nudità delle statue per evitare che il peccato si diffondesse come virus nelle menti e nei cuori dei suoi sudditi. In quel periodo, le donne erano una “proprietà” del marito: non potevano parlare di sesso, né potevano mostrare parti del corpo ad altri uomini. Nel frattempo, parlando solo di Londra, ogni gentiluomo sposato poteva girellare liberamente  negli oltre 3.000 bordelli a disposizione. Per dire: la coerenza. Potrei portare molti altri esempi di “terrorismo culturale”, ma il dettato repressivo della Regina Vittoria  (soprattutto sulle donne) mi sembra emblematico.

Il “periodo vittoriano” terminò nel 1901. Oggi siamo nel 2016, ma pare che le donne, l’arte e la cultura stiano vivendo da sempre un gran bel Medioevo. Per cui, di fronte ad un presidente, si coprono seni e cosce di marmo.

Ma il problema va oltre ed è lì che mi viene davvero rabbia. Perché questo “coprire” già di suo così RIDICOLO ed OTTUSO, assume la veste del SERVILISMO nel momento in cui è fatto per stringere patti ed alleanze per motivi economici, finanziari, politici. E c’è l’agenda anti-Isis da discutere. Figurarsi cosa contano delle statue “peccaminose”. 

Così, si coprono quelle magnifiche nudità, nostro orgoglio di fronte al mondo. Si coprono delle statue come messaggio di compiacenza, come servile annullamento della nostra cultura, come accettazione dell’altrui concezione della DONNA che – in Iran – deve essere “velata” (pena multe e carcere): “le donne che compaiono in luoghi pubblici senza indossare un velo adeguato saranno condannate da dieci giorni a due mesi oppure a versare un’ammenda da 50.000 a 500.000 riyal” (articolo 638 del Codice penale iraniano ratificato nel 1996).

E così, non potendo velare tutte le cittadine italiane per compiacere il presidente (utile e potente), si nascondono delle statue “nude”. Almeno quelle.

Chi mi conosce sa bene quanto io sostenga l’interculturalità, la “contaminazione culturale” e quanto io condanni ogni forma di razzismo, chiusura, discriminazione. Ma questo fatto… beh. Qui si cade nel RIDICOLO.

Vivere l’interculturalità non significa annullare la cultura, la storia, l’arte del Paese che accoglie.

Vivere l’interculturalità non significa annullare i propri valori e dettati civili, accettando lo svilimento e annullamento della donna come Persona.

Ma qui non c’è intercultura: questo si chiama servilismo economico-politico.

Per combattere il terrorismo dell’Isis, si china la testa di fronte ad una sorta di “terrorismo culturale”. 

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FEMINISM DAY

Pubblicato 25/01/2016 da paroladistrega

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Ditemi se sbaglio. Perché magari sbaglio. 

Dopo aver visto l’immagine del Pirellone con la scritta (orrenda) “Family Day” e dopo aver visto tutte le altre  scritte-fake molto carine ed ironiche del web  (esempio: cala la pasta, oggi zeppole, etc etc) provenienti soprattutto da napoletani very social, io mi sono detta: “E io non lo illumino il mio Pirellone personale?” Detto, fatto. E l’ho illuminato con una scritta femminista: FEMINISM  DAY. Ovvio.

Da quel momento di ironia e scherzo  – diventato poi momento condiviso nel mio gruppo Facebook #WomenForFeminism – ho iniziato a pensare a quanto sarebbe bello se il FEMMINISMO si muovesse dalle sale riunioni, dalle convention, dai confronti tra i “vertici” colti e noti… e scendesse nelle  PIAZZE. Di nuovo.

Non ho vissuto per motivi anagrafici il Femminismo degli anni Settanta. Ma ho visto foto e letto testimonianze di quelle lotte di donne, di quelle mani a forma di vagina tenute in alto per riprendersi spazi e diritti,  di quelle parole urlate con rabbia perché soffocate per troppo tempo, di quei corpi avvolti in lunghe gonne o mini o pantaloni a zampa di elefante. Bellissime quelle donne, tutte. 

Forse oggi non abbiamo più dei motivi per scendere nelle piazze? Forse ci basta stare attorno ad un tavolo o in un’aula universitaria a discutere di quanto aveva ragione Simone de Beauvoir (onore al merito, per carità)? Forse parlare delle donne tra noi donne, in un salotto di donne, ci pare più facile, semplice, meno problematico? 

Ma il punto è che invece abbiamo migliaia di motivi per scendere nelle piazze e che i confronti “dotti” sono tanto belli e costruttivi, ma sono anche molto autoreferenziali, limitati e limitanti, improduttivi. Non creano scintille, non creano terremoti di emozioni.

Nel mio piccolo l’ho provato il momento della “piazza”, soprattutto durante eventi contro la violenza di genere. Lì, con un microfono in mano a parlare contro le istituzioni, contro tutto un mondo al maschile sbagliato, contro. L’ho fatto. Quando mi è capitato, l’ho fatto.

E cerco sempre di rapportarmi con le donne, su temi di genere, ovunque capiti:  al supermercato, in un pub, in fila dal dottore. Ma non basta. Servirebbe la condivisione di tante, servirebbe l’onda umana, servirebbe la piazza.

In questi giorni, sono ben contenta che tantissime persone scendano in piazza per sostenere le UNIONI CIVILI. Come sono contenta quando capita per altri mille buoni motivi. Però mi chiedo perché questo non deve succedere anche per la lotta su temi di genere: prima tra tutti, la violenza sulle donne. Perché non scendiamo nelle piazze, come facciamo per altri eventi?

Il FEMMINISMO ormai è solo quello dei congressi-convegni-riunioni ? Questo significa allora che è diventato o è rimasto un sentire di poche, quelle più impegnate, probabilmente quelle che le piazze le hanno già vissute a vent’anni.

Mi sento derubata, deprivata. 

Mi sento ORFANA di un FEMMINISMO  VISSUTO, CONDIVISO. 

Ma voglio credere che possa ancora  accadere qualcosa di costruttivo, di concreto per tutte noi.

Sto aspettando il nostro magnifico FEMINISM  DAY.

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I “REATI DI GENERE” NON SONO “REATI DI RAZZA”

Pubblicato 16/01/2016 da paroladistrega

tuttoandroid.net

Ho già scritto il mio J’ACCUSE contro i cd “fatti di Colonia”,  azioni di VIOLENZA DI GENERE (molestie e stupri) della notte di Capodanno ad opera di immigrati, nel pezzo del  6 gennaio, VIOLENZA SULLE DONNE: NON HA APPARTENENZA ETNICA

Ciò detto. Non ci sto a farmi strumentalizzare da pianificazioni politico-patriarcali, diventando la pedina in mezzo a due giocatori, la preda tra due predatori, la strega imprigionata tra due fuochi oriente-occidente, uomo nero- uomo bianco. Non ci sto. E l’ho scritto chiaramente nel pezzo del 9 gennaio LE DONNE E LE PIAZZE. COLONIA, THE DAY AFTER dove parlo di due forze machiste che ci “contendono”, ci usano. Maschi da entrambe le parti. Come sempre e oggi ancora di più.

Ma adesso ho altro da aggiungere. Una riflessione degli ultimi giorni, sorta dopo aver letto vari articoli sul femminicidio e funerali di ASHLEY OLSEN, americana di 35 anni, uccisa a Firenze. L’accusato di omicidio è un senegalese di 27 anni, immigrato irregolare.

Ho ascoltato commenti in radio e in tv, del tipo: “noi occidentali non facciamo certo queste cose!”

Ho letto nel web, in bacheche varie di Facebook, frasi del tipo: “quelli lì sono animali, cosa ti aspetti?”

Prima con i fatti di Colonia, ora con il femminicidio di Ashley… vedo un USO-ABUSO DELLE DONNE a fini razzisti. Credo che stia accadendo un fatto gravissimo: vogliono trasformare i “REATI DI GENERE” (MOLESTIE, STUPRI, FEMMINICIDI)  in “REATI DI RAZZA”, cioè riferibili solo ad una parte dell’umanità maschia. Vogliono far passare questo messaggio a livello sociale:  il violento è solo o soprattutto l’immigrato, l’uomo NON OCCIDENTALE.

Chi sta operando questa pianificazione machiavellica? Molti (sì, molti) uomini occidentali: politici, uomini “della strada”, uomini della porta accanto. Perché così è più facile guardarsi allo specchio, affermare la propria “perfezione interiore” prendendo le distanza dall’imperfezione altrui.

Così, eccovi servito l’uomo bianco perfetto. Quello che non ammazza le donne, quello che non stupra, quello che non molesta, quello che probabilmente non ha neppure pensieri “impuri”, si confessa tutte le settimane e dice le preghiere. Quello lì.

E’ ormai in atto quest’epidemia di pensiero, contagiosa e pericolosa. Tossica.  Una peste nata la notte di Capodanno 2016 che mieterà molte vittime. E non saranno solo donne. E’ già stato usato anche il corpo di un bambino morto.

Si chiamava AYLAN KURDI, aveva 3 anni. Veniva dalla Siria e l’hanno ritrovato senza vita sulle spiagge della Turchia (settembre 2015). Tutti hanno pianto e si sono battuti il petto per la sua morte. Tutti gli uomini bianchi e buoni dell’Occidente. Poi qualcuno ha pensato bene di prendere quel corpo, farne un disegno più feroce e mortale della morte stessa. Lo hanno usato per una vignetta razzista, riferita ai fatti di Capodanno. I bravi vignettisti di Charlie Hebdo, quelli a cui tutto è concesso. Del resto, Machiavelli diceva che il fine giustifica i mezzi.

Così, qualsiasi corpo di donna e bambin* può essere usato per lo SCOPO: da Ashley ad Aylan a chiunque altro.

Lo SCOPO dell’uomo occidentale – in senso lato – è quello di apparire sempre ben lontano da ogni nefandezza e reato sulle donne. E’ quello di focalizzare il problema della violenza di genere sull’immigrato, sullo straniero, sullo sconosciuto di altra etnia, sul mostro che viene da lontano. E’ quello di  sentirsi superiore come “razza e cultura”. Ma è anche quello di mantenere e rivendicare  “diritto di proprietà” sugli strumenti da usare per sesso-riproduzione-cura.

Ora  – più che mai – dovremmo essere unite e non cadere in tranelli mediatici e politici.

Ora – più che mai – il femminismo dovrebbe alzare la voce.

Io, da parte mia, tengo presente come una sorta di post-it, una frase breve e incisiva letta nel web, che  focalizza in poche parole tutta la situazione:

“le donne sono nostre e ce le stupriamo noi”.

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LE FEMMINISTE N.I.P.

Pubblicato 14/01/2016 da paroladistrega
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Aprile 1977, Milano

Sappiatelo. Esistono anche le persone N.I.P. cioè No Important Person. Tra queste, va da sé, ci sono pure io e con immensa giuoia.

Le V.I.P. sono altre. Sono quelle il cui nome gira, va, cammina, è incorniciato e sottolineato.

“Stai a rosicare?”  Sento già la domanda che vi sale dal profondo. No, non sto a rosicare. Sto solo riflettendo.

Stamani mi è capitato tra  le mani questo Comunicato 11 gennaio 2016 del GIO – Osservatorio Interuniversitario sugli studi di Genere. Il Comunicato fa riferimento ai c.d. “fatti di Colonia” e convoca un’ASSEMBLEA PUBBLICA per il 4 febbraio, per “trovare insieme modi e strategie per far cessare l’uso politico delle donne e dei loro corpi…”

Che dire?   #tuttomoltobello

Però. C’è un però. A me personalmente ha colpito una cosa. Nel comunicato si legge che la violenza di genere, riferita evidentemente ai fatti di Colonia…  “non si condanna, a parte alcuni e troppo pochi interventi di donne autorevoli…” (e cita 5 nomi:  andateli a leggere perché non ho voglia di citarli pure io).

In pratica, le  donne “NON AUTOREVOLI” come me e come molte altre blogger, giornaliste, impiegate, operaie, insegnanti, casalinghe, mamme-nonmamme… insomma “quelle qualunque”, le “femministe di strada”…  praticamente non contano.

Esssssì. Non conta il fatto che io – tra le primissime – abbia scritto nel blog due pezzi sui fatti di Colonia (il 6  e il 9 gennaio), mettendoci faccia e parole, rabbia e critiche contro  il patriarcato. Non conta. Perché io sono N.I.P.

Strano questo femminismo fatto di dee dell’Olimpo.

Strano questo femminismo che si loda e ai auto-loda, dimenticando la plebe.

Strano questo femminismo che “convoca assemblee” manco fossimo in condominio con l’amministratore che manda le raccomandate.

Preferisco le N.I.P.. Quelle che  – come me –  s’incazzano nel web, litigano tra loro, dicono pure due cosette antipatiche. Ma ci sono, lì nel mucchio, con la rabbia e la voglia di cambiare le cose.

Anche se dall’Olimpo nessuno ci vede… NOI CI SIAMO.

Firmato: una femminista  N.I.P.

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PS: ho inviato una email di protesta  🙂

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13 GENNAIO: contro il sessismo, contro il razzismo

Pubblicato 11/01/2016 da paroladistrega

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INIZIATIVA DELLA “CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE” DI ROMA.

MERCOLEDI 13 GENNAIO H. 19.00

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PERSONALMENTE, INVITO TUTTI I CENTRI ANTIVIOLENZA,  LE RESPONSABILI DELLE PARI OPPORTUNITA’ DI ENTI LOCALI, LE DONNE DELLA POLITICA AD ORGANIZZARE EVENTI IN CONTEMPORANEA, IN TUTTE LE CITTA’.

#controilsessismo   #controilrazzismo

NON FACCIAMOCI STRUMENTALIZZARE: dobbiamo essere contro qualsiasi tipo di VIOLENZA DI GENERE e contro qualsiasi VIOLENTO, a prescindere dal colore-etnia-cultura.

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LE DONNE E LE PIAZZE. COLONIA, THE DAY AFTER.

Pubblicato 09/01/2016 da paroladistrega
Film Agora

Film Agora

Scrivo ancora sui fatti di  COLONIA, notte di Capodanno. E aggiungo che i fatti di COLONIA  si sono verificati anche in altre città europee.

In questi ultimi giorni ho letto praticamente ogni posizione e pensiero (tutto ciò che ho trovato nel web o ascoltato in tv). Ho riflettuto, ho discusso in molti gruppi social di femministe, ho litigato con misogini e razzisti. Insomma, non sforno la mia idea in modo autoreferenziale.

Ribadisco ciò che ho scritto nel mio post precedente: LA VIOLENZA SULLE DONNE NON HA APPARTENENZA ETNICA. Ed esprimo e ri-esprimo il mio personale J’ACCUSE come donna e come femminista contro qualsiasi tipo, forma, modalità di violenza sulle donne. Senza se e senza ma. 

Credo fermamente che la VIOLENZA DI GENERE non abbia un’identità culturale specifica: è un cancro sociale trasversale ad ogni cultura. E’ un cancro insito nel sistema del patriarcato. E il patriarcato esiste praticamente in ogni gruppo sociale umano: dall’occidente all’oriente, dal nord al sud del pianeta (con eccezione di alcuni, pochissimi gruppi etnici africani ed  asiatici, dove vige il matriarcato).

Quindi, io personalmente sono dell’idea che  – oggi come oggi – le donne non possano permettersi il “lusso” di passarci sopra, di lasciar perdere, di far finta di niente per timore di essere accostate alle destre razziste (gli aggressori sono soprattutto nordafricani e siriani, dicono). 

Del resto, ho un cervello e lo uso. E purtroppo, devo constatare cose che non  mi convincono per niente. Vedo un nuovo, sofisticato (mica tanto) USO E CONSUMO DELLE DONNE. Ci stanno usando? Sì. Come sempre.

CI STANNO USANDO: GLI  UNI  E  GLI  ALTRI.

Da una parte, abbiamo dei gruppi di PREDATORI (uguali, né più né meno, ai branchi degli uomini-lupo occidentali quando si scatenano): uomini che palpeggiano, infilano le loro mani ovunque, sbavano come cani assetati. E  spesso,  stuprano. Umiliano.

Dall’altra, abbiamo una certa destra estrema e RAZZISTA che strumentalizza questa situazione, godendo come non mai per il fatto di poter puntare il ditino pulito e bianco contro il mostro NERO.

Io osservo entrambi questi schieramenti. Da giorni. E vedo UOMINI. Solo o prevalentemente UOMINI.

In mezzo ci siamo noi: le DONNE.

Ci sono le donne molestate e stuprate di Colonia. Ci sono le donne molestate e stuprate di ieri, del passato. E quelle del nostro quotidiano, della cronaca letta e ascoltata.  Ovunque e sempre, nel mondo. E non parlo di stupri di un singolo su una donna, ma dell’azione del branco. Perché la cosa che colpisce dei fatti di Colonia è proprio il numero eclatante dei PREDATORI che hanno agito nella stessa notte, in aree urbane. PREDATORI nelle PIAZZE, nelle STRADE.

Ma a noi donne non interessa se sono neri, bianchi o verdi. Restano PREDATORI. BRANCHI DI PREDATORI.

Come i fascisti che violentavano le partigiane. Come molti soldati delle truppe di liberazione che violentavano ragazze che li accoglievano piene di speranze. Come i ragazzi “bene” del massacro del Circeo del 1975. Come qualsiasi gruppo di violenti che oggi invade le strade, le piazze, i locali, gli stadi, i palazzetti dello sport, spesso e volentieri.

Che fare quindi?

Facciamo le radicali (che più radicali non si può) e stiamo zitte perché sennò siamo fasciste e razziste?

Oppure,  facciamo il gioco di fascisti e razzisti, condannando i fenomeni migratori, per aiutarli a bloccare le frontiere di mezza Europa?

NO. Se posso dire la mia (tanto la dico comunque): NIENTE DI TUTTO QUESTO.

C’è una terza strada, la nostra: AGIAMO DA SOLE. “BALLIAMO DA SOLE”. Possiamo farlo.

Credo che sarebbe l’ora di riprenderci la PIAZZA, l’agorà, come simbolo della condivisione, della libertà di parola, di cittadinanza vissuta.

La piazza è di tutti, ma  soprattutto nostra.

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Parti di lui

Sono un Dugongo spiaggiato.

PALESTINE FROM MY EYES

Generating a fearless and humanising narrative on Palestine!

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BARBARA GIORGI

BARBARA GIORGI

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Posto Occupato

È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza.

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ci sono creature fantastiche, ma è difficile trovarle

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BARBARA GIORGI