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Tutti gli articoli per il mese di febbraio 2016

EMOZIONI E PAROLE DI DONNE – 2 edizione

Pubblicato 25/02/2016 da paroladistrega

FLYER per 8 MARZO 2016

Due anni fa ho pensato, progettato e organizzato questo evento culturale.

Era il mese di marzo. Il mese della mimosa. Il mese della giornata internazionale della donna: quella giornata dedicata a ricordare conquiste al femminile, in ambito sociale e culturale.

Ho riunito un gruppo di donne, artiste e professioniste e ho pensato di farle intervenire in una sorta di staffetta di EMOZIONI E PAROLE DI DONNE. Ciascuna di noi ha letto o recitato parole scritte da donne per produrre emozioni tra donne (e uomini presenti).

Bellissima esperienza, ricca di calore, energia, condivisione.

Sono trascorsi due anni.

Poi, un mesetto fa, mi sono detta: “Perché non ripetere quel momento? Perché non proporre una seconda edizione di quell’evento culturale?”

Così, ho chiesto disponibilità a collaborare a delle donne che – per un motivo o per l’altro – sono importanti nella mia vita: amiche, artiste, professioniste. 

Il Mondadori Bookstore di Massa (MS), in piazza Bertagnini, ci ha gentilmente messo a disposizione il suo salotto letterario.

Oggi ci sono state delle prove. Abbiamo spostato tavolini, sedie, poltrone e un divano. E  le mie amiche  hanno riempito quello spazio di anima e calore.

Ringrazio tutte le Donne che parteciperanno, dando il loro contributo artistico e professionale. E ringrazio tutte e tutti quell* che verranno a trovarci per respirare un po’ di emozioni al femminile.

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IL MIO ULTIMO LIBRO, SU TEMI DI GENERE:

EVA E ALTRI SILENZI” (2014): racconti e monologhi di donne su temi impegnati (violenza di genere, molestia sessuale, anoressia, pedofilia…). Il libro è dedicato alla grande e compianta Franca Rame, su autorizzazione della Compagnia teatrale Fo Rame.

Cartaceo:

http://www.mondadoristore.it/Eva-e-altri-silenzi-Barbara-Giorgi/eai978889114200/

Ebook:

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/cataloghi-arte/eva-e-altri-silenzi-ebook.html

 

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Auguri a chi ama

Pubblicato 14/02/2016 da paroladistrega

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Oggi, 14 febbraio 2016,  ho tante cose da festeggiare.

Prima di tutto San Valentino. E faccio tanti auguri a tutt* quell* che si amano: viva  i colori dell’arcobaleno!

Poi, festeggio il 4° anniversario del mio blog PAROLA DI STREGA, nato il 14 febbraio 2012.

E infine, mi piace festeggiare la bella cifra di 122.000 views:  grazie a tante care lettrici (e qualche lettore uomo) che mi seguono con affetto.

Brindo con voi!  Baci dalla Strega.

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Perché sono FEMMINISTA

Pubblicato 05/02/2016 da paroladistrega

Rebecca West

Io non so perché sono femminista. Probabilmente lo sono sempre stata, fin da quando tenevo testa a mio padre, portando avanti discussioni sulla mia libertà di pensare ed agire, sulla mia scelta di essere una piccola donna determinata, sulla mia volontà di non voler scendere a compromessi sociali, sul mio desiderio di seguire strade a volte strane e contorte. Ma mie, tutte mie.

Gli chiedevo sempre di motivare i suoi “no”, i suoi “divieti”. E, lui, da ottimo padre qual era, mi dava spiegazioni. Sì, mio padre era un ottimo padre. Usava la parola, quella giusta. Era anche autoritario, lo ammetto, ma apprezzava la mia capacità di critica, la mia ribellione, la mia intelligenza. Mi stimava ed  io stimavo lui.

Sono cresciuta così, pensando che gli uomini fossero dei tipi tosti con cui aver a che fare. Tipi da rispettare e da cui essere rispettata. Ma sapevo di dover essere pronta a tanti brainstorming della vita, cioè alla c.d. “tempesta dei cervelli”, all’incontro-scontro di neuroni, emozioni. Perché donne e uomini (per citare il prof. John Gray), vengono da due pianeti diversi.

In questi giorni, più che mai, mi viene da pensare ai perché, ai motivi della diversità tra donne e uomini nel vivere la vita, nell’affrontare i problemi e risolverli.  Il PROBLEM SOLVING. E no, non è una questione solo di carattere individuale, di soggettività: è anche una questione di GENERE, cioè essere “femmine” e essere “maschi”, culturalmente parlando. Quel vivere di “rosa e bambole” versus quel vivere di “azzurro e soldatini” che ci accompagna fin da piccol*.  E ci rimane dentro, come cultura patriarcale comanda.

Forse per questo mi sento una fuori dagli schemi, una che – per citare Rebecca West – esprime sentimenti diversi da uno zerbino: ho sempre cercato di guardare il mondo a 360°, da sinistra a destra, dall’alto in basso, scontrandomi con mio padre e battendo i piedi per terra reclamando le mie “libertà”. E questo percorso, così definito in due parole e in pochi cenni della mia infanzia-adolescenza, non appartiene solo a me. Appartiene a tutte quelle che pensano in  modo diverso da uno zerbino.

Ci sono Uomini che condividono questo modo costruttivo e non zerbinesco-patriarcale di essere Donne. E ci sono individui maschi che non lo condividono, non lo comprendono, non lo “accettano” e lo vivono come una SFIDA, un corpo a corpo, una competizione che deve lasciare un solo vincitore.

Secondo questi individui maschi (non uomini), le donne devono rimanere a casa, con compiti di accudimento e cura: non esistono “desiderio di affermazione”, “libertà di scelta”, “capacità professionali”.

Secondo questi individui maschi, le donne  sono “femmine” uguali a quelle del mondo animale, viste in funzione di sesso-procreazione: non sono “persone” in senso umano e giuridico, titolari di diritti-doveri.

Secondo questi individui maschi, le donne sono creature deboli da proteggere, tutelare, incapaci di soggettività: non esistono “emancipazione” e “autodeterminazione”.

Va tutto bene, fin quando l’individuo maschio titolare del Potere familiare o di coppia, ha come compagna una donna che accetta (ahimè) tutto questo Codice di leggi. Senza “ribellarsi”. Tacendo, a testa bassa (non colpevolizzo queste donne, perché spesso sono soggette a violenza psicologica).

Va male, invece, quando l’individuo maschio ha come compagna una donna che fa dell’autodeterminazione il suo stile di vita. Perché lì  – per lui- c’è la SFIDA. E di fronte alla COMPETIZIONE, si sa, il maschio  deve sfoderare tutta la sua forza, la sua capacità di assoggettamento, la sua potenza virile, il suo essere animale-bruto-predatore-cavernicolo. E più la sfida è grande, più si alza la posta in gioco, più il maschio deve sfoderare le sue armi, la sua cattiveria, la sua violenza.

Pena, la sconfitta. Pena, l’essere uguale-paragonabile ad una… femmina.

E così, spesso, ecco la VIOLENZA DI GENERE.

E così, magari, si arriva ad UCCIDERE. Oppure a dare  FUOCO al corpo di una donna.

Ecco.

Forse so perché sono femminista. 

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LA STREGA E SAN PIETRO

Pubblicato 04/02/2016 da paroladistrega

12 - rogo e folla

 

Questo è il video Youtube del mio monologo LA STREGA E SAN PIETRO, prima parte: la strega al rogo. E’ tratto dal mio libro “Chiamatemi strega”.

Sì, mi piacciono le streghe…

Dedicato a tutte noi.

 

FEMMINICIDIO: LETTERA APERTA ALLE DONNE DELLA POLITICA

Pubblicato 03/02/2016 da paroladistrega

parlamento

Care Donne della politica,

questa lettera è scritta con rabbia. Una rabbia sana, costruttiva, umanissima. E vorrei che anche voi foste arrabbiate come me. Voglio parlarvi di FEMMINICIDI: nelle ultime 24 ore, due donne sono state uccise da uomini (compagni, mariti, non importa). Ma diventano tre casi, se  aggiungiamo il caso di Carla Caiazzo, in gravi condizioni per le ustioni procurate nel 40% del corpo, dall’ex compagno che le ha dato fuoco. Perché anche se dovesse sopravvivere, la sua vita non sarà più quella di prima.

Si sa, la media ormai confermata è una vittima di femminicidio  ogni 3 giorni.

E noi donne “femministe di strada” (come amo definirmi io) parliamo, parliamo… scriviamo, scriviamo. Ma del resto: la PAROLA è la nostra unica ARMA di donne civili, impegnate, sensate, intelligenti. Perché siamo intelligenti.

E, come donne intelligenti, ci rendiamo conto che la PAROLA, purtroppo, non basta: oltre a quella, servirebbero AZIONI CONCRETE. Quali? Le opzioni sono solo due.

La prima, non auspicabile, è la giustizia faidate.

La seconda è la GIUSTIZIA dello STATO.

Ovviamente, noi donne intelligenti puntiamo alla seconda opzione. Ma quali sono le modalità, le strade, per giungere ad una vera e GIUSTA-GIUSTIZIA dello Stato?

C’E’ UNA STRADA DA PERCORRERE. E ORA DEVE INIZIARE IL CAMMINO. VOI, DONNE DELLA POLITICA DOVETE FARVI CARICO DI QUESTA BATTAGLIA CIVILE: SERVE UNA LEGGE SEVERA CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE E IL FEMMINICIDIO (NON quella che abbiamo).

Il compito di noi “femministe di strada” è ricordarvi il vostro essere DONNE.

E’ ricordarvi che siete lì, anche e soprattutto per essere la nostre VOCE.

E’ ricordarvi di non perdere il CONTATTO CON LA REALTA’ spesso TERRIBILE DEL QUOTIDIANO.

E’ ricordarvi che se  siete sedute su quelle poltrone, dovete renderci conto DI CIO’ CHE INTENDETE FARE PER NOI.

E’ per ricordarvi che, a prescindere da colori di partiti, di fronte ad un pericolo grave ed incombente, le donne devono essere unite in un implicito patto di SORELLANZA.

Care Donne della politica, noi “femministe di strada” stiamo finendo le PAROLE: le abbiamo usate tutte, ogni giorno, in ogni contesto, con fermezza e convinzione.

ORA TOCCA A VOI:  E’ NECESSARIA  UNA  LEGGE  CHE  TUTELI  LE DONNE.

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VIOLENZA DI GENERE: LUI E’ DISOCCUPATO…

Pubblicato 01/02/2016 da paroladistrega

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Guardo la foto di Carla Caiazzo, 38 anni, di Pozzuoli. La guarda e penso che il mondo fa schifo. Lei era incinta ed è ora in gravissime condizioni al centro grandi ustionati dell’ospedale Cardarelli di Napoli, perché il suo compagno le ha dato FUOCO. La bambina è nata prematura (34 settimane), ma è in buone condizioni. La madre è in pericolo di vita.

Solo ieri, nella mia bacheca Facebook ho scritto della vicenda di  Anagni: un uomo massacra di BOTTE moglie e figli (la più piccola di soli 2 anni). Tutti in ospedale, con ematomi ed ecchimosi. Alla figlia più grande è stata riscontrata asportazione di parte del cuoio capelluto.

Di queste due ultime vicende di VIOLENZA, terribili e non nuove alla cronaca, mi colpisce in modo particolare il solito LINGUAGGIO utilizzato da molti mezzi di stampa e da molte “persone comuni”. Un linguaggio che sembra sforzarsi di andare verso la comprensione per il violento. Non in modo evidente, certo. Ma con degli INPUT.

E così, ecco l’elenco delle  motivazioni o “perché” o cause delle azioni VIOLENTE.  Ed è un continuo leggere di “uomo depresso” “uomo che ha perso il lavoro” “uomo in stato di shock”…. che vanno a sommarsi ad altri casi di cui si è letto di “esaurimento nervoso”, “stress”, fino al fatidico “raptus della follia”.

E tutte queste MOTIVAZIONI, dovrebbero condurci ad un'”umana comprensione” nei confronti del colpevole, guardandolo come VITTIMA EGLI STESSO di chissà quale diavolo tentatore.

Ma la “motivazione” che si ripete molto spesso ultimamente, è che lui (poverino) è un disoccupato o senza stipendio fisso. Leggete nei due link sopra. Troverete  – in entrambi i casi  – la precisazione del fatto che il violento ha problemi di lavoro.

Vicenda di Pozzuoli: l’uomo è “senza un’occupazione stabile”

Vicenda di Anagni: “il lavoro perduto da poco”.

Chiedo. Perché precisate questa condizione di non-lavoro?

Lo so. Si parte dal presupposto che l’uomo (il maschio, non l’essere umano in senso lato) si realizza, appaga ed edifica solo con il lavoro. E fin qui, potrebbe pure andare bene. Il problema nasce nel momento in cui si considera  – all’opposto – la mancanza di lavoro come un  possibile motivo di azioni violente.

MOTIVI. TUTTI A CACCIA DI MOTIVI. Perché la VIOLENZA DI GENERE deve avere MOTIVI per perdere tutta la sua cancrena. Se troviamo un MOTIVO, la definiamo, circoscriviamo, riduciamo. Semplifichiamo. Edulcoriamo.

“Ah, ecco perché ha massacrato la famiglia… ah ecco perché ha dato fuoco alla compagna incinta. Era senza lavoro! Poverino…”

Essere senza lavoro dovrebbe  giustificare  la VIOLENZA DI GENERE E IN FAMIGLIA?

Se un uomo è disoccupato, dobbiamo provare condivisione emotiva fino al punto di arrivare a comprendere (e quasi perdonare) azioni violente?

Ci sono tante donne DISOCCUPATE. Pure io, con una laurea con 110, ho difficoltà a lavorare e spesso sono pagata dopo un anno. Ma non massacro, non do fuoco, non compio azioni violente contro nessuno.

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Parti di lui

Sono un Dugongo spiaggiato.

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Generating a fearless and humanising narrative on Palestine!

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BARBARA GIORGI

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È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza.

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Laboratorio di libero pensiero e azione politica

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BARBARA GIORGI