Archivi

Tutti gli articoli per il mese di maggio 2016

33 BASTARDI. E I PURITANI

Pubblicato 29/05/2016 da paroladistrega
archivio.panorama.it

archivio.panorama.it

 

33 BASTARDI, sì. Non ci sono altri termini, credo, per definire questi individui riferibili al genere umano solo per le loro sembianze fisiche. Chiamarli “mostri” fa pensare troppo al mondo delle favole, agli orchi, a qualcosa di immaginario e finto. A qualcosa che non esiste nella realtà.

Invece, questi 33 bastardi esistono. E hanno violentato, in branco, una ragazza. E’ accaduto in Brasile, a Rio de Janeiro: “Erano in 33, gli stupratori. Si sono presi con la forza una ragazzina sedicenne, poi hanno pubblicato sui social network foto e video della violenza, avvenuta in una favela di Rio de Janeiro. Il Brasile è sotto shock per la follia di un branco che dopo aver varcato il confine dell’orrore ha persino umiliato la sua vittima sul web. Con un video terribilmente esplicito, in cui la ragazza appare drogata. Ma lo stesso Brasile ora riflette su un ulteriore aspetto della storia: il tweet contenente il filmato della violenza, prima che l’account che lo ha rilasciato fosse bloccato, è stato salutato da oltre 550 “mi piace”...” (repubblica.it del 27 maggio 2016).

Ebbene: una ragazzina di 16 anni stuprata da un branco di 33 bastardi che poi pubblicano il video della violenze. ORRORE.

Ma a questo ORRORE si sommano gli ORRORI di un feedback senza umanità:

  • i “like” di coloro che guardano il video dello stupro ed apprezzano;
  • i commenti di coloro (uomini e DONNE) che in modo puritano commentano il modus vivendi della ragazza vittima di stupro.

Nella mia bacheca Facebook ho aperto una discussione, con amici e amiche virtuali su questo terribile fatto di stupro. E anche lì, non sono mancati i commenti. Tra questi anche il commento: “chi cerca trova“. Da parte di una donna.

E lì  scatta la mia rabbia, la mia incredulità: “chi cerca trova?” Che significa?

La signora del commento contesta: “alla ragazza piaceva stare con tanti uomini”.

Forse, esiste un “giustificazionismo” allo stupro? NO. NON ESISTE. Se a una ragazza “piace stare con tanti uomini” ed è sessualmente libera, questo NON GIUSTIFICA ASSOLUTAMENTE LO STUPRO DA PARTE DI UN BRANCO.

Dobbiamo ancora capire che lo STUPRO (da parte di un singolo o di un gruppo) NON ha mai GIUSTIFICAZIONI?

Dobbiamo ancora capire che, soprattutto NOI DONNE, non possiamo e non dobbiamo puntare il dito PURITANO contro una donna come noi, vittima di violenza?

Dobbiamo ancora capire che il “processo” non va fatto alla vittima di stupro ma allo stupratore?

Dobbiamo ancora capire che la libertà sessuale, la libertà di comportamento quotidiano, di pensiero, di immagine pubblica, di scelte di vita non deve assolutamente essere il lasciapassare per uno stupro?

Mi ricordo ancora della ragazza violentata alla Fortezza da Basso, a Firenze. Mi ricordo ancora del processo in tribunale e mediatico da lei subito. Ci scrissi  su un post: “Siamo tutte stuprabili?” che ebbe migliaia di visualizzazioni. Molti attaccavano e condannavano, anche in quel caso, la ragazza.

Ebbene. Quando finirà il rogo per le streghe? Una volta,  capelli rossi o nei o macchie cutanee o qualsiasi comportamento insolito comportavano facilmente accuse di unione sessuale con Satana.Oggi, basta essere libere, ribelli, portare una mini o semplicemente essere donne, per essere accusate del “SE L’E’ CERCATA”.

ORRORE.

_____________________________________________________________

COMUNICAZIONE  ALLE  LETTRICI  E  AI  LETTORI:

EVENTUALE  PUBBLICITA’ NEL  BLOG NON E’ INSERITA DA ME, MA DALLA PIATTAFORMA DI WORDPRESS. PRECISO DI NON GUADAGNARE NULLA DA QUESTO BLOG.

NON VENGONO APPROVATI-PUBBLICATI  COMMENTI CONTENENTI FRASI OFFENSIVE, RAZZISTE, MISOGINE O COMUNQUE  VERBALMENTE  VIOLENTE.   I MITOMANI NON SONO I BENVENUTI.

_______________________________________________________________

VIEWS   125.051

_______________________________________________________________

Mi trovate anche qui, su Facebook:

https://www.facebook.com/barbara.giorgi.16

________________________________________________________

IL MIO ULTIMO LIBRO, SU TEMI DI GENERE:

EVA E ALTRI SILENZI” (2014): racconti e monologhi di donne su temi impegnati (violenza di genere, molestia sessuale, anoressia, pedofilia…). Il libro è dedicato alla grande e compianta Franca Rame, su autorizzazione della Compagnia teatrale Fo Rame.

Cartaceo:

http://www.mondadoristore.it/Eva-e-altri-silenzi-Barbara-Giorgi/eai978889114200/

Ebook:

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/cataloghi-arte/eva-e-altri-silenzi-ebook.html

 

FORTUNA. E LA NUVOLA ROSA

Pubblicato 03/05/2016 da paroladistrega
napoli.fanpage.it

napoli.fanpage.it

Abbiamo letto tutt* delle violenze subite nel tempo e della morte dalla piccola Fortuna Loffredo. E abbiamo letto anche della possibilità di riesumare il corpo del piccolo Antonio Giglio (3 anni) per fare chiarezza sulla sua morte.

Due piccoli morti precipitando da un balcone dell’ormai noto “palazzo degli orrori” di Caivano (Napoli).

Io non so esprimere il dolore, la rabbia e il disgusto nei confronti di una simile situazione. Come voi, credo. Perché non siamo preparati a simili atti di barbarie nei confronti di bambin*. E non vogliamo neppure esserlo, perché si tratterebbe di un’assuefazione di fronte a una sorta di “spettacolo del dolore” (per citare L. Boltanski). E dell’ORRORE.

Come definire questi individui (uomini e donne) che agiscono o coprono quest’agire maledetto nei confronti di bambine e bambini? Non ci sono parole. C’erano però i disegni della piccola Fortuna. Quelli parlavano.

Tempo fa, ho scritto un racconto intitolato LA NUVOLA ROSA (libro “Eva e altri silenzi”, 2014). Ecco… la piccola Fortuna mi ha fatto ripensare a quel racconto. Lo ripubblico qui.

Dedicato a Fortuna, con commozione.

_______________________

LA  NUVOLA  ROSA (dal libro “Eva e altri silenzi”, 2014)

La sua cameretta era tutta colorata nei toni del rosa. Dal cipria, al confetto, fino a tocchi di fucsia. Nei tendaggi, nel tappeto, sulle pareti dipinte con fiori sfumati e farfalle in volo.

Il letto era di legno bianco immacolato, fatto a mano da un artigiano locale: rifinito nei particolari, con chiodi di ferro battuto.

L’armadio era stracolmo di abitini infiocchettati, arricchiti di pizzi e ricami.

Tutti possibilmente rosa. Tutti preferibilmente rosa.

Il rosa: il colore dell’infanzia perfetta e felice delle bambine. Da sempre.

Elena aveva sette anni e viveva in una specie di casetta di bambola. Con altre bambole, certo.  Quella con le trecce rosse e le lentiggini, quella con i capelli biondi e paffutella, quella piccola che sembrava un bebè. E tante altre, tutte bellissime.

Aveva una piccola batteria di pentole e pentolini e un servizio di piatti di porcellana verissima: tutto per nutrire le sue amiche di plastica.

Le tovaglie erano dei piccoli capolavori: tagliate e cucite dalla nonna, che poi aveva ricamato minuziosamente gli angoli e i bordi. Erano uguali a quelle che usava la mamma.

Elena giocava spesso con le sue bambole, ma amava anche disegnare. E lo faceva benissimo. Disegnava soli splendenti, cieli sfumati d’azzurro e di viola, alberi stracolmi di fiori, fiumi placidi immersi nei boschi.

E anche persone. Sapeva disegnare il viso della mamma e del papà, quello della maestra e della sua compagna di banco, Chiara.

Il ritratto dell’amica le veniva particolarmente bene, perché Chiara era lì vicino a lei ogni mattina, gomito a gomito, sorridente e solare. Chiara di nome e di fatto.

Fu Chiara a vedere per prima quello strano disegno.

Ma non accadde in classe.

Erano nella cameretta rosa di Elena, sopra il letto bianco stracolmo di cuscini. Un pomeriggio di pioggia, freddo e noioso come una predica.

“Cos’è questo?” chiese Chiara indicando un foglio di carta che spuntava dalla cerniera semiaperta di un cuscino di velluto a righe.

Chiara aprì tutta la cerniera e tirò fuori un disegno.

“Cos’è questo?” chiese di nuovo.

Elena taceva. Pensierosa.

“Non me lo ricordo…” disse poi, seria e infastidita.

“Perché non te lo ricordi?” Chiara era molto incuriosita.

“Perché l’ho disegnato quando ero piccola, tanto tempo fa. Ora sono grande e non lo ricordo più.”

“Non ci credo. Te lo ricordi e non me lo vuoi dire. E’ un segreto?”

“Forse sì. Forse è un segreto che non mi ricordo più!” e con queste parole Elena decise di chiudere l’argomento disegno.

Un segreto che Elena non ricordava più.

Ma Chiara continuava a tenere in mano il disegno, osservandolo bene: una piccola donna, forse una bambina, tutta vestita di rosa con tanti fiocchi ovunque, anche tra i capelli. Un’esplosione di rosa confetto, una nuvola rosa stupenda.

Ma la bambina tutta rosa occupava solo una piccola parte del foglio di carta.

Nel mezzo del disegno, c’era una striscia nera, lunga e larga. E sopra la striscia, c’era un viso di uomo con baffi e un grosso cappello.

Dalla striscia nera partiva una mano che andava verso la nuvola rosa. Era una mano grande, forse quanto la nuvola rosa o forse anche più grande.

“Chi è questo con i baffi?” chiese Chiara ad un tratto.

Elena si alzò dal letto. Si mise a sedere sul tappeto, prese la bambola bebè e iniziò a cantarle la ninna nanna.

Non rispondeva.

Non era più lì con Chiara: ora era sola sul tappeto con quel bebè di plastica.

“Va bene. Giochiamo con le bambole!” Chiara scese dal letto e si avvicinò ad Elena.

Ma lei ormai non la considerava più, immersa nella sua canzoncina, nella sua ninna nanna.

Dopo qualche giorno, Elena iniziò ad usare molto il pennarello nero nei suoi disegni.

In ogni foglio c’era una lunga striscia scura, con sopra quella testa con i baffi. E sempre più piccola, una nuvoletta rosa che pareva proprio una bambina.

Una mattina, la maestra, si accorse di questo strano disegno che Elena ripeteva in decine di fogli: un primo foglio e poi un altro e poi un altro ancora. Tanti fogli sparsi ovunque intorno a lei.

“Fate un disegno a tema libero…” aveva detto la maestra.

E lei aveva preso dall’astuccio solo due colori: il nero e il rosa. E li usava con foga. La manina scorreva veloce sul foglio, in modo frenetico.

Elena sudava. Ed era pallida. Era seria e corrugava le sopracciglia.

“Stai bene tesoro?” le aveva chiesto la maestra osservando in modo alternato la bambina e i disegni sparsi sul banco e per terra.

Lei disse solo: “vomito…”

Vomitò la colazione addosso alla maestra.

Poi svenne, sudata e fredda come una piccola morta, in mezzo ai fogli di carta colorati di nero e di rosa.

I disegni per terra furono buttati, perché troppo sporchi e bagnati da quel fiume di succhi gastrici.

Quelli sul banco si salvarono. E finirono davanti ai genitori, al direttore e alla psicologa della scuola.

Sì, in famiglia si sapeva.

Sì, in famiglia si tentava di sopravvivere.

La madre piangeva mentre parlava, tentando di spiegare ciò che neppure lei aveva compreso davvero. O che non voleva comprendere.

Il padre taceva. Il suo viso era contratto da un dolore inespresso, profondo, soffocato.

Li aveva trovati la mamma: lo zio paterno sopra la bambina vestita di rosa.

Un pomeriggio qualsiasi di un giorno qualsiasi.

Era rientrata prima dal lavoro e li aveva visti così, sopra il letto bianchissimo e immacolato.

La sera stessa lo zio aveva scelto di togliersi la vita: si era lanciato con l’auto in corsa giù da un burrone.

Nessuno aveva pianto al funerale.

Nessuno aveva detto una parola.

Tutti avevano guardato quella bara in silenzio.

Tutti erano contenti che lui si fosse punito da solo.

Sarebbe stato troppo sconvolgente doverlo rivedere. Sarebbe stato impossibile guardarlo in viso e trattenere l’odio, il rancore, la condanna.

Tutti ormai sapevano, ma nessuno ne parlava.

Meglio così.

Meglio cancellare, dimenticare.

Meglio seppellire sotto terra anche la violenza consumata.

Meglio il silenzio.

Ora il mostro era morto.

Quell’uomo con i baffi, quell’uomo con la mano grande non c’era più.

Rimaneva però vivo e presente nei disegni di Elena: un striscia nera, lunga e larga, qualcosa di sporco ed incombente.

Vicino, troppo vicino a quella nuvola rosa.

 

 

 

 

_______________________________________________________

COMUNICAZIONE  ALLE  LETTRICI  E  AI  LETTORI:

EVENTUALE  PUBBLICITA’ NEL  BLOG NON E’ INSERITA DA ME, MA DALLA PIATTAFORMA DI WORDPRESS. PRECISO DI NON GUADAGNARE NULLA DA QUESTO BLOG.

NON VENGONO APPROVATI-PUBBLICATI  COMMENTI CONTENENTI FRASI OFFENSIVE, RAZZISTE, MISOGINE O COMUNQUE  VERBALMENTE  VIOLENTE.   I MITOMANI NON SONO I BENVENUTI.

_______________________________________________________________

VIEWS   124.067

_______________________________________________________________

Mi trovate anche qui, su Facebook:

https://www.facebook.com/barbara.giorgi.16

________________________________________________________

IL MIO ULTIMO LIBRO, SU TEMI DI GENERE:

EVA E ALTRI SILENZI” (2014): racconti e monologhi di donne su temi impegnati (violenza di genere, molestia sessuale, anoressia, pedofilia…). Il libro è dedicato alla grande e compianta Franca Rame, su autorizzazione della Compagnia teatrale Fo Rame.

Cartaceo:

http://www.mondadoristore.it/Eva-e-altri-silenzi-Barbara-Giorgi/eai978889114200/

Ebook:

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/cataloghi-arte/eva-e-altri-silenzi-ebook.html

Parti di lui

Sono un Dugongo spiaggiato.

PALESTINE FROM MY EYES

Generating a fearless and humanising narrative on Palestine!

paroladistrega

BARBARA GIORGI

BARBARA GIORGI

BARBARA GIORGI

Posto Occupato

È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza.

Se Non Ora Quando FACTORY

Laboratorio di libero pensiero e azione politica

il ricciocorno schiattoso

ci sono creature fantastiche, ma è difficile trovarle

seiofossifoco

This WordPress.com site is the cat’s pajamas

IllustrAutrice

BARBARA GIORGI