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Tutti gli articoli per il mese di giugno 2016

La Notte dei Drappi Rossi

Pubblicato 23/06/2016 da paroladistrega

cuore

In Toscana, si è costituita la Rete Antiviolenza Massa. E’ nata come gruppo Facebook, per iniziativa di due donne: la giornalista ANGELA MARIA FRUZZETTI e la sottoscritta, BARBARA GIORGI (blogger). Entrambe trattiamo da tempo il dramma socio-culturale della VIOLENZA DI GENERE, nei nostri libri, nelle nostre battaglie di donne. Ci siamo conosciute qualche anno fa ad un corso di formazione per operatrici antiviolenza.

Il nostro gruppo Facebook – R.A.M. – è costituito da persone e associazioni della città di Massa (e zone limitrofe) impegnate nella LOTTA CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE E IL FEMMINICIDIO. Questo gruppo nasce per costituire una RETE di intenti, eventi, azioni di sensibilizzazione sul tema della VIOLENZA DI GENERE: un luogo virtuale-reale dove possiamo confrontarci, scambiare idee, proporre manifestazioni pacifiche e costruttive.

La RETE ANTIVIOLENZA MASSA propone un evento contro la violenza di genere e il femminicidio, con Patrocinio del Comune di Massa: “LA NOTTE DEI DRAPPI ROSSI”. Domani alle 21 (venerdì 24 giugno ) partiamo dal centro storico di Massa, da piazza Aranci e ci dirigiamo in corteo verso Piazza dei Narcisi, vestit* di rosso, con drappi rossi (con scritte antiviolenza). Lì ci saranno interventi sul tema dell’antiviolenza, con: assessora P.O. del Comune di Massa Elena Mosti, io ed Angela Fruzzetti, le referenti dei Centri antiviolenza di zona, esperti  (donne e uomini). E’ invitata tutta la cittadinanza. Saranno presenti gruppi e associazioni di liberi cittadin*.

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COMUNICAZIONE  ALLE  LETTRICI  E  AI  LETTORI:

EVENTUALE  PUBBLICITA’ NEL  BLOG NON E’ INSERITA DA ME, MA DALLA PIATTAFORMA DI WORDPRESS. PRECISO DI NON GUADAGNARE NULLA DA QUESTO BLOG.

NON VENGONO APPROVATI-PUBBLICATI  COMMENTI CONTENENTI FRASI OFFENSIVE, RAZZISTE, MISOGINE O COMUNQUE  VERBALMENTE  VIOLENTE.   I MITOMANI NON SONO I BENVENUTI.

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IL MIO ULTIMO LIBRO, SU TEMI DI GENERE:

EVA E ALTRI SILENZI” (2014): racconti e monologhi di donne su temi impegnati (violenza di genere, molestia sessuale, anoressia, pedofilia…). Il libro è dedicato alla grande e compianta Franca Rame, su autorizzazione della Compagnia teatrale Fo Rame.

Cartaceo:

http://www.mondadoristore.it/Eva-e-altri-silenzi-Barbara-Giorgi/eai978889114200/

Ebook:

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/cataloghi-arte/eva-e-altri-silenzi-ebook.html

 

Il marito della Sindaca: “ho pianto”

Pubblicato 21/06/2016 da paroladistrega

raggi

Gira nel web il testo della lettera del marito di VIRGINIA RAGGI, “Lettera al sindaco di Roma, mia moglie!”, Andrea Severini.

Ho letto già un quintale di commenti di donne (sì, soprattutto di donne), molte delle quali dichiarate femministe, che criticano aspramente il signore in questione e lo scritto sopra citato. Ohibò, il marito della neoeletta Sindaca di Roma ha osato scrivere “Cercherò di proteggerti il più possibile anche da lontano.”

I commenti che condannano la frase sostengono – in sintesi – che non si può scrivere una cosa simile alla moglie sindaca, perché parlare di “protezione” sa tanto di patriarcato.

Ma lo vogliamo sdoganare questo verbo, una volta per tutte? Magari, se ci sforziamo, possiamo riuscirci. Perché “proteggere” non significa necessariamente comandare, assoggettare, violentare, annullare.

Esempio: una madre protegge i suoi figli, sempre. Anche quando hanno 40 anni. Anche quando non ne possono più di essere protetti.

Altro esempio: una donna può proteggere un’amica (non vi è mai capitato? A me sì).

E poi, una moglie può proteggere un marito: magari quando si incammina in un percorso di vita impegnativo. Così come un marito può dichiarare al mondo di voler proteggere la moglie perché, guarda un po’, è diventata “solo” la prima Sindaca di Roma.

Ma proteggere da chi o da cosa? Dall’uomo cattivo? Dall’orco? O forse intende dare il suo supporto di fronte a tante battaglie politiche che la Sindaca dovrà affrontare?

Ma perché le mogli dei Sindaci  non scrivono lettere simili ai mariti?  Mi pare lapalissiano: siamo intrisi ed intrise di PATRIARCATO fino alla radice dei capelli. Sarebbe  – minimo minimo – considerato un gesto sconveniente, inopportuno, poco adatto alla figura da “macho” che deve avere un uomo della politica. L’uomo che non deve chiedere mai. Quello che ha più peli che idee. Quello che non è mai valutato per il sex appeal, ma per le idee maschie-concrete-razionali.

Ci siamo chieste se alla sindaca fa piacere la lettera del marito? Perché, magari, le fa piacere. Magari  lei è felice di queste parole del marito.

NO! Non ce lo chiediamo, perché vogliamo vedere un modello di politica al maschile. E, in base a questo modello, lei deve comportarsi come un uomo: DURA E PURA! Senza lettere e letterine, senza smancerie, senza emozioni palesate. La politica al maschile è quella a cui siamo abituate: noi vogliamo la “donna macha”.

A me i modelli al maschile non vanno bene. Lo dico chiaro e tondo: a me la lettera del signor Andrea Severini piace.

E lo dico da femminista. E lo dico da una che non ha mai votato il M5S.

Non mi sono soffermata solo sul verbo “proteggere” per valutarla. L’ho letta tutta. E, al contrario di altre, ho letto anche un’altra frase: “ho pianto di felicità”. Ecco, se vi foste soffermate su quel verbo, “piangere“, forse avreste visto che quest’uomo non fa il “macho”.  Forse avrete visto, semplicemente, un uomo innamorato.

Ma si sa. Ora è la fase del processo alle intenzioni. E invece che supportare la Sindaca di Roma, dobbiamo affossarla. Usa così,tra le donne: ormai è risaputo. Attaccare lei direttamente sarebbe poco femminista: per cui, meglio assediarla e iniziare a picconare il marito. Tanto uno scheletro nell’armadio andrà pure trovato!

E’ UNA DONNA! E  LE DONNE AL POTERE DEVONO DURARE QUANTO UN GATTO SULL’AURELIA.

P.S.: signor Severini, solo un appunto. La prossima volta, per favore, scriva SindacA. Grazie.

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Rete Antiviolenza Massa

Pubblicato 10/06/2016 da paroladistrega

rete - Copia

Tutte noi ci stavamo chiedendo il motivo del silenzio mediatico e istituzionale della MINISTRA con delega PARI OPPORTUNITA’ MARIA ELENA BOSCHI, sul gravissimo fenomeno dei FEMMINICIDI. Un dramma sempre più incalzante e quotidiano. La Ministra ha parlato. Anzi, ha scritto. Ecco qui, dal web. Esattamente dalla PAGINA FB DELLA MINISTRA BOSCHI (che io non seguo).

Gli ultimi, terribili, fatti di cronaca di questi giorni ci raccontano ancora una volta di violenza sulle donne. Ogni vita spezzata è un colpo al cuore, un nodo alla gola.

Il primo pensiero va certamente alle famiglie e all’immenso dolore davanti alla vita di una figlia, una madre, una sorella portata via così. Poi, però, subito dopo ci dobbiamo chiedere cosa possiamo fare perché non accada ancora. Noi sappiamo che la violenza barbara sulle donne, non è una questione di donne. Riguarda tutti noi. Donne e uomini. Dobbiamo essere uniti nel dire basta.

La vera sfida che dobbiamo vincere insieme è quella educativa e culturale. Insieme dobbiamo parlarne nelle parrocchie, nei centri sportivi, nelle associazioni ovunque si formano le donne e gli uomini di domani, a cominciare ovviamente dalla scuola come prevede anche la “Buona scuola”. Il governo ha istituito la commissione che dovrà valutare i progetti di attuazione del piano anti violenza che mette a disposizione 12 milioni di euro per il contrasto alla violenza sulle donne. La battaglia contro il femminicidio e la violenza sulle donne può essere vinta, deve essere vinta.

Lo dobbiamo a Sara, Alessandra, Michela, Federica e a tutte le altre ragazze.”

Ora commento.

A parte il dispiacere e il dolore, focalizzo su quella che la Ministra definisce “vera sfida”: cioè l’azione  educativa e culturale. E parla di progetti di attuazione del piano antiviolenza.

Ecco, io non credo moltissimo a questi piani antiviolenza. Anzi, ci credo poco.

Perché poi va a finire che i soldi da attribuire ai progetti educativi vengono destinati altrove, ad altre “emergenze” (sono formatrice e ne so qualcosa).

Perché poi va a finire che i progetti validi secondo la politica non sono quelli validi secondo noi,”manovali dell’antiviolenza”.

Perché poi, in fondo,  non basta educare (è utile… ma non basta): serve un’enorme rivoluzione culturale che smantelli e riduca in macerie una costruzione tenuta su dal patriarcato, da secoli. Il patriarcato si è costruito una bella fortezza: un mattone alla volta. E il cemento è stato il nostro sangue, il sangue delle donne: reale e metaforico.

Non le smantelli le realtà del quotidiano solo con la politica. Anzi. La politica rappresenta proprio quella che è la CULTURA DOMINANTE. Per cui, serve un’ANTICULTURA. E quella non la può produrre la ministra, né il suo  governo. La possiamo produrre solo noi, donne e uomini della strada, della porta accanto, del negozio e del supermarket, del bar.

Perché quando una ragazza  mi scrive in chat e mi dice “Barbara, aiutami ti prego perché non so cosa fare e ho paura”… ebbè, lì la ministra non c’è e neppure il  governo. Ci siamo noi. Gente qualunque che non conta nulla, ma che prova a vedere cosa si può fare.

Io ci sto provando. Con la mia amica Angela Maria Fruzzetti, giornalista de La Nazione di Massa (e scrittrice e poetessa e donna attiva nell’antiviolenza). Ci stiamo provando.

Dopo il femminicidio di Sara, la mia amica Angela mi ha chiesto: “ma qui non si fa nulla?” Io le ho risposto: “facciamo”.

Abbiamo creato un gruppo Facebook:  RETE ANTIVIOLENZA MASSA. L’acronimo è RAM, come la memoria del pc. Perché noi vogliamo avere MEMORIA DI TUTTE LE DONNE MORTE AMMAZZATE, DI TUTTE LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA. In 24 ore, 300 iscrizioni. Poche? Vabbè, ma noi siamo una realtà a livello locale: area apuana, di costa. Abbiamo inserito dentro gruppi, associazioni, centri antiviolenza, avvocate e avvocati, mamme e papà, educatrici-educatori. Persone. Perché sono e siamo convinte che serva uscire dai silenzi e dall’isolamento per contrastare la VIOLENZA DI GENERE.

Serve FARE RETE e ciascun* di noi deve essere un NODO della RETE: dalla RETE VIRTUALE poi si devono concretizzare AZIONI reali. Confronti, dibattiti, manifestazioni, eventi educativi e culturali.

La ministra Boschi ha sicuramente buone intenzioni. A noi le intenzioni non vanno più bene. Vogliamo i fatti e se la politica non ce li dà, ce li costruiamo da sole e da soli.

A fine mese ci sarà una manifestazione di piazza: senza  simboli di partito, senza politica dei palazzi. Un solo colore: IL ROSSO. Quello del sangue versato dalle donne morte ammazzate.

Noi ci proviamo a smantellare la fortezza.

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LA GABBIA DELLA VIOLENZA

Pubblicato 08/06/2016 da paroladistrega

gabbia

 

Dopo il femminicidio di Sara Di Pietrantonio, non è finita. Lo sapevamo bene. Lo sappiamo bene. La mattanza continua, la strage delle donne continua: avevamo dubbi?

Ci sono state altre vittime di femminicidio.

Oggi, in tv e nei social si ascolta-legge di altri due femminicidi: a Taranto,  Federica De Luca (30 anni) è stata strangolata in casa dal marito (che poi ha ammazzato anche il figlioletto, prima di suicidarsi); a Spilimbergo (Pordenone)   Michela Baldo (27 anni) è stata ammazzata con quattro colpi di pistola dall’ex fidanzato (che poi si è ucciso con la stessa arma).

Rifletto su questi ennesimi femminicidi: possiamo notare come entrambe le situazioni siano riferibili alla FINE DI UN RAPPORTO DI COPPIA (non lo definisco certo “ex amore” o “amore malato” o “amore folle” come fanno tanti-troppi opinionisti ). Nel primo caso,  i due coniugi si stavano separando. Nel secondo caso, Michela aveva appena lasciato il fidanzato. E Sara Di Pietrantonio? Anche lei aveva troncato la relazione con il suo assassino.

Qui c’è davvero da ripensare tutto del RAPPORTO TRA DONNA E UOMO. E’ troppo presente quest’idea del POSSESSO del maschio sulla femmina, dell’uomo sulla donna: “va tutto bene (???) finché stai con me, ma senza di me sei morta”. E’ un’idea di RELAZIONE che non contempla assolutamente ciò che è definibile come “amore”: è una forma di POSSESSO, una  forma di PROPRIETA’ sulla donna.

La donna è paragonata ad un oggetto, una casa, un’auto: nel momento in cui l’uomo ne prende possesso (come in una forma distorta e allucinante di usucapione) ne acquisisce il diritto esclusivo. Fino alla morte: “o con me o con nessun altro… o con me o sei morta…”

Qui si può capite il perché molte donne vittime di violenza rinuncino alla LIBERTA’ e si rassegnino alla GABBIA in cui vengono rinchiuse dal marito-compagno-fidanzato (con isolamento sociale e violenze costanti-continue): percepiscono bene quale potrebbe essere l’evoluzione della situazione, nel caso di denuncia e cessazione del rapporto. Percepiscono  che l’escalation di un RAPPORTO DI POSSESSO potrebbe condurre a quella terribile fine.

Ci sono persone #chesannotutto che deridono e condannano aspramente le donne che non escono dalla “gabbia della violenza”: le criticano,  reputandole delle deboli, delle donne senza carattere, delle poverette che non sanno reagire. Ma la gabbia è difficile da abbandonare. Quelle che ci provano, quelle che vogliono volare via in cerca della loro libertà, devono tutelarsi, proteggersi, chiedere sostegno a una rete di familiari, amici. Ai c.a.v. di zona.

Uscire dalla “gabbia della violenza” è impossibile? No. Non lo è. Non possiamo permetterci di affermare una cosa simile. Dobbiamo credere e lottare perché queste donne prigioniere ottengano di nuovo il diritto di vivere una vita vera.

La soluzione è  – appunto – la RETE SOCIALE. La gabbia della violenza è fondata sull’ISOLAMENTO SOCIALE:  per uscire dalla gabbia, la donna vittima di violenza deve assolutamente cercare sostegno, punti di riferimento, aiuto, collaborazione.

Alle donne vittime di violenza domestica dico questo: può sembrare una raccomandazione banalissima, ma quando vi separate da un UOMO VIOLENTO, NON INCONTRATELO MAI DA SOLE. Ricordatevi che la GABBIA DELLA VIOLENZA è basata sul SILENZIO e la SOLITUDINE. Aprite la vostra GABBIA e cercate AIUTO: potete farcela.

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SARA E GLI IGNAVI

Pubblicato 01/06/2016 da paroladistrega
ilfattoquotidiano.it

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Finora non sono riuscita a scrivere di Sara. Dei suoi 22 anni volati via. Della sua orrenda fine: strangolata e bruciata, in strada, in via della Magliana. Roma. Ma potrebbe accadere in qualsiasi altro posto, nel nostro Paese o nel mondo. Perché capita spesso che le donne muoiano morte ammazzate, per mano di un  fidanzato, marito, convivente (ex e non). E’ una strage delle innocenti.

Quando ho letto la notizia ho provato tanta rabbia, una rabbia immensa. Poi, quando ho letto che Sara ha chiesto aiuto lungo quella strada, senza esito, senza che nessuno si fermasse… mi sono commossa. Ho pensato alla disperazione, al sentimento di completa solitudine e abbandono, all’isolamento.

SARA E’ STATA LASCIATA SOLA. Perché – dicono in tanti – la Magliana è troppo pericolosa di notte: è impossibile fermarsi. Anche quando una giovane ragazza terrorizzata chiede aiuto.

SARA E’ MORTA E PARE CHE IL NOSTRO SENSO DELL’UMANITA’ SIA MORTO CON LEI.

Mi dicono: “perché non focalizzi sull’assassino? Perché punti il dito contro la mancanza di aiuto e non sul vero colpevole?”

Già. Perché?

Perché il femminicidio e la violenza di genere non si combattono e non si prevengono solo individuando il pericolo che deriva dall’uomo violento, ma anche NON ISOLANDO LE VITTIME. La RETE di solidarietà è fondamentale. L’AIUTO e il supporto di un passante, di un vicino di casa, del negoziante, della collega di lavoro, dell’amica, della famiglia… sono delle “armi” per la vittima. Forse, sono le uniche “armi” di cui può davvero disporre.

Il mio DISPREZZO PER L’ASSASSINO-FEMMINICIDA è enorme, totale, senza sconti, senza spazi di dubbio. Ma forse, quell’assassino poteva essere fermato. E Sara potrebbe essere viva.

Quella maledetta notte, SARA E’ STATA LASCIATA SOLA:  neppure un unico essere che provasse umana pietà nei confronti di una ragazza che chiedeva aiuto.

IGNAVI. Dante li colloca nel vestibolo dell’Inferno: “anime triste di coloro che visser sanza infamia e sanza lodo”.

Quelle persone che non hanno aiutato Sara, dovranno convivere con quell’immagine di disperazione. Per ogni minuto della loro vita da ignavi.

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Parti di lui

Sono un Dugongo spiaggiato.

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BARBARA GIORGI

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È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza.

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IllustrAutrice

BARBARA GIORGI