Il rogo delle donne

Pubblicato 03/08/2016 da paroladistrega

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Quando ho scritto il monologo “Chiamatemi strega” (pubblicato anche nel Blog di Franca Rame), ho parlato di “roghi” di streghe, con riferimento a una realtà storica, ma anche come attuale metafora del vivere femminile-femminista.

Sono Strega perché sono diversa, sono unica, sono un’altra, sono me stessa, sono fuori dalle righe, sono fuori dagli schemi, sono a-normale…  sono io!

Sono Strega perché sono fiera del mio essere animale-donna-zingara-artista e … folle ingegnere della mia vita.

Sono Strega perché so usare la testa, perché dico sempre ciò che penso, perché non ho paura della parola pericolosa e pruriginosa, della parola potente e possente.

Sono Strega perché spesso dò fastidio alle Sante Inquisizioni di questo strano millennio, di questo Medioevo di tribunali mediatici e apatici.

Sono Strega perché i roghi esistono ancora e io – prima o poi – potrei finirci dentro.”

Scrivendo quelle parole, non pensavo  a roghi di donne  concreti e contemporanei. Attuali. Ma a quanto pare, il rogo non è relegato nella storia antica delle donne e non è neppure solo una metafora. E’ una tragica realtà.

Perché oltre all’uso di mani-martelli-coltelli-mannaie-pistole, oggi nel femminicidio è presente il ROGO DELLA DONNA. E’ accaduto anche ieri a Lucca, nella mia Toscana. Vania Vannucchi è ora ricoverata in ospedale a  Pisa, dopo che un suo ex le ha cosparso il corpo con liquido infiammabile e le ha dato fuoco.

Anche Sara Di Pietrantonio, ricordate?  Accadde anche a lei, sempre per mano dell’ex. Ma lei è morta.

E’ successo a tante altre donne: arse, bruciate come streghe, per la grave colpa di non essere bambole a comando-manipolabili, oggetti da gestire-usare. Donne che dicono “no”. Donne che  si ribellano . Donne che hanno la forza di chiudere una relazione che provoca sofferenza e dolore. Donne che scelgono di cambiare vita, di ritrovare se stesse.

Donne che vengono punite con la morte oppure con segni che rimarranno presenti per sempre, nel corpo e nell’anima.

Stasera ascoltavo la notizia al telegiornale. Avevo in mano una bottiglia d’acqua e il braccio che la sorreggeva si è coperto di brividi. Nonostante il caldo afoso, avevo i brividi. Ho pensato che avrei scritto qualcosa qui nel blog. Ho anche pensato che scriverne non sarebbe servito a niente. Poi ho pensato che se non avessi scritto nulla, avrei continuato a sentire i brividi e a vedermi con quella bottiglia d’acqua in mano. Forse con il grande desiderio di annullare quel fuoco.

Ma io non posso spegnere nessun fuoco. E quell* che potrebbero fare qualcosa… non fanno praticamente nulla. Dov’è il cambiamento? Dove sono i risultati della politica nei confronti della mattanza delle donne?

Questa guerra è combattuta ad armi impari: da una parte ci sono arnesi-acidi-fuochi di morte. Dall’altra ci sono donne che scendono nelle piazze, scrivono, protestano, chiedono, lottano. Nel mezzo c’è tutto uno stagno di menefreghismo che mi fa veramente schifo.

I brividi per Vania rimangono. Ma almeno ho scritto qualcosa: io non voglio nuotare nello stagno del menefreghismo.

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3 agosto 2016: VANIA E’ MORTA.

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EVA E ALTRI SILENZI” (2014): racconti e monologhi di donne su temi impegnati (violenza di genere, molestia sessuale, anoressia, pedofilia…). Il libro è dedicato alla grande e compianta Franca Rame, su autorizzazione della Compagnia teatrale Fo Rame.

Cartaceo:

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