Burkini e Bikini. Come uomo comanda.

Pubblicato 18/08/2016 da paroladistrega

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In alcune città francesi hanno proibito il “burkini”  cioè quello specifico abbigliamento da spiaggia che indossano molte donne musulmane (vedi vignetta, per intenderci). Sulla libera scelta o meno delle donne, si potrebbe scrivere un tomo: perché ci sono quelle che lo indossano liberamente e quelle che lo indossano perché costrette dal contesto socio-familiare (leggasi padre o marito). Ad esempio, la consigliera PD Sumaya Abdel Qader sostiene di indossarlo in piena libertà di scelta. Ma sappiamo bene che esistono tante altre situazioni dove invece esiste l’imposizione di regole e comportamenti da parte della componente maschile del nucleo familiare. L’Islam non è un’unica realtà omologata.

Ora, per mia formazione universitaria e professionale, dovrei essere dalla parte di chi difende il burkini. Ma non ci riesco, perdonatemi. Con questo, non giustifico certo i “divieti” ufficiali e istituzionali, perché espressione tangibile del fallito e fallibile modello assimilazionista alla francese.

Ma non riesco comunque a considerare il burkini come un capo di abbigliamento “normale”. Perché su un piano umano, penso a queste donne che, con un caldo asfissiante indossano abiti coprenti per celare il loro corpo. Questo, si sa, è lo scopo. Queste donne devono indossare il burkini per nascondere se stesse, negarsi, sottrarsi alla vista degli uomini.

Nei social leggo opinioni-commenti di molti sostenitori del burkini  Ma il burkini non è solo un capo d’abbigliamento: è un SIMBOLO CULTURALE che serve a occultare la femminilità, la donna. Sarebbe carino pensare a un modello MASCHILE del burkini: quello sì che mi piacerebbe vederlo. Così, per par condicio. Ma non sarebbe possibile, perché l’obiettivo cambierebbe. E l’obiettivo deve rimanere il “controllo sulla donna“.

Ricordiamoci che i simboli sono costruiti   ad uso e consumo del patriarcato. Il burkini è quindi paragonabile a una cintura di castità, a una corazza, ai costumi anni Venti che erano imposti per nascondere le forme, ai veli delle suore che devono coprirsi  i capelli  (io sono cattolica e mi piacciono di più le suore senza velo, visto che i preti non portano veli).

Il burkini non è solo espressione di una cultura,  ma l’ennesima manifestazione-regola del patriarcato, presente in modo trasversale in ogni gruppo sociale del pianeta (escluse poche società matriarcali).

Però.

E noi donne occidentali che indossiamo il bikini? Noi non siamo forse manipolate dalla nostra cultura dell’immagine, del culto del corpo che ci vuole tutte belle-sode-magremaconquartadiseno? Noi non siamo forse rifinite e scodellate come la pubblicità desidera? Noi non siamo forse cellulite-dipendenti che se non volendo vediamo un avvallamento di un cm nella coscia ci facciamo dieci sedute dall’estetista?

Sì, anche noi siamo dentro il calderone. Tutte agli ordini dell'”uomo guardiano”. Burkini o bikini? In fondo accade  tutto secondo regole imposte.

Ciao. Vado a prendere il sole in giardino, alla larga da uomini guardiani.

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11 commenti su “Burkini e Bikini. Come uomo comanda.

  • Dopo aver letto “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés, ho ampiamente rivalutato il velo femminile. ^_^ Mi sono fatta regalare da mia nonna le mantiglie nere appartenute a lei e a sua madre e le conservo religiosamente, in attesa di abbinarle al mio abbigliamento dark in una stagione più fresca. Peraltro, consiglio caldamente di leggere cosa dica Clarissa sul velo: http://caffebook.it/cultura/item/494-donne-che-corrono-coi-lupi.html
    Comunque, condivido anche le tue osservazioni. “L’abito della vicina è sempre più maschilista”, potremmo dire riadattando un proverbio. E’ difficile sapere fino a che punto si faccia una scelta per profondo sentire o per convenienza sociale – anche perché l’essere umano vive in relazione, sia per natura che per circostanze, e l’atteggiamento dei suoi simili verso di lui può cambiargli la vita. Se si dà tanta importanza all’emancipazione femminile dai resti di patriarcato, però… si cominci a mettere in discussione se stesse e la PROPRIA cultura. A criticare e puntare il dito contro gli altri (o le altre) siamo tutti bravi… magari, anche a sproposito. Io, da parte mia, faccio come ho fatto con le mantiglie: eredito dalle donne più anziane ciò che hanno da insegnarmi in merito di grazia e sensibilità, “estraendo dal mio tesoro cose nuove e cose antiche”. 😉

    • Ciao Erika. Tu puoi scegliere liberamente di indossare la mantiglia. Domani potresti decidere di regalarla a un’amica. Le donne musulmane non scelgono liberamente. Non è “libera scelta” quando si tratta di regole imposte, lo sappiamo bene. Ecco la frase di una donna che ho letto su FB: “Amare le proprie catene può essere l’unica strategia di sopravvivenza.” Un abbraccio.

      • C’è da aggiungere una considerazione, con la quale credo che sarai d’accordo, vista la tua contrarietà al modello assimilazionista francese: proibire il burkini sulle spiagge non risolverebbe nulla. Coloro che lo scelgono liberamente si troverebbero imbarazzate o infastidite; coloro che vengono obbligate a indossarlo da padri e mariti, probabilmente, si vedrebbero proibire di andare in spiaggia addirittura. Bella provvidenza davvero…

      • E’ assurda la proibizione “istituzionale”. Non si risolve così la questione, ovvio. Le imposizioni, le regole costrittive e penalizzanti, il tentativo di annientare una cultura producono l’effetto contrario. E nasce l’esasperazione. Sì, sono contraria al modello assimilazionista perché è fallito e ne abbiamo visti i bei risultati.

      • Eh, già… E’ la tipica arroganza dello Stato che crede di potersi sostituire d’un colpo alle usanze interiorizzate dalle persone. E’ la lotta del diritto scritto contro la natura umana, che è fatta anche di cultura (ovvero, della capacità di codificare e interiorizzare i modelli di comportamento). Già Sofocle mostrò i bei risultati di questo metodo con la sua “Antigone” e siamo ancora qui a vederli. La neutralità dello Stato davanti alle varie tradizioni cultural-religiose è (secondo me) l’unica risposta (in attesa dell’eliminazione dello Stato tout court. xD). NEUTRALITA’, non ostilità. Le identità etniche e religiose non sono indebolite dal fatto di venir combattute, anzi… si rafforzano. Diventano consapevoli e agguerrite: in una parola, integraliste. Tutto sommato, non è male il principio sancito dalla nostra Costituzione: libertà di manifestare la propria religione come si vuole, FINCHE’ NON SI TOCCA L’ORDINE PUBBLICO o i principii costituzionali stessi.

  • non è possibile fare parallelismi tra burkini e bikini, cellulite ecc..
    il punto è questo: una donna si veste come vuole e per i motivi che vuole e va rispettata, una donna col bikini è libera, non è obbligata da un uomo, e anche una donna che decide di mettere il burquini non è per forza obbligata, hanno fatto entrambe una scelta libera, non sono vittime passive di condizionamenti, sono persone che hanno scelto per conto proprio ma con una differenza: la donna col bikini può mettersi un costume intero senza rischio, la donna in burquini se cambia idea e scopre mezza caviglia lo fa a suo rischio e pericolo

    • Come mi piacciono gli uomini come te che vogliono impartire lezioni di Verità Assoluta dal Libro dell’Uomo Perfetto. MA fammi il piacere. “Non sono vittime passive di condizionamenti”: vivi sulla luna? O forse ti piacciono le favole. Sulla spiagge di certi Paese musulmani le donne stanno con burka o burkini a massaggiare uomini in costume con 40°. E secondo te, questa è libera scelta? Certo. In Paesi dove lo donne sono lapidate per strada se provano a togliersi il velo. Ripeto: tu vivi nel mondo delle favole.

    • Sì Erica. Visto… purtroppo. E ho scritto un post su Facebook. Eccolo: “No, dai, noi occidentali siamo libere. Non ci picchiano, non ci stalkerizzano, non ci stuprano, non ci acidificano, non ci danno fuoco. Ci trattano alla pari. Soprattutto in casa e sul lavoro. Noi siamo libere, liberissime. Possiamo pure metterci il bikini. Abbiamo l’autorizzazione. Possiamo farlo. Ah, beh, sì, poi magari ci danno delle troie se il bikini non rispetta i loro canoni e attira troppo l’attenzione (mentre cade la bava dalla bocca). E poi sì… capita che un fratello spari alla sorella con la mini: ma dai, è solo un caso isolato. A tutte le altre toccano solo il culo e fanno apprezzamenti volgari. Che vuoi che sia? Si chiama “libertà”. E’ una meraviglia.”

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