Libero UTERO in libero STATO

Pubblicato 04/09/2016 da paroladistrega

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E così il Ministero della salute, con la ministra Beatrice Lorenzin, ha attivato la campagna del #fertilityday, sollevando molte polemiche da parte di donne (e uomini) di diversa appartenenza politica. Tutt* (o quasi) contro quelle immagini diffuse  dal Ministero della Salute, poi modificate, ma l’obiettivo del messaggio sociale resta immutato: invitare alla procreazione in un Paese ormai votato al calo delle nascite. E la “festa” è prevista per il 22 settembre 2016: evviva! Tra pochi giorni. Che gioia…

Nel web, da giorni, si leggono le varie spiegazioni-motivazioni sulla celebrazione di questo fertility day:  molti “opinionisti feisbucchiani” (soprattutto uomini) riconducono la mancanza di procreazione alle difficoltà economiche delle donne, alla carenza di welfare statale, alla mancanza di lavoro. Va bene. Non possiamo certo negare che la difficoltà di partorire e crescere figli in situazioni di disagio economico non sia un tema reale e delicato. Ma mi pare ASSURDO collegare in modo esclusivo-omologato la scelta di avere figli a dei fattori economici. Sì. E’ sbagliatissimo ricondurre tutto a problemi economici e lavorativi delle donne. C’è altro. La scelta di fondo non è quella.

Se permettete, dico la mia (e la dico anche se non permettete).

Sono donna e non ho figli per LIBERA SCELTA. Lo sapete che esiste la LIBERA SCELTA? E’ quella strana facoltà che hanno gli uomini ogni qualvolta usano il proprio organo genitale. Fanno ciò che vogliono senza porsi il problema di ciò che accade “dopo”. Il “dopo” è roba da donne: resti incinta o non resti incinta. Ecco. La LIBERA SCELTA della donna permette di decidere se fare figli o meno.

E ciò accade in base a tanti FATTORI PERSONALI. Cioè, la scelta di NON ESSERE MADRE può dipendere da:

  1. il proprio modo di essere
  2. le proprie esperienze di vita e vicissitudini,
  3. il proprio modo di vivere la vita e il quotidiano
  4. le proprie aspirazioni, i desideri, i sogni nel cassetto da realizzare
  5. la mancanza del c.d. “spirito materno” (che non significa essere una Erode)
  6. Etc. etc etc.

Il fattore economico non è la motivazione che mi ha portata a non essere madre: non c’entra nulla, non ha a che fare con me. Perché parlate al posto mio? Perché date spiegazioni che non mi appartengono?

Ci sono donne che scelgono di avere figli anche quando non hanno pane in tavola, perché sentono di avere dentro di sé questo fortissimo desiderio, questa sorta di missione nella vita (perché essere madri è proprio una missione, una seconda pelle, un viaggio, una scoperta).

Poi, ci sono donne (come me) che invece scelgono di non essere madri anche se c’è il pane in tavola. Perché forse devono essere madri di se stesse. Perché forse non gliene importa nulla delle  “gioie della maternità…” Perché probabilmente le “gioie” le provano in altri mille modi, sconosciuti alle madri gioiose.

Quindi: nessun* parli al posto mio.  E lo Stato non si preoccupi del MIO UTERO. Io ho un utero libero, liberissimo. E come tale rimarrà sempre. Un libero UTERO in libero STATO.

A mio avviso, il problema di fondo è che il tema della fertilità deve riguardare solo quelle donne che desiderano diventare madri e non ci riescono per motivi biologici. Non riguarda tutte le donne: NON RIGUARDA ME. Io non voglio essere madre, non mi interessa e l’utero è affar mio. Me lo gestisco da sola, senza clessidre.

Si deve ripartire dalla libera scelta delle donne: chi vuol essere madre sarà interessata al tema della fertilità, mentre chi non vuol essere madre non deve assolutamente essere coinvolta in campagne così opprimenti e irrispettose dell’autodeterminazione.

Al posto di un #fertilityday sarebbe tempo di un bel #feminismday

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3 commenti su “Libero UTERO in libero STATO

  • La vocazione a NON essere genitori esiste e non può essere mutata da qualsivoglia campagna. Ma qui è in gioco un’altra questione: la coerenza di una strategia politica. Un governo che ha fatto di tutto per rendere più insicuri il lavoro e la pensione non può lanciare una campagna per la procreazione. Perché procreare richiede ANCHE sicurezza economica: è l’unica cosa che la politica possa fare in questo senso. Di libera scelta si può parlare solo se la situazione storico-politica concreta la consente. Evitar di figliare perché, alla soglia dei trent’anni, non si sa ancora dove si andrà a finire… non è una scelta. E veder lanciare una campagna pro fertilità proprio da chi è complice della situazione sa di presa in giro, d’ipocrisia. Bisogna pur dirlo.

    • L’ho scritto. “Non possiamo certo negare che la difficoltà di partorire e crescere figli in situazioni di disagio economico non sia un tema reale e delicato. Ma mi pare ASSURDO collegare in modo esclusivo-omologato la scelta di avere figli a dei fattori economici.” Conosco madri che – dotate del santo spirito materno – hanno fatto salti mortali per crescere 5 figli. Credo che il desiderio di maternità vada oltre il conto economico. Mia sorella è un’insegnante precaria e ha due figli maschi. Non ha mai fatto il bilancio preventivo prima di decidere di avere figli. Credo che sia anche un po’ riduttivo e omologante ridurre tutto al denaro. Certo: per far vivere degnamente dei figli serve denaro, ma non è detto che chi ha denaro faccia figli. Il punto non è l’aspetto economico, ma le scelte di vita. Essere o non essere madre è una scelta che nasce dal profondo, dal sé, dal proprio percorso personale di vita, da come si è. Da ciò che si desidera davvero.

      • Hai 30 anni e non hai ancora un figlio,ti devi muovere cara ragazza si sente spesso dire, alla tua età avevo già te,senza pensare minimamente a quelle che possono essere le esigenze e le scelte individuali di una donna la quale spesso sente come forzatura,sembra che se non hai figli tuoi non sei una donna,così come del resto il figlio maschio se non ha figli non è un uomo. Sappiamo bene tutt* che parte tutto da molto lontano ma una campagna come questa poteva venire in mente solo a dei pidioti nazifascisti e rievoca al ventennio fascista per non parlare poi della clessidra che tiene in mano la ragazza per la propaganda che mi evoca Gabriele D’annunzio con la sua poesia la sabbia del tempo. Sarà un caso? Non lo so ma qua mi sa tanto che i presupposti per un ritorno al ventennio ci siano proprio tutti,alla faccia della libertà.

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    Parti di lui

    Sono un Dugongo spiaggiato.

    PALESTINE FROM MY EYES

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    paroladistrega

    BARBARA GIORGI

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