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Tutti gli articoli per il mese di novembre 2016

NON UNA DI MENO – Rete Antiviolenza Massa e Associazione Sabine di Montignoso (Massa Carrara)

Pubblicato 21/11/2016 da paroladistrega

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NON UNA DI MENO, 26 novembre 2016, evento nazionale contro la violenza di genere. Lo sappiamo, riguarda in primis la manifestazione a Roma. Ma precisiamo che all’evento nazionale sono collegati  eventi locali (moltissimi) autorizzati dal Comitato centrale (sottolineo “autorizzati”) e contenuti in un Portfolio-Mappa nazionale. Sarebbe meglio quindi  evitare sterili e inutili contestazioni sugli eventi locali, anche perché ci sono tante donne che non possono andare a Roma e vogliono comunque aderire all’Evento nazionale, portando il loro contributo  e anche la loro testimonianza. Non sono figlie di un dio minore.

A Massa (MS) la R.A.M. Rete Antiviolenza Massa (referenti la sottoscritta blogger Barbara Giorgi e la giornalista Angela Maria Fruzzetti) ha organizzato un evento locale in collaborazione con il centro antiviolenza Associazione Sabine di Montignoso (responsabile Giovanna Del Freo). L’ Evento R.A.M. e Associazione Sabine – NON UNA DI MENO Montignoso si terrà il 26 novembre, dalle ore 17.30, a Villa Schiff, Montignoso (Massa Carrara). Si tratta di un EVENTO informativo e artistico-culturale sul tema della LOTTA ALLA VIOLENZA DI GENERE, a sostegno della Manifestazione nazionale. Interverranno le Assessore P.O. di Montignoso e di Massa, referenti dei centri antiviolenza di Montignoso, Carrara e Sarzana e artiste locali.
L’invito è rivolto a tutte e tutti.

Questo nostro specifico evento R.A.M. e Ass. Sabine è ispirato a un approccio non separatista. Il separatismo donna-uomo può essere uno strumento, ma non un fine, come specificato nel  Comunicato SAREMO MAREA di NON UNA DI MENO nazionale

Estratto dal Comunicato NON UNA DI MENO Roma: “Per noi il separatismo è una pratica ed uno strumento necessario  per riconoscere e combattere la nostra oppressione, ma non lo assumiamo come fine della nostra lotta. Il nostro punto di arrivo è la libertà collettiva e individuale – mentale, fisica e di possibilità – da ciò che questa società patriarcale e neoliberista ci impone, contro la nostra volontà.

È per questo che la manifestazione sarà aperta dalle donne con i loro corpi liberi, la loro creatività e intelligenza. Seguirà il movimento transfemministaqueer e tutt* coloro che individuano nella fine della violenza maschile sulle donne e del patriarcato una priorità nel processo di trasformazione radicale dell’esistente. 

Il corteo sarà espressione di ciò che portiamo avanti ogni giorno con determinazione. Le condizioni perché tutte possano esprimersi e sentirsi a proprio agio le costruiamo insieme; nessuno spezzone di maschi e machisti in fondo, nessuno sbandieramento di identità partitiche e sindacali. Una vera e propria marea capace di invadere le strade di Roma e di imporre un nuovo ordine del discorso.”

Io personalmente, come femminista attivista e come una delle Referenti-Promotrici della nostra Rete locale R.A.M. credo che il SEPARATISMO non porti da nessuna parte nello specifico ambito della LOTTA ALLA VIOLENZA DI GENERE. Noi donne reclamiamo quotidianamente la presenza e l’impegno degli uomini in questo contrasto al cancro socio-culturale della violenza. Quindi ora, pretendere che gli uomini si facciano i “fatti loro”, mi pare alquanto INCOERENTE. Molto incoerente.

Il SEPARATISMO non porta da nessuna parte. Il femminismo deve camminare con i tempi. Fatevene e facciamocene una ragione. La lotta alla violenza di genere è un problema culturale: non appartiene solo all’impegno delle donne. Non deve essere esclusivamente un NOSTRO ONERE cambiare una società maschilista e misogina. Il 26 novembre non è “solo” una manifestazione femminista: è un evento enorme, grandioso contro la VIOLENZA DI GENERE.

E riguarda TUTTE E TUTTI. 

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Hillary Clinton non è femminista

Pubblicato 10/11/2016 da paroladistrega

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Certo, non abbiamo esultato del risultato sfornato dall’Election Day 2016. Precisiamo:  io non ho esultato, non so voi. Il mondo si ritrova ora con un “signore” misogino, razzista e alquanto miliardario a capo della prima potenza mondiale (il primato economico oggi è della Cina, ma gli USA… beh, sappiamo bene che sono l’ago della bilancia della politica internazionale).

L’alternativa a Donald Trump (partito repubblicano) era, lo sappiamo bene, Hillary Clinton (partito democratico).

Il day after però mi ha lasciata perplessa, non solo per i risultati delle elezioni, ma anche per i commenti social di varie amiche femministe: secondo loro, con Hillary Clinton alla Presidenza USA noi donne avremmo sfondato il c.d. “soffitto di cristallo”. Cioè: noi donne avremmo avuto un cammino più… come dire… femminista. Nella politica, in società. Hillary come una di noi, insomma.

State scherzando?  Ma stiamo parlando della stessa donna? 

No, perché se sento dire il suo nome, a me vengono in mente cose ben precise, che nulla hanno a che vedere con il FEMMINISMO (almeno quello che intendo io). Per dire:

  1. la signora fa politica da anni con il cognome del MARITO: certo, fare così è prassi made in U.S.A. Ma se una donna è una vera femminista deve rompere gli schemi e farsi strada con il proprio nome, le proprie forze, la propria faccia, senza essere perennemente “la moglie di…”
  2. La signora si è rivestita con l’abito bon ton da brava mogliettina durante e dopo lo “scandalo Lewinsky“. Si racconta che nella coppia ci furono  litigi (mi pare il minimo sindacale), ma in pubblico Hillary si mangiò la dignità in nome del Potere. Una femminista si sarebbe comportata così? Per noi femministe contano l’autodeterminazione, l’io sono mia. Prima di ogni altra cosa.
  3. La signora ha agito usando i medesimi strumenti di Potere che fanno parte del modus operandi della politica al maschile: con segreti più o meno celati, scoperti e ricoperti, ammessi e negati.

Una femminista vive così la politica?  No. Essere femminista significa percorrere strade difficili e ben lontane dal modo di agire della politica al maschile, significa uscire dagli schemi imposti. Noi femministe non siamo cloni del maschio.

Delle amiche mi hanno chiesto: “tu cosa avresti votato?” Odio l’astensionismo. Ma credo che non avrei votato il “meno peggio”. Per il bene del Pianeta, forse non vanno bene né il miliardario sessista, misogino e razzista, né la signora assetata di Potere e grande sostenitrice della guerra in Medio Oriente (già quando era Segretario di Stato, durante la presidenza di Obama). Non ce l’avrei fatta a votare il “meno peggio”. Sorry.

Ora c’è Trump. E certo non mi piace. Ma almeno non vedo Hillary Clinton come il simbolo della liberazione delle donne. 

Non basta essere donna per essere degna di rappresentare il femminismo. E Hillary Clinton rappresenta solo se stessa. 

Care amiche, il “soffitto di cristallo” va sfondato con una vera femminista. Sennò ci facciamo pure un gran male…

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BARBARA GIORGI

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