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Tutti gli articoli per il mese di gennaio 2017

#STOP #STUPROVIRTUALE

Pubblicato 19/01/2017 da paroladistrega

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Ormai sappiamo bene (purtroppo) cos’è lo STUPRO VIRTUALE, grazie anche ad articoli di giornaliste e blogger impegnate a dibattere sul tema (Nadia Somma, Luisa Betti Dakli e molte altre). Lo stupro virtuale non è sempre esistito. Lo dice la parola stessa: virtuale. Quindi, è collegato al mondo di internet. E, nello specifico, ai social come Facebook.

Lo stupro virtuale è attuato da coloro (uomini, ma sono segnalate anche donne admin di gruppi! Orrore!) che vomitano la loro violenza verbale su donne conosciute o sconosciute: ci sono quelli che postano la foto della compagna mentre dorme o quelli che postano la foto di una sconosciuta ritratta nel suo quotidiano, invitando il resto del gruppo a scagliarsi contro la “vittima”, esprimendo tutta la violenza possibile. Ho letto molti post di questi terribili gruppi Facebook: post portati alla luce in diversi articoli di giornali online, ma soprattutto segnalati dal blog il Maschio Beta (chapeau, caro Maschio Beta).

Ora vorrei fare una distinzione tra linguaggio sessista e linguaggio da stupro virtuale. Perché c’è differenza. E’ vero che sono strettamente collegati, è vero che il primo è l’anticamera del secondo, ma è anche vero che il secondo livello è una sorta di promessa di violenza, intenzione dichiarata e condivisa di violenza. A mio modesto parere, rappresenta l’evoluzione (o involuzione?) del linguaggio sessista.

Lo STUPRO VIRTUALE può costituire, a sua volta, l’anticamera dello STUPRO REALE.

Ma anche nel caso in cui lo stupro virtuale restasse fermo nella sua melma, senza procedere con azione concreta (ce lo auguriamo vivamente), vogliamo riflettere sull’incidenza terribile, sugli effetti che ricadono su ogni donna presa di mira?

  • La sua immagine pubblica  è usata, abusata e violentata
  • Il suo corpo è visto come un oggetto da usare e distruggere, ridotto solo ad alcune specifiche parti  (bocca, seno, vagina, etc) senza una completezza di essere umano
  • Non sono considerate le emozioni e le capacità relazionali della Persona
  • Non è considerata la sua posizione di Individuo nel contesto sociale (si mette alla gogna e le si nega il diritto-capacità di intendere e volere).

Tutto questo è opera del BRANCO VIRTUALE. Sottolineiamo questo tragico aspetto: non si tratta mai di un solo individuo (va da sé, perché siamo nel mondo dei social), ma di uno STUPRO VIRTUALE DEL BRANCO. IL BRANCO VIRTUALE è costituito da esseri che,  presi uno per uno, stanno sull’attenti se mamma li sgrida. Ma insieme… beh. Messi insieme sono tutti sedicenti Maschi Alpha. 

In tante abbiamo provato (illuse) a segnalare questi gruppi a Facebook, ma la risposta è sempre la stessa: “rispetta i canoni”. Ora, a me piacerebbe dare una letta al foglietto illustrativo dei loro “canoni”. Perché secondo questi  “canoni”, la foto di una donna che allatta è CENSURATA: i gruppi di stupro virtuale INVECE NO.

Prendiamone atto. FACEBOOK NON INTERVIENE IN MODO INCISIVO E DEFINITIVO SUL FENOMENO DEI GRUPPI DELLO STUPRO VIRTUALE. Allora, iniziamo a scrivere nelle nostre bacheche un POST comune e condiviso (donne e uomini, possibilmente):

#STOP  #STUPROVIRTUALE

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IL MIO ULTIMO LIBRO, SU TEMI DI GENERE: 

“IL QUADERNO DI JO”, Giovane Holden Edizioni, 2016

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Il Martello delle Streghe, 2017 d.C.

Pubblicato 12/01/2017 da paroladistrega

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Iniziamo male questo 2017: Ylenia, di Messina, bruciata dal fuoco sul 13% del corpo, probabilmente dall’ex fidanzato (lei tenta di discolparlo) e  Gessica, di Rimini acidificata dall’ex fidanzato e ora rischia di perdere la vista.

Del resto, sapevamo e sappiamo bene che finché sopravvive (e sopravviverà ancora a lungo) il modello di società patriarcale e misogina, sopravviverà anche la violenza sulle donne.

In genere, lo leggiamo dalla cronaca, l’atto finale di un percorso di violenza accade soprattutto durante o dopo delle rotture di relazioni di coppia (non d’amore... il termine “amore” deve essere proprio evitato-cancellato-abolito in simili situazioni). La violenza, dopo aver compiuto il suo percorso a “cerchio” esplode nell’azione ultima, eclatante: la sopraffazione (tentata o riuscita) della donna.

Per porre in essere l’ultimo atto della tragedia, il carnefice violento si avvale di metodi, strumenti, prodotti che sembrano suggeriti da un attuale, contemporaneo Malleus Maleficarum: “Il  Martello delle Streghe” del XV secolo, scritto da due frati domenicani, che indicava in modo dettagliato i metodi di tortura e morte per le c.d. streghe.

Streghe di ieri. Streghe di oggi.

Le streghe di ieri erano poste sotto accusa da tribunali della Santa Inquisizione e tra un interrogatorio e l’altro si procedeva con l’attuazione di torture “ingegnose”, messe a punto da veri “artisti” della sofferenza. Si poteva scegliere tra una varietà infinita di metodi di supplizio. C’era la tortura della corda, la “regina dei tormenti”: si legavano le mani della vittima dietro la schiena, poi le braccia erano portate in alto e legate a una carrucola. Spesso ai piedi si ponevano dei pesi. E si potevano dare “tratti” (strattoni, colpi) di corda per slogare le spalle. La vittima poteva rimanere così per ore.

Oppure c’era il dissanguamento: le accusate di stregoneria erano sfregiate sul viso e lasciate morire dissanguate, come forma di purificazione. Ma anche e soprattutto il fuoco era l’elemento di purificazione: così ecco l’ordalia del fuoco. 

E dopo le torture, se la vittima sopravviveva, la morte certa era data dal rogo: il fuoco purificatore che cancellava per sempre il corpo peccaminoso della condannata.

E le streghe di oggi? Chi sono le attuali streghe torturate e annientate? Forse non siamo noi femministe del “tremate tremate le streghe son tornate“. Forse sono quelle donne che vogliono riprendersi la propria vita, ottenere di nuovo la propria libertà, uscire da situazioni di costrizione, prigionia, violenza. Donne che dicono “no”. E per questo vengono “punite”.

Certo, il circuito della violenza non si può ridurre a un richiamo storico come quello delle accuse di stregoneria, ma può far riflettere su un piano antropologico. Penso alle ricerche etnografiche di Margaret Murray con la strega “gioiosa”, sessualmente libera, legata alla natura. Quella gioia e quella libertà che vorrebbero anche le moderne streghe.

Ma la gioia di vita e la libertà sono spesso soffocate. Per “punire” le streghe di oggi, c’è un Malleus Maleficarum anche nella nostra realtà contemporanea: non è un volume scritto da due frati domenicani, ma è un terribile codice comportamentale che fa parte del patriarcato più arcaico. Un codice che i violenti applicano come attuali inquisitori-torturatori, depositari di un potere auto-riconosciuto, auto-referenziale.

Questi sono uomini che non possiamo definire “malati”.

Personalmente, li vedo come espressione estrema e massima della società patriarcale: soggetti che rappresentano, esprimono, agiscono la violenza da sempre subita dalle donne. Soggetti che intendono stabilire e stabiliscono regole comportamentali, di pensiero, di sfera d’azione: limiti e delimitazioni, catene e gabbie mentali e fisiche. Soggetti che pretendono e credono di avere potere di vita e di morte sulle donne.

Il loro Malleus prescrive ancora l’aggressione fisica con calci e pugni,  mantiene l’uso di coltelli. Poi aggiunge acido e indica ancora l’uso del fuoco, ma con la benzina. Prodotti e strumenti di tortura e morte più attuali.

Questo è il Malleus Malficarum, 2017 d.C.

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BARBARA GIORGI

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