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I MASCHI SANGUISUGA

Pubblicato 26/05/2017 da paroladistrega

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Violenza di genere, notizie degli ultimi giorni.  A Vercelli, lui tenta di ucciderla a coltellate, usando una lama da 30 cm  e ferendola all’addome (ma lei  riesce a chiedere aiuto). A Segrate, lui le spara alla testa per strada e poi tenta il suicidio (lei è in condizioni disperate, lui è grave). E ancora: a Pesaro lui la prende a pugni e le rompe il setto nasale.

In tutti questi casi, la donna voleva separarsi dal marito.

Vorrei fare una riflessione.

Abbiamo capito da tempo che il femminicidio si verifica soprattutto quando una donna decide di chiudere una relazione con marito-compagno-fidanzato e lui non “accetta” tale decisione. Per riuscire a dare una spiegazione del terribile fenomeno del femminicidio, ci siamo post* mille domande, giungendo spesso alla conclusione della MATRICE PATRIARCALE, del “senso di possesso” dell’uomo sulla donna vista come un oggetto.

Io vorrei aggiungere qualcosa, perché ho una strana sensazione, un senso di disagio profondo quando penso a questi individui. Vedo dei maschi INCAPACI. Delle mezze persone. No, tranquille: non parlo di “malati mentali” o di “problemi psichici”. Piuttosto: nell’era globale della perfezione, della completezza, dell’affermazione sociale… io vedo maschi imperfetti che recitano la parte dell’uomo perfetto.

In pratica, credo che esistano maschi incapaci di vedersi con completezza, incapaci di autodefinirsi, incapaci di pensare a se stessi come persone, incapaci di affrontare la vita, incapaci di bastarsi, incapaci di essere uomini.

INCAPACI, INCOMPETENTI. MANCANTI DI UN “ME STESSO”.

Incapaci, sì. Perché è più facile succhiare energia, forza, vitalità. Da chi? Da una preda, da una vittima designata, da un essere da sfruttare. Da una donna.

Questi maschi succhiano sangue per sopravvivere. E quando la preda si sottrae al supplizio, non rimane che applicare la regola: “o mia o morta”.

Sono i MASCHI SANGUISUGA.

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IL MIO ULTIMO LIBRO, SU TEMI DI GENERE: 

“IL QUADERNO DI JO”, Giovane Holden Edizioni, 2016

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#PrayForManchester

Pubblicato 23/05/2017 da paroladistrega

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Sappiamo ormai tutt* cosa è successo ieri sera, a Manchester, dopo il concerto della cantante Ariana Grande, pop star americana: 22 vittime, la più piccola di soli 8 anni. Un attentato rivendicato dall’Isis.

Vorrei dire qualcosa a proposito di jihadismo autoctono. E, per evitare commenti stupidi, inizio specificando che sono laureata in Scienze della Formazione, indirizzo interculturale, a Firenze; sono certificata dalla Regione Toscana come formatrice e ho lavorato come formatrice interculturale. Ho amiche-amici musulmani e amo l’intercultura. Arrivo al dunque: la Politica organizza le MARCE, parla tanto di intercultura, twitta frasi politically correct… poi sul piano pratico c’è il NULLA. Io non ho partecipato alla marcia a Milano, perché la trovo inutile: per me è stata una presa in giro ed è servita solo ad alcuni per spadellare il messaggio “volemose bene”. Ma la realtà delle cose è diversa, il quotidiano è fatto di altro. Non abbiamo bisogno di teatrini, di musica e danze per le strade come se l’interculturalità si risolvesse in una sorta di sagra della cozza. C’è bisogno di POLITICHE INTERCULTURALI SERIE. C’è bisogno di intercultura nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei contesti sociali-di gruppo. L’ultima volta che ho presentato un progetto interculturale in una scuola superiore con presenza straniera, mi sono sentita rispondere che “non serve”. NON SERVE? L’intercultura non serve? Serve eccome. Solo di fronte a uno scambio interculturale reciproco, vero, costruttivo, privo di odio e risentimento, fatto di arricchimento reciproco… solo di fronte al CAMBIAMENTO, noi potremo affrontare l’odio del terrorismo. E il terrorismo non si combatte Occidente contro Oriente: va combattuto tra persone civili di qualsiasi etnia-religione contro l’odio, la strage, il terrore. Ora spetta alla Politica agire. Ora più che mai: evitate le marce e provvedete a fare leggi serie, se ne siete capaci. Sennò, se non ne avete la capacità e la competenza, chiedete a chi sa più di voi. Non parlo di me: la sociologia delle migrazioni, la politica interculturale hanno esponenti di pregio, studiosi di pregio. Io ho studiato sui libri di queste persone, ho imparato da Docenti universitari di alto livello. O agite ORA, subito…. oppure abbiate l’umiltà di dire che non siete in grado. L’Italia non sarà per sempre immune da ciò che sta capitando in altri Paesi.

Detto ciò, in questo momento il mio pensiero va alle VITTIME giovanissime e alle loro famiglie.

Inoltre.

Pubblico l’immagine che molti giovanissimi stanno diffondendo sui social: il simbolo del nastro a lutto, con le “orecchie” usate spesso da Ariana Grande. Per ricordare a tutti i FANATICI del mondo che  i giovani guardano avanti e che la musica è vita.

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Llamadme Bruja (“Chiamatemi Strega”)

Pubblicato 12/05/2017 da paroladistrega

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Questa ragazza è una giovane attrice, si chiama Anjelica Spanu e vive in Venezuela.

Oggi reciterà il mio monologo “Chiamatemi Strega” in lingua spagnola (Llamadme Bruja), durante un evento contro la violenza di genere, in Venezuela.

Dal sito EL DIARIO DE GUAYANA si legge che:

Ante la celebración del Día de las Madres, Buscadores de Libros, en su sede ubicada en la tienda Kioto del Centro Comercial Zulia, quiere rendir homenaje a todas las mujeres, invitando a la colectividad a dos conversatorios que se llevarán a cabo este viernes 12 de mayo a las 4 y las 5 de la tarde, sobre el tema de la violencia contra las mujeres.

Antes de cada conservatorio, la joven actriz Anjélica Spanu presentará el monologo de la escritora y feminista italiana Bárbara Giorgi, “Llamadme Bruja”.

(…)

Hagamos lo propio, aunque sea virtualmente, con la etiqueta #NiUnaMenos.”

E io dico: grazie.

#NONUNADIMENO    #NIUNAMENOS

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CAPITA A TUTTE

Pubblicato 26/04/2017 da paroladistrega

Rebloggo questo mio pezzo del 2015. Pensando allo “scherzo”  fatto alla cantante Emma Marrone. Tanto… CAPITA A TUTTE…

paroladistrega

Allaire Bartel - foto molestia sessuale - particolare Allaire Bartel – foto molestia sessuale – particolare

Sì, capita a tutte. Capita davvero a tutte. Giovani, meno giovani, dal nord al sud del mondo, di giorno o di notte. La molestia sessuale capita. Noi donne ci conviviamo:  come se fosse un’inevitabile tassa da pagare, quando veniamo al mondo. E per tutta la vita.

Ieri ho letto il post inserito da un’amica di Facebook nel gruppo di cui sono admin “WOMEN FOR  FEMINISM”

“https://www.facebook.com/groups/752216244840450/

Quel post parla di molestie verbali subite dalla ragazza in una mezza giornata: alcune frasi di valutazione  sul suo “balcone”, altre sul suo “pianterreno”.  A causa di un vestito rosso un po’ scollato? No. A causa della mente dei “cacciatori”: nella loro testa, c’è la preda. E l’amica FB scrive:Come mi sono sentita? Imbarazzata è un eufemismo,  di sicuro umiliata…”

Quel post mi ha fatto ricordare tanti momenti in cui sono stata anch’io…

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LA PANCHINA ROSSA DI LUCCA

Pubblicato 26/04/2017 da paroladistrega

LUCCA - CopiaHo molte amiche di Facebook che ammiro e stimo. Tra queste, c’è Daniela Grossi, Presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Lucca.

Ieri Daniela mi ha scritto in chat, chiedendomi un monologo da leggere durante la giornata, per un evento pubblico a Lucca, sulla sensibilizzazione alla lotta alla VIOLENZA SULLE DONNE. Le ho fatto avere il testo del mio monologo “La cornice vuota” (dal mio libro “Eva e altri silenzi” del 2014).

Ma cos’era esattamente questo evento di piazza? Lo lascio dire all’Associazione CITTA’ DELLE DONNE, organizzatrice dell’evento:

“Una semplice testimonianza per ribadire che la piazza San Salvatore, con la sua panchina rossa, è importante per i lucchesi. La panchina è stata messa dall’amministrazione comunale nel novembre scorso e segnala col suo rosso acceso, la lotta alla violenza contro le donne. Alcuni giorni fa questa panchina, non una panchina qualunque, è stata rovesciata ed è stato, simbolicamente, come se il percorso di crescita della nostra comunità verso una cultura più rispettosa ed accogliente per tutti e per le donne in particolare, avesse avuto una battuta d’arresto. La Città delle Donne questo pomeriggio intorno alla panchina ha voluto animare la piazza con brani poesie ma soprattutto con l’essere lì insieme, a dire che il gesto di pochi deve essere condannato, a evidenziare l’importanza dei simboli come una panchina dipinta, e dei luoghi per agire una cultura diversa proprio a ri-partire da oggi, 25 aprile.”
Queste donne hanno ragione. La violenza di genere non è esclusivamente quella compiuta sulle donne, ma è anche quella compiuta sui simboli della lotta antiviolenza. E i simboli – lo sappiamo bene – hanno un grande valore etico, sociale, culturale. Si parte dal “simbolico” per rinnovare, rieducare, rivoluzionare una società.
Purtroppo, c’è chi danneggia i nostri simboli, quelli della lotta alla violenza di genere.
Purtroppo, c’è chi li disprezza, chi li deride.
E  – simbolicamente – compie ulteriore violenza di genere.
Ma questo certo non ferma l’impegno quotidiano di noi tutte: lo sappiano bene tutti quei Maschi Alpha che calpestano donne e simboli, in nome di un patriarcato ormai destinato a sgretolarsi.
Esprimo la mia solidarietà a Daniela Grossi e all’Associazione Città delle Donne: mie care, adesso la vostra panchina rossa è il simbolo di un rinnovamento ancora più vivo, ancora più sentito, ancora più vissuto.
Avanti tutta…
Qui il  VIDEO dell’evento a Lucca
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LO STUPRO E L’URLO

Pubblicato 23/03/2017 da paroladistrega

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LO STUPRO E L’URLO. Se ci stuprano dobbiamo urlare, sennò non è stupro. Già ci controllavano la lunghezza della gonna, il colore delle mutande (rosso non va bene, perché i tori si infiammano), il movimento delle anche, l’ora in cui osiamo camminare da sole per strada (se facciamo turni di notte per lavoro, sono cazzi nostri). Ora hanno aggiunto anche l’URLO (SENTENZA TRIBUNALE DI TORINO).

Sì, un URLO. Tipo quello di Munch: dobbiamo respirare a pieni polmoni e gridare oltre i 100 decibel, sennò non vale. Non è stupro.

E non va bene dire che eravamo sotto shock, mute e immobili in quanto pietrificate dal terrore e dallo schifo. Non va bene. Se non gridiamo, se non ci dimeniamo… vuol dire che ci sta bene, che ci piace, che proprio non vedevamo l’ora che ci strappassero le mutande e ci violentassero.

Ci va bene così? A ME NO. Questa sentenza deve essere oggetto di interrogazione parlamentare. Toc toc: deputate e senatrici… agite.

URLATE!

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CARA RAI, LE DONNE NON SI SCELGONO

Pubblicato 21/03/2017 da paroladistrega

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Questa è la mia risposta  allo screenshot mandato in onda durante il programma di RAI1 “Parliamone sabato”, poi cancellato dal palinsesto dopo le proteste del web.

LE DONNE NON SI “SCELGONO”.

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Parti di lui

Sono un Dugongo spiaggiato.

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Generating a fearless and humanising narrative on Palestine!

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BARBARA GIORGI

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È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza.

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