Cara Rai, nessuna scusa

Pubblicato 20/03/2017 da paroladistrega

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Bella eh la Barbie? Ammettiamolo, ci abbiamo giocato un po’ tutte. Solo che alcune, come me, hanno giocato pure con il pallone, i soldatini, le pistole, i Lego. La Barbie è stata per anni il modello della “donna perfetta”, quella che tutti gli uomini avrebbero voluto accanto. A me è sempre piaciuta, lo ammetto, ma sono stata educata a guardare oltre, a capire che non sono una bambola, ma una Persona. Oggi la Barbie è un mito, ma  noi donne sappiamo di essere ben altro  rispetto a una bambola perfetta, levigata.

NOI DONNE (non tutte) LO SAPPIAMO.  MA LA RAI LO SA?

Sabato scorso (leggo articoli  su questa notizia, perché io la Tv la guardo ben poco), Mamma Rai ha deciso di mandare in onda un “bel programma”: esattamente, la rubrica PARLIAMONE SABATO con Paola Perego, su RAI1 . Si è discusso dei ‘Motivi per scegliere una fidanzata dell’est’, con tanto di lista. MERAVIGLIOSO, direi. A me piace molto il punto 4 della lista: “SONO DISPOSTE A FAR COMANDARE IL LORO UOMO”. Ma dice la mia amica Elvira che, effettivamente, anche il punto 6 “NON FRIGNANO” non è da sottovalutare.

Una tonnellata di STEREOTIPI MISOGINI in 6 punti. Ed è nata la bufera mediatica: giustamente, direi.

Ma proviamo a riflettere brevemente su due aspetti del problema:

1) AMBITO CULTURALE. Vengono riproposti stereotipi allucinanti sulla donna, riconducendola a merce in vendita, esposta su un bancone. Tipo tranci di bue dal macellaio. “Vuoi il petto o la coscia?” “Vuoi la bionda o la mora?” “La vuoi silente e accondiscendente oppure ogni tanto può dire una parola?” “La vuoi dell’est che è più sexy e non indossa mai la tuta?” “Ma le unghie laccate con i brillantini o color rosso passione?” Donne come oggetti, donne da valutare da parte del pubblico-consumatore-maschio. Al Maschio Alfa la scelta. Spetta sempre a lui effettuare una valutazione sulla donna, ridotta a corpo inanimato, con una mente assoggettata e posizionabile su comandi on-off: opzioni parla-cammina-mangia-faisesso.

2) AMBITO DELLA COMUNICAZIONE DI MASSA. Partiamo dal principio indiscutibile che la Rai è servizio pubblico e non un blog o un gruppo FB di misogini. E la Rai ha sottoscritto documenti sul rispetto della dignità della donna, proprio perché responsabile dell'”educazione delle masse”. Allora, di fronte a messaggi misogini-sessisti diffusi da Mamma Rai, non credo proprio che bastino delle scuse. Si dovrebbero letteralmente eliminare i programmi che non rispettano principi sulla PARITA’ DI GENERE E LA DIGNITA’ DELLE DONNE. E  si dovrebbero comunque utilizzare autori con adeguate conoscenze in ambito sociologico (non si rappresenta la donna anni 50 sottomessa come se fosse un aspetto positivo, ma si rappresenta la donna del 2017 considerando che gli aspetti positivi non sono il “sexy” e il sottostare ai comandi maschi).

Concludo, rivolgendomi alla PRESIDENTE RAI:  Gent.ma Monica Maggioni, quei minuti di tv su RAI 1  non sono stati un “ERRORE FOLLE”, ma  un ERRORE MISOGINO E SESSISTA. Non è un ERRORE riconducibile a follia, ma a subcultura: quella che invalida le battaglie e l’impegno quotidiano delle donne. Cara Presidente, a me non bastano le scuse. Sono state offese TUTTE LE DONNE: dell’est, dell’ovest, del nord, del sud.

PS: vengo a sapere or ora ascoltando RTL che la RAI ha deciso la sospensione del programma “Parliamone sabato”. E poi dicono che il popolo del web non ha potere ed è composto solo da lobotomizzati. Beh. Orgogliosa di essere blogger e di far parte del popolo del web. 

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8 marzo. Chiamatemi strega.

Pubblicato 07/03/2017 da paroladistrega

Evento Roma

Mi arriva la notifica di “richiesta di messaggi” su Facebook. Mi scrive Katherina. Dice che le donne del Municipio Roma IV vorrebbero il  consenso per utilizzare il mio monologo “Chiamatemi strega”, alla biblioteca Aldo Fabrizi. L’8 marzo.

Il mio nome insieme a nomi di grandi donne e artiste, come Alda Merini e Serena Dandini.

Certo. Avete il mio consenso.

Viva la Giornata internazionale dei diritti delle donne.

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Lotto Marzo a Roma: Sciopero globale delle donne

Pubblicato 04/03/2017 da paroladistrega

Non una di meno

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SE LE NOSTRE VITE NON VALGONO
ALLORA SCIOPERIAMO!

CORTEO ORE 17.00: PARTENZA DAL COLOSSEO

A Roma come in moltissime città d’Italia e del mondo, il prossimo 8 marzo sarà l’occasione per riprenderci questa giornata di lotta: una giornata in cui sperimentare e praticare forme di blocco della produzione e della riproduzione sociale, reinventando lo sciopero come vera e propria pratica femminista a partire dalle forme specifiche di violenza, discriminazione e sfruttamento che viviamo quotidianamente, 24 ore al giorno, in ogni ambito della vita, che sia pubblico o privato.

Tutti gli appuntamenti della giornata:

h 8 via di casal boccone 188/190
NON UNA DI MENO, NESSUNA DA SOLA!
presidio delle lavoratrici Almaviva contro i licenziamenti

h 9 Piazza San Cosimato per raggiungere insieme il Miur (Trastevere)
SCUOLA LIBERA TUTT*
Piazza della Formazione alle differenze, contro la “buona scuola” e i suoi decreti attuativi.

h 10 Regione Lazio –…

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8 punti per l’8 marzo: Non un’ora meno di sciopero!

Pubblicato 26/02/2017 da paroladistrega

8 marzo. NON UNA DI MENO invita allo SCIOPERO DALLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE E RIPRODUTTIVE. A me il termine “sciopero” non piace in relazione all’attività riproduttiva, ma rebloggo perché comunque trattasi di un’importante iniziativa femminista, a livello internazionale.

Non una di meno

_dsc5448-copia8 punti per l’8 marzo. È questa la piattaforma politica formulata dalle 2000 persone riunite in assemblea nazionale a Bologna il 4 e 5 febbraio, che hanno proseguito il lavoro sul piano femminista antiviolenza e stanno organizzando lo sciopero delle donne dell’8 marzo che coinvolge diversi paesi nel mondo. I punti esprimono il rifiuto della violenza di genere in tutte le sue forme: oppressione, sfruttamento, sessismo, razzismo, omo e transfobia.

L’8 marzo quindi incrociamo le braccia interrompendo ogni attività produttiva e riproduttiva: la violenza maschile contro le donne non si combatte con l’inasprimento delle pene ‒ come l’ergastolo per gli autori dei femminicidi in discussione alla Camera ‒ ma con una trasformazione radicale della società. Scendiamo in strada ancora una volta in tutte le città con cortei, assemblee nello spazio pubblico, manifestazioni creative.

Scioperiamo per affermare la nostra forza. Ribadiamo ancora una volta la richiesta a tutti i sindacati di…

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Abusi sessuali, in tribunale le vittime non trovano né giustizia né solidarietà

Pubblicato 22/02/2017 da paroladistrega

Signora non sarà mica di primo pelo lei? Queste sono le parole che un  giudice ha rivolto a una donna, vittima di stupro, colta da un attacco di panico mentre testimoniava.  Eppoi ci sono quei magistrati che giudicano “seduttivi” i comportamenti di bambine, anche di 4 anni, vittime di stupro.

Convengo del 15 febbraio 2016 D.i.RE Donne in Rete

Nel luogo che  dovrebbe  restituire  dignità alle vittime di violenza spesso si consuma il tradimento della fiducia nella giustizia. Vergognose sentenze  girano le spalle alla ragione e alla  legge, lasciando impunito chi si macchia di stupri, perchè sono fondate su  stereotipi e pregiudizi  che appannano la libertà di giudizio di magistrati  non adeguatamente formati e, loro malgrado, portatori sani di sessismo.

Il 15 febbraio scorso  a Firenze, durante il convegno La legge contro la violenza sessuale vent’anni dopo organizzato da D.i.Re donne in rete contro la violenza, in collaborazione con Artemisia e il Cismai, si è fatto il punto…

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#STOP #STUPROVIRTUALE

Pubblicato 19/01/2017 da paroladistrega

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Ormai sappiamo bene (purtroppo) cos’è lo STUPRO VIRTUALE, grazie anche ad articoli di giornaliste e blogger impegnate a dibattere sul tema (Nadia Somma, Luisa Betti Dakli e molte altre). Lo stupro virtuale non è sempre esistito. Lo dice la parola stessa: virtuale. Quindi, è collegato al mondo di internet. E, nello specifico, ai social come Facebook.

Lo stupro virtuale è attuato da coloro (uomini, ma sono segnalate anche donne admin di gruppi! Orrore!) che vomitano la loro violenza verbale su donne conosciute o sconosciute: ci sono quelli che postano la foto della compagna mentre dorme o quelli che postano la foto di una sconosciuta ritratta nel suo quotidiano, invitando il resto del gruppo a scagliarsi contro la “vittima”, esprimendo tutta la violenza possibile. Ho letto molti post di questi terribili gruppi Facebook: post portati alla luce in diversi articoli di giornali online, ma soprattutto segnalati dal blog il Maschio Beta (chapeau, caro Maschio Beta).

Ora vorrei fare una distinzione tra linguaggio sessista e linguaggio da stupro virtuale. Perché c’è differenza. E’ vero che sono strettamente collegati, è vero che il primo è l’anticamera del secondo, ma è anche vero che il secondo livello è una sorta di promessa di violenza, intenzione dichiarata e condivisa di violenza. A mio modesto parere, rappresenta l’evoluzione (o involuzione?) del linguaggio sessista.

Lo STUPRO VIRTUALE può costituire, a sua volta, l’anticamera dello STUPRO REALE.

Ma anche nel caso in cui lo stupro virtuale restasse fermo nella sua melma, senza procedere con azione concreta (ce lo auguriamo vivamente), vogliamo riflettere sull’incidenza terribile, sugli effetti che ricadono su ogni donna presa di mira?

  • La sua immagine pubblica  è usata, abusata e violentata
  • Il suo corpo è visto come un oggetto da usare e distruggere, ridotto solo ad alcune specifiche parti  (bocca, seno, vagina, etc) senza una completezza di essere umano
  • Non sono considerate le emozioni e le capacità relazionali della Persona
  • Non è considerata la sua posizione di Individuo nel contesto sociale (si mette alla gogna e le si nega il diritto-capacità di intendere e volere).

Tutto questo è opera del BRANCO VIRTUALE. Sottolineiamo questo tragico aspetto: non si tratta mai di un solo individuo (va da sé, perché siamo nel mondo dei social), ma di uno STUPRO VIRTUALE DEL BRANCO. IL BRANCO VIRTUALE è costituito da esseri che,  presi uno per uno, stanno sull’attenti se mamma li sgrida. Ma insieme… beh. Messi insieme sono tutti sedicenti Maschi Alpha. 

In tante abbiamo provato (illuse) a segnalare questi gruppi a Facebook, ma la risposta è sempre la stessa: “rispetta i canoni”. Ora, a me piacerebbe dare una letta al foglietto illustrativo dei loro “canoni”. Perché secondo questi  “canoni”, la foto di una donna che allatta è CENSURATA: i gruppi di stupro virtuale INVECE NO.

Prendiamone atto. FACEBOOK NON INTERVIENE IN MODO INCISIVO E DEFINITIVO SUL FENOMENO DEI GRUPPI DELLO STUPRO VIRTUALE. Allora, iniziamo a scrivere nelle nostre bacheche un POST comune e condiviso (donne e uomini, possibilmente):

#STOP  #STUPROVIRTUALE

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Il Martello delle Streghe, 2017 d.C.

Pubblicato 12/01/2017 da paroladistrega

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Iniziamo male questo 2017: Ylenia, di Messina, bruciata dal fuoco sul 13% del corpo, probabilmente dall’ex fidanzato (lei tenta di discolparlo) e  Gessica, di Rimini acidificata dall’ex fidanzato e ora rischia di perdere la vista.

Del resto, sapevamo e sappiamo bene che finché sopravvive (e sopravviverà ancora a lungo) il modello di società patriarcale e misogina, sopravviverà anche la violenza sulle donne.

In genere, lo leggiamo dalla cronaca, l’atto finale di un percorso di violenza accade soprattutto durante o dopo delle rotture di relazioni di coppia (non d’amore... il termine “amore” deve essere proprio evitato-cancellato-abolito in simili situazioni). La violenza, dopo aver compiuto il suo percorso a “cerchio” esplode nell’azione ultima, eclatante: la sopraffazione (tentata o riuscita) della donna.

Per porre in essere l’ultimo atto della tragedia, il carnefice violento si avvale di metodi, strumenti, prodotti che sembrano suggeriti da un attuale, contemporaneo Malleus Maleficarum: “Il  Martello delle Streghe” del XV secolo, scritto da due frati domenicani, che indicava in modo dettagliato i metodi di tortura e morte per le c.d. streghe.

Streghe di ieri. Streghe di oggi.

Le streghe di ieri erano poste sotto accusa da tribunali della Santa Inquisizione e tra un interrogatorio e l’altro si procedeva con l’attuazione di torture “ingegnose”, messe a punto da veri “artisti” della sofferenza. Si poteva scegliere tra una varietà infinita di metodi di supplizio. C’era la tortura della corda, la “regina dei tormenti”: si legavano le mani della vittima dietro la schiena, poi le braccia erano portate in alto e legate a una carrucola. Spesso ai piedi si ponevano dei pesi. E si potevano dare “tratti” (strattoni, colpi) di corda per slogare le spalle. La vittima poteva rimanere così per ore.

Oppure c’era il dissanguamento: le accusate di stregoneria erano sfregiate sul viso e lasciate morire dissanguate, come forma di purificazione. Ma anche e soprattutto il fuoco era l’elemento di purificazione: così ecco l’ordalia del fuoco. 

E dopo le torture, se la vittima sopravviveva, la morte certa era data dal rogo: il fuoco purificatore che cancellava per sempre il corpo peccaminoso della condannata.

E le streghe di oggi? Chi sono le attuali streghe torturate e annientate? Forse non siamo noi femministe del “tremate tremate le streghe son tornate“. Forse sono quelle donne che vogliono riprendersi la propria vita, ottenere di nuovo la propria libertà, uscire da situazioni di costrizione, prigionia, violenza. Donne che dicono “no”. E per questo vengono “punite”.

Certo, il circuito della violenza non si può ridurre a un richiamo storico come quello delle accuse di stregoneria, ma può far riflettere su un piano antropologico. Penso alle ricerche etnografiche di Margaret Murray con la strega “gioiosa”, sessualmente libera, legata alla natura. Quella gioia e quella libertà che vorrebbero anche le moderne streghe.

Ma la gioia di vita e la libertà sono spesso soffocate. Per “punire” le streghe di oggi, c’è un Malleus Maleficarum anche nella nostra realtà contemporanea: non è un volume scritto da due frati domenicani, ma è un terribile codice comportamentale che fa parte del patriarcato più arcaico. Un codice che i violenti applicano come attuali inquisitori-torturatori, depositari di un potere auto-riconosciuto, auto-referenziale.

Questi sono uomini che non possiamo definire “malati”.

Personalmente, li vedo come espressione estrema e massima della società patriarcale: soggetti che rappresentano, esprimono, agiscono la violenza da sempre subita dalle donne. Soggetti che intendono stabilire e stabiliscono regole comportamentali, di pensiero, di sfera d’azione: limiti e delimitazioni, catene e gabbie mentali e fisiche. Soggetti che pretendono e credono di avere potere di vita e di morte sulle donne.

Il loro Malleus prescrive ancora l’aggressione fisica con calci e pugni,  mantiene l’uso di coltelli. Poi aggiunge acido e indica ancora l’uso del fuoco, ma con la benzina. Prodotti e strumenti di tortura e morte più attuali.

Questo è il Malleus Malficarum, 2017 d.C.

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BARBARA GIORGI

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È un gesto concreto dedicato a tutte le donne vittime di violenza.

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BARBARA GIORGI